La conversazione ai tempi della crisi


strada verso pontinvrea

 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 4 maggio 2020.

 

 

Se qualcuno avrà dato un’occhiata al sottoscritto durante la crisi del Coronavirus (scrivo queste righe il 30 marzo, chissà se quando le pubblicherò saremo tornati a girare più liberamente), avrà notato che non mi sono affatto esposto. A parte il taglio del prezzo di un ebook, che ho poi annullato, non ho fatto proprio nulla.

Non ho cantato sui balconi (perché sono stonato, e poi perché la penso in un’altra maniera); non ho letto libri miei o di altri sulle reti sociali.

Ho pensato di farlo, ma poi “qualcosa” mi fermava. Mi pareva che fosse troppo stridente con quello che succedeva negli ospedali, nelle case di riposo.

 

Ho letto alcune voci sulla Rete che (giustamente) parlano di inventarsi qualche cosa, o re-inventarsi per cercare di uscire prima dalla crisi. Perché il dopo non sarà affatto semplice, al contrario. 

A parte che il ritorno alla normalità sarà parecchio scaglionato, e solo alcune attività potranno effettivamente riaprire. Ma: le crociere (Savona è il porto di partenza delle crociere Costa), quando ripartiranno a pieno regime? Le palestre, i ristoranti, i bar e tutta la filiera del turismo (che vive di gente che si muove, e deve essere tanta): riapriranno? In quali modi? Non si sa. Un ristorante che faceva 60 coperti, riuscirà a stare nelle spese e a pagare i dipendenti con… 22 coperti? I trasporti pubblici per esempio gli autobus, costruiti per accogliere 90 passeggeri, come riusciranno a far quadrare i conti se ne potranno trasportare al massimo 20?

È probabile che per molti mesi sarà necessario muoversi non liberamente, ma solo in una certa maniera.

Il panorama

Intanto, chi è autore indipendente e ha investito per esempio nei banner pubblicitari per promuovere le sue opere avrà notato che (per esempio), il CPM di Google (vale a dire: il costo per mille impressioni) è sceso e scenderà ancora nelle prossime settimane. Credo anche quello di Facebook, anzi; ne sono quasi certo.
Non è (solo) una buona notizia, anche se qualcuno potrebbe sfregarsi le mani e pensare: “Adesso investo e risparmio un sacco”. Di certo sembra essere il momento giusto per farlo e probabilmente i riscontri ci saranno, e potranno essere persino buoni; ma per quanto tempo?
Le persone stanno intaccando i loro risparmi; ma tra un mese lo faranno ancora? Tra 3 mesi avranno ancora risparmi?
Ne dubito.

Anche i blog e i siti che campano di pubblicità, vedranno i loro incassi ridursi drasticamente. A meno che non abbiano pensato già da tempo a fonti di reddito che non dipendano appunto dai banner pubblicitari. Ma comunque c’è da attendersi una riduzione nella circolazione del denaro.

Più povertà, insomma. E se al momento qualcuno canta invece vittoria perché vede che le vendite continuano: tranquillizzatevi. Il peggio si sta organizzando. Quando la crisi inizierà davvero a farsi sentire saranno vacche magre per tutti; forse persino per la Ferrari. Figuriamoci per le case editrici; e gli autori indipendenti?

Le persone spenderanno poco, e taglieranno le spese superflue: come i libri, certo. La riduzione degli sconti sulle piattaforme online è stata geniale. Altri posti di lavoro che salteranno, probabilmente. Se volevano dare una mano ai libri elettronici, ci stanno riuscendo. Chi vorrà comprare libri, ma risparmiare, sa che dovrà rivolgersi agli ebook.

Le case editrici? Si sa ben poco del loro futuro. Alcune non esisteranno più, quelle grandi riusciranno a sopravvivere perché sono grandi e taglieranno i costi (indovina che cosa vuol dire “tagliare i costi”).

Intanto io procedo nella scrittura del #progettoIOTA. Uscirà comunque nel mese di dicembre 2020, salvo colpi di scena che, per loro natura, sono sempre imprevedibili.

In tutto questo posso forse ribadire un concetto. Ancora una volta è il solito, è il mio chiodo fisso, per molti un’ossessione. Conversazione, ma quella autentica. Purtroppo, la mia conversazione assomiglia sempre più a un monologo.

Il mio blog non è mai stato così visitato come di questi tempi. Le persone sono chiuse in casa e non sanno cosa fare. Quindi immaginano di poter mettere su carta in queste settimane, in questi mesi, quella storia che girava da anni in testa. Per questa ragione vanno a caccia di risorse per imparare a scrivere. I miei articoli più letti sono appunto le guide: 

Come pubblicare un libro gratis

18 libri per imparare a scrivere

Come descrivere un personaggio

Eccetera eccetera.

Disgraziatamente (ecco perché non produco più guide), il 98% di questi lettori nemmeno si iscrivono alla mia newsletter, né al mio blog. Trovano (forse) quello che cercano e naturalmente se ne vanno. Cercano quindi una speranza, degli articoli che li convincano che non è solo possibile scrivere un romanzo; ma che è facile, tutto sommato. E che venderlo e fare un po’ di soldi sarà tutta discesa.

Il resto dei miei articoli dove cerco invece di spiegare le difficoltà, sono lasciati serenamente a riposare. Questo spiega il successo dei guru: se vendi speranze (fuffa), la gente ti segue ed è anche ben contenta di spendere (be’, nei mesi futuri con meno denaro in circolazione anche per i guru prevedo tempi un po’ duretti).

Io non credo che mi re-inventerò. Anche perché tanto per cambiare non ho alcuna idea.

I mesi a venire

I mesi a venire saranno composti di articoli sul blog (come questo), di qualche numero della mia newsletter (se per caso desideri iscriverti: fallo). E di nuovi video sul mio canale YouTube (anche lì le iscrizioni sono benvenute). E poi procederò con la scrittura del #progettoIOTA, come da programma.

Prima però ho accennato alla mia ossessione: la conversazione. Un po’ di tempo fa ho acquistato su Amazon un libro dedicato alla newsletter, dal titolo “Newsletter Ninja: How to Become an Author Mailing List Expert”. Ho messo il link ma se lo clicchi io non intascherò un solo euro.
L’autrice dice una cosa che io su queste pagine ribadisco a ogni piè sospinto (ma chi usa ancora queste espressioni?). 

Vale a dire: una newsletter non serve a vendere i libri, ma a creare relazioni. Conversazioni, appunto. E questo ragionamento lo si può estendere anche al blog e alle reti sociali.

Alla fine di questo articolo non ci sono grosse novità, come puoi vedere. No, non andrà tutto bene, ma proprio per nulla. E di certo la conversazione non è l’elemento di cui le persone avranno bisogno; ma di lavoro (ci sarà?). Ma la conversazione ha almeno un vantaggio: tende ad avvicinare le persone, perché le considera per quello che sono. Vale a dire persone, e non carte di credito.

Anche se può apparire folle e forse persino paradossale: chi ha cercato, magari maldestramente come il sottoscritto, di creare relazioni e conversazioni, in questo preciso periodo storico ha qualche possibilità in più non per emergere; ma per continuare il suo percorso con fiducia. Non perché “presto toccherà a me”; a me non toccherà proprio nulla.
Semmai perché ho sempre cercato di usare un tono onesto e di essere trasparente, senza mai credere di essere chissà chi, o di avere in tasca chissà quali soluzioni. E qualcuno apprezzerà questo atteggiamento; me lo auguro, ecco.

Chi al contrario ha investito solo sulle vendite (come hanno fatto tanti guru), adesso si ritrovano con un Paese più povero, con meno denaro da spendere e quindi con meno “clienti”. Dovranno re-inventarsi qualcosa. Staremo a vedere che cosa e soprattutto: vedremo cosa ci riserveranno i mesi futuri.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

19 commenti

  1. Quella di cantare sui balconi è la solita scemenza all’italiana. Neanche io ho idee per reinventarmi.
    E anche il mio blog ha aumentato di molto le visite, forse per lo stesso tuo motivo.
    Ho gli stessi tuoi dubbi sulle case editrici e su tante altre attività che non potranno andare avanti con i clienti ridotti dell’80%.
    Quelli con le soluzioni facili non li reggo da anni, quelli che scrivono come guadagnare migliaia di euro col blog o altre scemenze simili.

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  2. Insomma, ‘na botta di vita e di energia questo post!
    Non chiamiamolo pessimismo, solo realismo, però davvero, Marco, viene proprio voglia di mettersi al balcone… ma per un altro motivo!
    …Scherzo! 😅

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  3. Niente canzoni sul balcone allora! Neanche io, ma io non ho il balcone…
    Scherzi a parte, è ovvio che abbiano successo i post ottimisti, la gente vuole sentirsi dire tante cose belle e facili da ottenere, non gradisce i bagni di realtà, ecco perché i guru hanno tanto successo. Pensa che quando facevo l’università al primo anno c’era un compagno di corso tanto simpatico e brillante che diceva che avrebbe fatto un numero spropositato di esami entro la sessione estiva, io invece cautamente studiavo come una pazza e stavo zitta sperando di fare almeno due (magari anche tre con le dita incrociate)…alla fine il mio compagno non ha fatto neanche un esame e poi l’anno dopo ha lasciato l’università, insomma fare delle belle chiacchiere fa proseliti, finché non si fanno i conti con la dura realtà che ti fa capire che nulla arriva gratis, soprattutto il successo (almeno nella norma).
    Questo virus ha messo in ginocchio l’economia di molti, se penso a chi ha un ristorante, oppure un negozio di abbigliamento o lavora nel turismo mi viene male…
    Le case editrici forse devono puntare di più sugli eBook, lo so non è la stessa cosa, c’è la fissa del cartaceo però gli eBook sono il futuro. Qui ci sarebbe da fare un discorso lungo ma magari potrei scrivere un post…

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  4. Molta povertà, più insicurezza e forse più fragilità, anche psicologica. Dovremmo attrezzarci, immaginare, si, usare la creatività per pensare a un mondo nuovo. Scriverlo e raccontarlo. Forse dovremmo cominciare a farlo, anche noi blogger. Qualcuno deve pur cominciare

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  5. per fortuna niente canzoni sui balconi, tanto dove abito non li avrebbe ascoltato nessuno.
    Per la ripartenza dici bene turismo, ristoranti ecc ma l’errore di fondo è quello di anticipare troppo col rischio di prolungare l’agonia.

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  6. Niente canzoni al balcone anche qui, pure se ho il balcone, pure se sono stato mezzo soprano per un decennio in un coro (non te l’aspettavi eh? un’altra mia vita precedente XD ). Ma ci siamo goduti il silenzio del karaoke alcolico e sguaiato nella trattoria del quartiere, altro che vita spericolata.
    Ottimismo o pessimismo dipendono sempre dai punti di osservazione. Se pensi a quel che sarà considerando lo stato attuale, certo sarà difficile, arriveranno tempi duri, soprattutto per certi settori (mentre la sanità, l’agricoltura, l’allevamento e la grande distribuzione non hanno mai smesso di lavorare, nemmeno le pompe funebri però). Se invece inizi a immaginare lo scenario peggiore, capisci che sta già andando bene e diciamolo piano. Perché il peggio è sempre in agguato, potrebbe essere un alluvione, una grandinata o un terremoto… te li immagini i soccorsi ad un terremoto, con tutta la gente in casa, e con il caos di guanti e mascherine?!
    Qualcuno ha paragonato questo periodo ad una ricostruzione da dopoguerra, non stava esagerando. Confido nella ricerca di un vaccino e nell’estinzione del virus per mancanza di contagi. Ma è pur vero che non è vivere quello di continuare a girare la ruota a vuoto come criceti impazziti. L’economia deve tornare a servire l’uomo, non il contrario. 😉

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  7. Non mi sembra una scemenza cantare sui balconi, mi sembrerebbe una scemenza se lo facessi io, perché mi sentirei soltanto a disagio. Mi sembra normale rispettare le proprie propensioni, anche se a volte è liberatorio infrangerle. Come sarà il futuro, a partire da… dopodomani, è tutto da scoprire. Diverso, questo è certo; faticoso, anche.

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