Autopubblicazione: la prima domanda che devi farti


Già: se pensi all’autopubblicazione (vale a dire: se pensi ad autopubblicarti), qual è la prima domanda che devi farti?
Provo a rispondere in questo video.

Buona visione.

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La prima domanda che devi farti se vuoi autopubblicare uno o più libri è, a mio parere:
Cosa vuoi ottenere.

Se la risposta è: vivere di scrittura, allora lascia perdere.

Non sto scherzando: lascia perdere. Sì, esistono degli autori che si autopubblicano in Italia che hanno realizzato numeri molto interessanti che avrei voluto realizzare io.
Ma rappresentano l’eccezione che conferma la regola.

Gli scrittori che campano di scrittura in Italia e che passano attraverso le case editrici, si contano sulle dita di una mano.

Lo stesso per quanto riguarda l’autopubblicazione. Tu potresti dirmi: ma è facile autopubblicarsi.
E a me lo dici? Come se non lo sapessi. Fino a oggi ho pubblicato da me, con l’autopubblicazione, 8 libri.
Premi un pulsante su Amazon, e hai pubblicato il tuo romanzo.

Ma poi, di solito, non succede nulla.
Chi sei? Uno sconosciuto. Uno dei tanti che pubblica da sé. Uno dei troppi che si autopubblica.

La risposta giusta, a mio parere, alla domanda: Che cosa vuoi ottenere, potrebbe essere:
Desidero creare un pubblico di miei lettori, lavorando duro.
Non importa il numero di copie che riuscirò a vendere ma la relazione unica che sarò riuscito a creare con ciascuno di essi.

Questo, benché sia comunque un obiettivo molto ambizioso e non in linea con quanto molti guru sulla Rete vanno ripetendo, è più assennato di quello che dice: voglio vivere di scrittura.

È meno strampalato perché parte col piede giusto: la persona che risponde così sa che dovrà rimboccarsi le maniche, studiare molto, sperimentare tantissimo, sbagliare e riprovare per arrivare infine a ottenere dei risultati apprezzabili.

Ma non è detto.

Perché molto dipende da un insieme di fattori che concorrono o meno al raggiungimento di un simile scopo. Se infatti scrivi storie capaci di intercettare il gusto del pubblico, e questo è possibile perché tu in precedenza, hai studiato il vento, come si dice, cioè quali sono i generi che tirano, che fanno vendere, e hai deciso di proporre solo quel tipo di storie.

Allora potresti riuscire a toglierti qualche bella soddisfazione.

Ma se non studi il gusto del pubblico, come per esempio faccio io che preferisco scrivere le storie che mi stanno a cuore, e basta, allora persino un obiettivo in apparenza così ponderato potrebbe essere raggiunto solo in parte. O non raggiunto affatto.

Il grande vantaggio dell’autopubblicazione, a mio parere, è che permette ad autori o autrici di nicchia di avere il loro piccolo pubblico. Di nicchia.

Non tutti siamo destinati a essere degli autori da best-seller, anche se ci piacerebbe. Se abbiamo qualcosa a dire, proviamoci, ma tenendo i piedi ben piantati per terra.

Se siamo lettori sappiamo bene che ci sono scrittori o scrittrici che noi amiamo alla follia, ma che non hanno il giusto riconoscimento.

Adoro Thor Vilhjalmsson, uno scrittore islandese pubblicato da Iperborea. Ma pochi lo amano.
Altro scrittore che adoro è George Mackay Brown. In Italia sono stati pubblicati 4 romanzi, ma con un successo modesto.

Ecco: l’autopubblicazione è un’opportunità data a quanti desiderano scrivere storie interessanti. Ma non è un modo per fare soldi, perché per fare questo sono necessarie doti e capacità non comuni.

Occorre essere imprenditori di se stessi; e questo richiede fatica, impegno, denaro.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane.

7 pensieri su “Autopubblicazione: la prima domanda che devi farti

  1. giusta analisi la tua. Vivere di scrittura? Non credo che siano in molti, perché molti scrittori alla fine fanno altro se vogliono campare. Poi con l’autopubblicazione il problema è come scalare un picco di montagna a mani nude. Forse ci si riesce, ma per li più di fa una brutta fine.

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  2. Allora non diventerò mai ricca con l’auto pubblicazione?! Peccato ci contavo…ok a parte gli scherzi, anche quando i miei libri sono andati molto bene, tipo vendere 300 copie quasi subito, con quello che ho guadagnato, non avrei potuto vivere.
    Ecco, poi devo confessarti che, quando ho venduto queste copie, avevo fatto una promozione a pagamento su facebook a pagamento, quindi il ricavo netto diventa poco degno di nota. Ma vuoi mettere la soddisfazione di aver venduto 300 copie!
    Però mi piace sognare in grande e pensare di poter vivere da nababbi scrivendo i propri libri. Se vuoi sognare fallo in grande (almeno in sogno 😉)
    C’è qualcosa, però, che ripaga sempre: la passione, finché c’è continuo poi si vedrà.

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  3. Lezione di buonsenso molto importante, soprattutto per chi inizia a scrivere e ha in testa idee non basate sulla realtà. Mi sono accorta che non si riesce a scrivere sereni fino a quando non si accetta la situazione così com’è, senza dibattersi inutilmente. Solo da quel momento si è davvero liberi. Forse.

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