Le librerie chiudono: Caporetto della cultura oppure…


 

 

 

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 13 febbraio 2020, ripubblicato nel medesimo giorno su questo blog.

 

 

Adesso che è stato approvato il provvedimento per aiutare le librerie, la situazione migliorerà, appunto (cosa più probabile), non cambierà nulla?

Ne parlo nel mio video. Buona visione.

 

 

Qualche settimana fa è apparsa la notizia che in 5 anni nel nostro Paese sarebbero sparite, chiuse insomma, circa 2300 librerie.
Qualcuno ha parlato della “Caporetto della cultura”, di fronte a queste cifre.

Credo che la faccenda debba essere vista cercando di allargare il discorso al Paese tutto, come dicono quelli bravi.

Prendiamo per esempio Savona, dove vivo. In via Pia c’era una libreria indipendente che adesso fa parte del circuito Mondadori. Non è più indipendente perché adesso può fare sconti maggiori rispetto a prima. Un modo per cercare di tenere duro, di resistere.

Quello che molti non vedono, a mio parere, è che non chiudono solo le librerie.
Ancora a Savona: nel quartiere di Villapiana il numero di saracinesche abbassate, e che per anni restano abbassate, è notevole.

Lo stesso succede anche nell’Oltreletimbro, A Zinola o alle Fornaci. Anche nel “salotto buono” di Savona, via Paleocapa, i negozi chiudono e il loro posto viene preso da negozietti che vendono chincaglierie ai turisti che sbarcano dalle navi da crociera Costa.
Oppure restano chiusi per anni.

È un fenomeno che colpisce tutto il commercio, e credere che le librerie ne siano esenti è un po’ ridicolo. Se i conti non tornano si chiude: sia che si tratti di un macellaio, di un negozio di frutta e verdura, oppure di una libreria.

Fine.

Certo: c’è la concorrenza di Amazon e dei negozi analoghi. La pigizia di certi librai che ti dicono: “Hai provato a cercarlo su Amazon?”.
D’accordo, lo cerco su Amazon. Se però non mi vedi più tornare, non lamentarti.

Ci sono i costi. L’affitto di un negozio in centro è sempre molto elevato. Si parte da almeno 2000 euro al mese solo per il fitto, più tutte le spese e le tasse.

C’è poi il problema della distribuzione. Del nuovo che avanza, come si dice, e non puoi farci nulla. Quando le automobili iniziarono a imporsi, le vetture a cavallo sparirono lentamente, spedendo un sacco di gente nella disoccupazione. Adesso c’è la Rete, il commercio elettronico e il progresso, come sempre, fa morti e feriti. Soprattutto quando non c’è davvero uno Stato capace di reagire in fretta davanti alle nuove sfide.

Soprattutto, c’è il calo dei lettori.
Esattamente come c’è il calo dei clienti dal macellaio, dal fruttivendolo, dal pasticcere, dal panettiere.

Il consumo del pane è calato in questi anni. Del pane. E pretendiamo che la gente compri magari più libri? Suvvia, non scherziamo.

E arriviamo al nocciolo della questione. Questi discorsi che lamentano la chiusura delle librerie, si dimenticano di ricordare una verità semplice. Il nostro Paese si è impoverito in tutti questi anni, e continua a impoverirsi.

Mentre nel resto dell’Europa lo stipendio medio si è alzato, in Italia questo è rimasto basso, o in certi casi è sceso.
Con meno soldi la gente taglia le spese. Compra dove conviene. Addio al macellaio; vado al centro commerciale. Addio al fruttivendolo; vado al centro commerciale. Addio al libraio; compro su Amazon.

E se posso evitare di comprare, meglio ancora.

C’è anche un’altra conseguenza. Quando si parla di scegliere il “Chilometro zero” per il cibo; di comprare merce di qualità prodotta in Italia, che costa ovviamente di più; o ancora di stare alla larga da tutti i prodotti economici: noi lo facciamo davanti a una platea di persone che non può né ascoltarci, né seguirci.

Perché in tasca, ogni mese, si ritrova con sempre meno soldi.

I progetti di legge di cui si parla per salvare la cultura, non vanno nella giusta direzione. Se non si mettono in tasca delle persone più soldi; se l’economia non riparte creando lavoro, ma lavoro pagato il giusto, i risultati saranno scarsi e gli effetti praticamente nulli.

Quindi smettiamola di definire gli italiani un popolo di ignoranti, trogloditi perché non spendono ogni mese almeno 50 euro di libri.
Sì, ci sono anche gli ignoranti e i trogloditi; ma si tratta soprattutto di un popolo che sta diventando, anno dopo anno, sempre più povero.

Quindi compra meno pane, meno carne, meno frutta. E meno libri.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane!

13 pensieri su “Le librerie chiudono: Caporetto della cultura oppure…

  1. La legge salva-librerie è quella che stabilisce uno sconto massimo sui libri del 5% e solo in un’occasione all’anno?
    Perché se è quella, non funziona.
    Vai su Amazon e IBS e trovi libri nuovi al 15% di sconto come sempre.
    A me, se funzionasse, questa legge starebbe bene. Lo dico da anni che una delle colpe della chiusura delle librerie sono i negozi online come Amazon, che fanno concorrenza sleale. Una piccola libreria, magari familiare, non può fare il 15% di sconto fisso. Ma poi perché questo sconto fisso?
    Un’altra, come dici, è la mancanza di soldi. Ovvio che si tagli sui bene non necessari come i libri: è più necessario mangiare e pagare le bollette.

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    • Dovrebbero intervenire su altri fattori, se volessero davvero salvare le piccole librerie. Intervenire sulla fiscalità per esempio, ma non lo faranno mai. Meglio approvare leggi inutili e far vedere che comunque si è combinato qualcosa.

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  2. Concordo con te, tutte le vendite calano, libri compresi, ed è una questione anche economica. Io compro eBook anche perché costano meno, oltre a risolvere un problema di spazio. Un altro fattore che incide è il tempo, la gente ha meno di tutto, quindi anche meno tempo…

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  3. le librerie spariscono? Certo quello che hai scrivo e del tutto condivisibile a cui si aggiungono altri fattori. C’è sempre meno propensione da parte del negoziante – uso un termine generico ma anche il libraio è compreso – al sacrificio, al tenere aperto l’esercizio per più ore, ecc Altro fattore se rimani ancorato ai vecchi schemi è difficile attirare i clienti.
    Se entro in una libreria mi pare di entrare in un altro mondo, silenzioso e gelido. Il libraio ti guarda infastidito se resti per mezz’ora girando senza comprare nulla.
    Ancora anche loro si devono rinnovare, creare un clima perché tu ci vada tutti i giorni con iniziative o altro. Esempio? presentazioni di autori locali senza chiedere nulla ma ospitandoli a presentare il loro lavoro. Ma si potrebbe parlare a lungo. Gli argomenti non mancherebbero

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  4. Dopo un articolo con questa atmosfera, la chiosa “non per la gloria, ma per il pane!” suona un po’ sinistra… Comunque hai ragione, non ha senso ragionare in modo avulso dal contesto, come non ha senso pensare che tutto possa restare com’era in passato. Non è mai così.

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  5. E io ti racconto un’altra storia. Ho cambiato lavoro dopo 16 anni, quindi da novembre ho un nuovo contratto sempre CCNL Commercio. Quando cominci con una nuova azienda non hai permessi e ferie maturate, ovviamente. Ma a metà gennaio ho fatto una vergognosa scoperta, e chiedendo in giro mi sono accorta che pochissimi conoscono questo scempio: il governo in carica a febbraio 2011 (andate pure a cercare ci chi era, ma considerate anche tutti quelli che si sono poi susseguiti e non hanno eliminato lo schifo del predecessore) ha modificato il CCNL per cui i nuovi contratti per i primi due anni non hanno permessi retribuiti (i ROL), al terzo e quarto anno hanno solo il 50% degli spettanti, dal quinto anno si torna a regime. Nel CCNL precedente non c’era, i ROL spettavano completi anche ai nuovi assunti. L’idea (stupida) alla base di questa mossa è di avere più ore di lavoro di un neo assunto e far ripartire il settore. Il risultato, ovvio, è stato di bloccare i cambi di lavoro dei lavoratori “anziani” (se hai problemi a casa, come un famigliare anziano, la cosa diventa pesante), bloccare gli acquisti perché non hai nemmeno il tempo di spenderlo il tuo stipendio se esci dal lavoro allo stesso orario di chiusura di qualsiasi esercizio e non puoi prenderti un’ora di permesso (ma molto peggio: è difficile andare dal dentista, dal medico, dal meccanico, in qualsiasi ufficio pubblico), discriminare i lavoratori del ramo Commercio con tutti gli altri settori che non sono stati toccati dal provvedimento.
    Gli amici dicono: che problema c’è? Fai dei permessi non retribuiti. Non è così semplice, dipende dalla disponibilità dell’azienda, che potrebbe dire di no.
    Le librerie chiudono, i negozi chiudono? Se esco di casa alle 8 e rientro alle 19.30, gli unici negozi che trovo aperti sono quelli dentro un centro commerciale. O Amazon, che mi consegna direttamente in azienda dentro un Amazon Locker. 😦

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