Shelob e Moby Dick: che cosa li lega?


 

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 19 dicembre 2019. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Ancora a proposito de “Il Signore degli Anelli”, una riflessione semplice su uno dei personaggi (o dovrei scrivere: creature?), che popolano il mondo della Terra di Mezzo.

Perché Shelob mi ha portato a riflettere su… Moby Dick.

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Shelob è uno dei personaggi che troviamo dentro Il Signore degli Anelli, nel secondo libro intitolato “Le due torri”.
È un mostruoso ragno che vive e si compiace del male che sparge attorno a sé.
Sauron, l’oscuro signore, sa della sua esistenza ma non fa mai nulla contro di essa, è felice di avere un alleato così utile che vive nelle grotte vicino a Mordor.

Ma leggendo il libro del tutto misteriosamente ho pensato a un altro romanzo celebre, pubblicato nell’Ottocento senza riscuotere molto successo, per poi diventare un classico della letteratura.
Statunitense però.

Parlo del Moby Dick di Hermann Melville. Ci sono dei punti in comune tra questi due romanzi? Se sì, quali?

Shelob e Moby Dick

Secondo me sì, anche se sono profondamente diversi.

Shelob vive nell’oscurità della terra e vive di agguati, di esseri che scioccamente si avventurano nelle sue grotte per poi essere uccisi. Solo Gollum è riuscito a diventare il suo servitore, e infatti promette a essa cibo, nuove vittime, come Frodo.
È facile individuare in questa figura tutto quello che è tenebroso, cupo, inspiegabile e nascosto nel cuore del mondo, e che a volte l’uomo incontra nella sua strada.

Ma sono gli avventati che entrano nel regno di Shelob; oppure gli Hobbit che non sono affatto in cerca di avventure. Ma devono passare per forza di lì, dice Gollum, per arrivare a destinazione. A completare cioè la missione: gettare l’anello nel Monte Fato.

Qui Tolkien ancora una volta ribadisce un’idea a lui cara: gli esseri più improbabili, meno attrezzati, possono caricarsi delle responsabilità più grandi. Per tentare di sopravvivere, per raggiungere lo scopo, è necessario essere forti e determinati, passare attraverso infiniti pericoli e sofferenze.

A tutti, anche a Sam che si riteneva un servitore di Frodo, sarà chiesto tutto. Non solo quello che può dare; ma anche quello che lui credeva di NON essere in grado di dare.

Il gregario può diventare l’ago della bilancia perché senza di lui la missione fallirebbe.

E che cosa c’entra il Moby Dick di Melville? Si può intuire: la balena bianca, come Shelob, racchiude e personifica tutto quello che c’è di incomprensibile, cupo e folle nella vita che scorre accanto agli esseri umani. È un male di cui non si conosce l’origine, che vive acquattato e colpisce; a volte mentre solchi gli oceani, a volte perché percorri una caverna.

Achab, comandante del Pequod che caccia Moby Dick, crede che solo uccidendo la balena domerà la follia del mondo. Una follia che gli ha strappato una gamba, ma quello è solo un aspetto, quello più evidente. Achab in quello che considera come un affronto non solo a lui, ma all’umanità intera, vuole uccidere la balena bianca per ribadire che l’essere umano è il signore del mondo e nulla gli sfugge.

Anche il caos, il disordine, il male che colpisce a caso, si deve piegare di fronte all’uomo, e riconoscerlo come vero signore di tutte le cose. Solo se piegherà anche questo dettaglio informe, questa mina vagante che è l’oscurità, la follia, il male, l’uomo sarà davvero tale. Finché non ci riuscirà, non sarà molto diverso da un insetto, una canna che si piega al vento.

Per Achab non può esistere che l’uomo debba inginocchiarsi di fronte al mistero del male, della follia che d’un tratto piomba sulla vita delle persone e la devasta. Cacciando la balena bianca caccia una logica che l’essere umano non può accettare, né comprendere.

Viceversa nel Signore degli Anelli noi assistiamo a una sorta di comprensione, non accettazione, del male. Lo si deve combattere con la consapevolezza che non sarà mai vinto. Sauron è l’emissario del male, dice Gandalf, e il compito degli uomini è di estirparlo dal campo, perché vi si possa coltivare. Ma esso non sarà mai sconfitto. È un mistero che resta tale, e come un mistero torna a farci visita.

Alla prossima e: Non per la gloria ma per il pane.

3 commenti

  1. Achab non esiste senza Moby Dick. I viaggio di Frodo è il viaggio dell’eroe. Il ragno è ciò che mette l’eroe dio fronte a sé steso e alla sua missione. Se l’amore motivazione è sufficiente, può proseguire. È un rito di passaggio. Molto abilmente Talkien

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  2. Shelob è la rappresentazione del male che si nasconde e appare all’improvviso quando ti stai perdendo nei meandri oscuri della vita. Il primo ad affrontarla, da solo, è Bilbo in Lo hobbit, la schiva e ne fugge a gambe levate.
    Ne Il signore degli anelli Frodo, già piegato dalle fatiche dell’anello, soccombe, Shelob lo prende e lo arrotola nella sua tela. Sarà Sam a salvarlo, due volte: prima dalle fauci di Shelob stessa, poi dagli orchi sopraggiunti che se lo sono preso. Sam è in effetti il salvatore della Terra di mezzo, perché salva il portatore dell’anello. Credo che Tolkien non a caso abbia affidato all’amicizia il potere di sconfiggere il male.
    (Si vede che ho rivisto tutti i tre film sotto Natale?! 😀 )

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