La campana d’Islanda – Che romanzo superbo!


 

di Marco Freccero.

Pubblicato il 20 novembre su questo blog.

 

 

Oggi ce ne andiamo in Islanda per parlare di uno dei migliori romanzi letti quest’anno: “La campana d’Islanda” dello scrittore Halldòr Laxness (Nobel della letteratura nel 1955).

Buona lettura e buona visione!

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La campana d’Islanda” è il titolo del romanzo dello scrittore islandese Halldór Laxness, edito da Iperborea. La traduzione è a cura di Alessandro Storti.
Laxness vinse il Nobel nel 1955. E oggi parlerò di questo libro.

Questo romanzo l’ho letto assieme, a distanza, a Clara Schumann del canale omonimo. Qui sotto trovi il link al suo canale.

 

Clara Schumann.

Siamo alla fine del Seicento, uno dei periodi più cupi per l’Islanda. Manca persino la corda per legare il pesce pescato. Ai ladri si mozzano le mani, si marchiano a fuoco, si taglia la testa oppure la lingua. Le donne invece sono annegate.

La miseria è così grande che la farina coi vermi è considerata una benedizione, ma anche essere fustigati, o puniti è una piccola manna. Perché il reo potrà così suscitare la compassione degli altri abitanti di questa isola senza speranza.

Tre sono i protagonisti di questo romanzo: il bifolco Jón Hreggvidsson, un uomo che non ha peccati perché è un malvivente onesto.
Una fanciulla bella come solo gli elfi sanno essere, chiamata Snefridur; e Arnas Arnaeus. Costui è un islandese che ha però i favori del re di Danimarca.

Cosa c’entra la Danimarca con l’Islanda? Semplice: sino al 1944 l’Islanda è stata governata dal reame danese. In quell’anno diventa indipendente.

Il bifolco all’inizio del romanzo accompagna il boia del re di Danimarca che deve requisire tutto l’ottone e il rame d’Islanda per ricostruire Copenaghen distrutta dalla guerra. La campana d’Islanda non sfugge al destino, e viene fatta a pezzi. Dopo qualche giorno il bifolco viene accusato di aver insultato il re, e per questo viene convocato, processato e frustato.

Si trova disteso sul giaciglio del proprio tugurio quando arrivano i signori. Il parroco, il vescovo, la fanciulla bella come un elfo di nome Snefridur, e l’inviato del re: Arnas Arnaeus.

Costui ha uno scopo: passare a setaccio tutte le case per recuperare ogni frammento delle antiche opere islandesi, le saghe insomma, e portarle al sicuro in Danimarca.

In quella catapecchia trova alcuni preziosi frammenti di un’antica opera. L’acquista, per portarla a Copenaghen.

Purtroppo il boia viene trovato morto in uno stagno, e chi è che viene accusato? Il bifolco, esatto. Viene arrestato, processato e condannato a morte.

Un’esecuzione che non ci sarà mai.

Questo capolavoro di Laxness si sviluppa non solo in terra d’Islanda, ma anche in Olanda, in Germania, dove il bifolco fa a botte anche con un morto. Infine in Danimarca.

È un’avventura che spesso strappa il sorriso, con questo bifolco che riesce sempre a cavarsela e che recita brani delle antiche saghe. È anche una storia di amore tra la fanciulla e Arnas Arnaeus. Ma come tutti i grandi libri, è molto di più.

Perché è una storia sulla libertà: di questa ragazza, Snefridur, che pur di fare una scelta sua, quindi davvero libera, sceglie di sposarsi a un uomo che è l’ultima scelta d’Islanda, un ubriacone che la tradisce. Ma lei lo accudisce, lo accoglie sempre. Restando fiera e libera.

È soprattutto una storia sull’Islanda, e tu potresti pensare: Be’, lo scrittore è islandese, tutto è ambientato in Islanda con personaggi islandesi…
Non è solo per questo.

Se il simbolo dell’Islanda che dà il titolo al romanzo viene distrutto, e tutto pare perduto (a un certo punto sull’isola arriverà anche il vaiolo), i 3 personaggi della storia sono emozionanti perché, ciascuno a modo suo, difendono con le unghie e coi denti il loro essere islandesi.

Chi conservando le antiche saghe; chi reclamando e difendendo la propria libertà. Chi sopravvivendo a ogni costo, adattandosi alla forza che in quel momento gli sta davanti, come il bifolco, senza mai rinunciare a qualche brano delle antiche saghe, e all’ironia.

Questi personaggi sono i volti dell’Islanda, sono essi che la esprimono e la ribadiscono con orgoglio, di fronte a un mondo che li disprezza.

I simboli fatti dagli uomini sono distrutti?
Ci sono altri elementi, più intimi e forti, che permettono a un popolo vicino all’abisso di resistere, e di rialzare la testa.

Chi ama l’Islanda, adorerà questo libro.

Alla prossima e: Non per la gloria ma per il pane!

9 pensieri su “La campana d’Islanda – Che romanzo superbo!

  1. Come fai a trovare autori e titoli così poco conosciuti eppure così particolari? Quale strumento usi, moderno rabdomante? 😉
    Comunque è molto lontana l’Islanda, è vicino a Padova l’Islanda! Come disse un bambino allo Zecchino d’oro molti anni fa… 😀

    "Mi piace"

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