Elena Ferro, scrittrice: Il mio obiettivo è la trasformazione


 

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di Marco Freccero. Pubblicato il 25 novembre 2019.

 

 

 

Oggi un’intervista alla scrittrice Elena Ferro. Quattro chiacchiere su scrittura, lettura e sul suo prossimo romanzo.

Buona lettura.

Chi o che cosa ti ha fatto venire voglia di scrivere? Perché non ti sei limitata a leggere?

Ciao Marco, mi ha fatto molto piacere ricevere la tua mail con la richiesta di intervista, ti chiedo scusa se ci ho messo un po’ a rispondere ma volevo farlo con la massima attenzione e in questo periodo il tempo mi manca tanto.

Allora, cominciamo!

Rispondo alla tua prima domanda: ho un ricordo, legato alla scuola elementare. La mia condizione sociale mi impediva di fare esperienze di norma accessibili ai miei compagni di classe. Cinema, giostre, vacanze. Le domeniche o i pomeriggi a casa da sola con mia sorella li passavo a sognare. La mia immaginazione prendeva strade sempre nuove e si lasciava suggestionare da immagini, parole appena accennate su paesaggi o esperienze, sulle quali costruivo storie, le mie storie.

Leggere non mi bastava, dovevo generare una mia realtà fantastica. E ci riuscivo bene! Le mie storie erano così veritiere che in classe ci credevano tutti, fino a quando la maestra, insospettita, ne ha parlato con mio padre. Non si è arrabbiato, anzi, credo che ne abbia sofferto. Era il mio modo di reagire alla difficoltà e forse su questo si è concentrato e non sulla mia vena scrittoria. Peccato. Se l’avesse compresa prima, mi avrebbe di sicuro incoraggiata.

 

Chi plana sul tuo blog, Volpi che camminano sul ghiaccio, trova una sezione “Pubblicazioni” che illustra la tua produzione. Vale a dire: romanzi (“Così passano le nuvole”); racconti; un diario di viaggio (“Il futuro di Cuba c’è”); un manuale per parlare in pubblico (“Tecniche di oratoria”). E allora: definisci che cosa rappresenta per te scrivere.

Se avessi tempo, trovereste molto di più! Le idee non mi mancano. Scrivere per me è evasione, generazione di luoghi immaginari che vorrei si concretizzassero nella realtà.

copertina tecniche di oratoria

 

Scrivo per cambiare il mondo che ho intorno a me e per far defluire la quantità di immagini e pensieri che mi porto dentro in modo costruttivo. Scrivere è il mio modo di stare al mondo

copertina il futuro di cuba c'è

 

Scrivere è un’arte che si impara con tanta pratica e tantissima teoria (cioè: si deve leggere moltissimo): ma quanto un blog può essere davvero utile? Non è preferibile scrivere storie, e basta, invece di spremersi la testa per sfornare post? 

La scelta di tenere e aggiornare un blog è qualcosa di più che un semplice esercizio di scrittura, anche se da quando l’ho aperto ho imparato moltissimo, sulla grammatica, sulla sintassi e anche sulla sintesi 🙂

Si tratta di tenere relazioni che meritano attenzione e che hanno bisogno di cura esattamente come quelle nel mondo reale.

Un blog è una comunità di persone che si riunisce intorno a un tema e che poi pian piano svela parti di sé che altrimenti non vedresti.

Si creano rapporti, amicizie, a volte anche rotture e incomprensioni. Tra i miei lettori ci sono persone che non hanno apprezzato qualcuna delle mie pubblicazioni eppure sono ancora lì. Questo è il bello delle Volpi, la nostra diversità.

Il mio blog usa la scrittura per comunicare, ma la sua finalità è un’altra

Sei una sindacalista, quindi impegnata su quel “fronte” che da anni vede il lavoro e i suoi diritti messi in discussione, ridisegnati, compressi (cancellati?). Puoi spiegarci come il tuo lavoro influenza la tua visione del mondo quando scrivi?

Ti ringrazio per questa domanda. La scrittura è per me uno degli strumenti di cambiamento della società che ho a disposizione. Penso sempre, forse con una certa presunzione, che ciò che scrivo possa toccare qualche corda. Emozioni, pensieri, sentimenti, idee.

Nelle mie storie tratto le tematiche di attualità che più mi appassionano e che sento urgenti. L’emancipazione femminile, l’immigrazione, il lavoro. Nel blog invece metto a disposizione la mia esperienza per costruire una coscienza del ruolo dello scrittore nella società e più in generale dei produttori di cultura sotto ogni forma. In una società sempre più ignorante, queste professionalità vanno salvaguardate e valorizzate. Invece troppo spesso sono svilite. Anche questo è un modo di fare sindacato, secondo me.

Quando un obiettivo è grande, ogni mezzo lecito va esperito. Il mio obiettivo è la trasformazione secondo giustizia della società. Per una persona piccola come me una meta come questa si puo’ raggiungere solo compiendo un passo alla volta. E usando gli strumenti adeguati, quelli capaci di raggiungere più persone possibili.

Come guardi all’autopubblicazione?

Piuttosto laicamente. Credo sia un ottimo strumento per pubblicare testi che altrimenti il mercato editoriale non pubblicherebbe. Non necessariamente perché non siano validi ma magari perché trattano temi che in quel momento non interessano.

Oggi gli editori del dopoguerra non esistono più. La spinta ideale, la voglia di fare Cultura, è sempre meno cogente e cede il passo ad altre logiche che sono strettamente di mercato.

Il self publishing è una risposta al restringimento delle opportunità. Tuttavia puo’ diventare una lama a doppio taglio: non avendo alcun filtro alla pubblicazione molti testi pubblicati in questo modo sono davvero pessimi e mal confezionati. In buona sostanza, se uno scrittore si approccia al self come ad una scorciatoia per dire ‹Ho pubblicato un libro› compie una scelta deleteria per sé e per la letteratura in generale. Se invece ci lavora seriamente, investendo risorse, tempo e intelligenze anche facendosi aiutare da professionisti, come molti autori che pubblicano in self fanno e so che tu sei tra questi, allora il risultato non puo’ che essere positivo. Con il vantaggio di avere il controllo del processo. Con certe case editrici, un obiettivo inarrivabile

Chi è la prima persona che legge quello che scrivi?

Il mio compagno. Ma solo perché lo obbligo a farlo. E’ dura vivere con una che appena ha un secondo libero si attacca al computer per scrivere di qualunque cosa le passi per la testa

Georges Simenon temperava tutte le sue matite, prima di iniziare a scrivere, e sottoponeva moglie e figli a un controllo medico per evitare che si ammalassero mentre era al lavoro su Maigret. E tu? Come avviene il tuo processo di scrittura?

Ti deluderò ma non ho alcun rituale tipico. Semplicemente faccio lo slalom negli impegni della giornata per riuscire a raggiungere la mia scrivania per almeno mezz’ora e poi immergermi nella scrittura. Quando accade, non penso che a questo. Un vantaggio inestimabile per una con la testa sempre piena dei guai degli altri e dei suoi…

Molti affermano che si debba creare una sorta di «lettore ideale», e scrivere avendo in testa proprio lui (o lei). E tu, lo fai? Scrivi avendo in testa un preciso lettore?

No. Scrivo le mie storie e spero di incontrare qualcuno che possa apprezzarle

Quanto di quello che scrivi finisce con l’essere scartato?

Pochissimo. Non butto via nulla. Le cose che scrivo restano lì tutto il tempo che serve. Se non trovo subito il modo di utilizzarle, dopo un po’ ci torno sopra e le rinverdisco. Sono parte di me e trovo sempre il modo di tenerle in vita

Secondo alcuni, la stagione d’oro del libro, cartaceo o digitale che sia, è finita da tempo. La narrazione ormai è affidata a cinema e serie televisive. Quindi ti domando: come vivi queste trasformazioni? Sei indifferente, preoccupata, oppure incuriosita?

Alcune serie tv mi piacciono molto e le seguo con grande interesse. Ma non me la sento di assegnare loro alcuna primazia rispetto alle storie che leggo nei libri, per mille ragioni. La più importante è che un libro mi porta con sé, mi rapisce e mi trascina in un mondo che io stessa posso immaginare. Le serie sono in fondo storie cucinate per metà per chi ne fruisce. Preferisco fare il lavoro sporco e immaginare io stessa in personaggi e le ambientazioni come li percepisco e come ho bisogno che siano, non come devono essere per volontà dell’autore.

Parlaci delle influenze letterarie che hai avuto, degli scrittori che ami.

Sono affascinata da Dostoevskij, Verga, Amado, Saramago. Ma anche da Primo Levi, Silone, Pratolini, Deledda. E Tolkien. Il suo ‹Il signore degli anelli› è insuperato come fantasy.

Se ti stai chiedendo come mai cito solo autori d’antan, beh… Leggo anche i moderni, ovvio. Ma come per ogni cosa c’è un periodo della nostra vita in cui siamo particolarmente ricettivi. Ciò che ho conosciuto in quel periodo, che per me è rappresentato dal decennio tra i venti e i trent’anni, mi ha influenzato in modo molto profondo e lo stesso ha fatto con la mia scrittura. Ma questo in definitiva è meglio che lo confermino i miei lettori…

Stai lavorando a un nuovo romanzo che ha il titolo provvisorio di “Càscara”. Ti sei affidata a una delle più capaci editor italiane, Chiara Beretta Mazzotta. Innanzitutto: è “dura” fidarsi di un’altra persona? Cosa impari da questo rapporto?

Sono una persona molto istintiva e Chiara mi ha fatto subito una buona impressione. Quando un’autrice cerca un aiuto per migliorare il proprio testo ha bisogno di affidarsi a qualcuno di cui si può fidare completamente. Ci sono molti farabutti in giro, è difficile trovare qualcuno che faccia per noi. Il mio lavoro con Chiara è ancora in corso, ma per ora sono soddisfatta. Cercavo una professionalità solida, non qualcuno che mi battesse una mano sulla spalla. Ho trovato Chiara e in questi mesi ho imparato ad accettare le critiche e a discutere con lei le soluzioni. Mi ha detto con chiarezza cosa non andava nel primo testo e cosa invece sì, io ci ho riflettuto, ho accettato le cose che riconoscevo come vere mentre quelle che non sentivo mie abbiamo convenuto di lasciarle andare. In fondo un testo deve rappresentarci completamente, non può essere stravolto. Un equilibrio molto difficile da mantenere, chissà se ci sono riuscita. Non vedo l’ora di scoprirlo.

Puoi spiegarci, a grandi linee, di che cosa parlerà il tuo prossimo romanzo “Càscara”?

Càscara è un piccolo borgo di pescatori dell’Italia degli anni settanta, dove un emigrante argentino fuggito dal suo paese cerca l’occasione per ricominciare una vita come comandante di una goletta.

Qui incontra una non più giovane maestra di scuola che si oppone con tutte le sue forze alla chiusura decisa dal Ministero dell’unica scuola di Càscara. I suoi allievi sono bambini strappati alla strada e al duro lavoro dei campi e tra questi il protagonista della storia, un bambino che sta per compiere dodici anni in preda ai dilemmi della sua fanciullezza, che ogni sera attende il ritorno di suo padre con la pelle accapponata e il cuore turbato.

Un romanzo che racconta la miseria del lungo dopoguerra italiano, la violenza quotidiana nei rapporti familiari, la difficile arte di crescere. Una storia di verità affermate e verità non dette, l’affresco di un’Italia che crediamo non esista più e che a ogni piè sospinto torna ad affacciarsi alla nostra coscienza come un fantasma.


 

Elena Ferro è una sindacalista appassionata della vita. Nel tempo libero pratica sport, legge, scrive e aggiorna “Volpi che camminano sul ghiaccio“, il blog su scrittura e comunicazione.

22 pensieri su “Elena Ferro, scrittrice: Il mio obiettivo è la trasformazione

  1. Bella intervista, Marco è sempre bravo a fare le domande giuste, ma belle anche le risposte.
    Fare lo slalom nel corso della giornata per arrivare alla scrivania e scrivere almeno mezz’ora, mi sono riconosciuta Elena!

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  2. Bella intervista a una donna a me cara di cui ho avuto la fortuna di leggere diversi scritti. Se solo avesse più tempo e meno impegno… Eppure sono certa che presto in molti potranno apprezzarla. Anche in questa occasione ho avuto modo di conoscere aspetti nuovi di Elena, grazie Marco .

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    • Cara Nadia, le tue parole mi riempiono di gioia, l’affetto è totalmente ricambiato e la speranza che il tuo augurio si avveri sempre alta. Ci sono stagioni più ottimistiche e stagioni meno, l’importante è non perdere di vista le ragioni profonde del comunicare attraverso la parola scritta.
      Quanto a Marco, ha davvero molti lati inediti che non filtrano tutti nel suo blog o nella sua scrittura. Mi piacciono molto le persone poliedriche perché hanno molto da offrire!
      Grazie per averci letti

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  3. con Elena Ferro ho spesso scambi su argomenti diversi e questa intervista dove tu con intelligente tempismo poni le domande, leggo risposte interessanti e in linea con l’amica virtuale che conosco. Una donna intelligente e preparata.
    Un bravo a entrambi.

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  4. Ciao Gian, grazie per queste belle parole e per l’apprezzamento! Sono stata molto felice di rispondere a queste domande, probabilmente si nota nelle risposte 🙂
    Marco mi ha sorpreso ancora una volta. Specie per il titolo che ha dato questo post. Non ne avevamo parlato ma lpho trovato azzeccatissimo. Bravo Marco e grazie per averci letti!

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  5. Caro Marco, eccomi a te! Mi hai davvero sorpreso quando mi hai proposto questa intervista e sono felice di essere nuobamente ospite di un blog che apprezzo molto, e non solo perché abbiamo gusti molto simili quanto a letteratura!
    Come dicevo aa Newwhitebear, mi hai ulteriormente sorpresa con il titolo. Hai colto in pieno il senso del mio lavoro. E’ bello essere comprese, ci fa sentire meno sole in una strada impervia e faticosa.
    Grazie di cuore

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  6. Finalmente arrivo.
    Bella intervista, interessante e curiosa. Apprezzo Elena come donna ed è un’amica che per molti versi sento affine, non conoscevo la trama del suo romanzo Cascara e ne sono rimasta conquistata. Un abbraccio e grazie e entrambi.

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  7. Pingback: Il mio obiettivo è la trasformazione ~ Volpi

  8. Bella intervista, che approfondisce aspetti di Elena emersi solo in parte dai suoi articoli sul blog. Non perché lei si nasconda, anzi; il suo modo franco e aperto di proporsi, sia nella forza che nella vulnerabilità, è una delle sue caratteristiche che più apprezzo. Ho avuto il piacere di leggere Càscara (grazie!) e l’ho trovato magico, in un modo che ancora aleggia quando ci ripenso. In bocca al lupo a Elena e al suo nuovo romanzo, quindi, e grazie all’intervistata e al sempre ottimo intervistatore. 🙂

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