Quando una storia bussa alla porta, bisogna avere il coraggio di aprire – Intervista alla scrittrice Maria Teresa Steri


 

 

 

di Marco Freccero. Pubblicato l’11 maggio 2020.

 

 

Oggi intervisterò la scrittrice Maria Teresa Steri. Per quale ragione?

Innanzitutto si tratta, come detto poco prima, di una scrittrice (e questo è pur sempre un blog di un autore indipendente dove si parla di… scrittura, esatto!); e fare quattro chiacchiere con chi scrive e pubblica regolarmente è sempre una buona cosa.

Poi, proprio in questi giorni Maria Teresa ha pubblicato un nuovo romanzo. Quindi l’occasione era troppo ghiotta per non approfittarne e cercare di sapere come è nata la sua ultima opera; i suoi sviluppi. E scoprire un po’ più da vicino come lavora. 

Buona lettura.

Ciao Maria Teresa, e grazie di avere accettato l’intervista.
Il tuo ultimo romanzo (“Sarà il nostro segreto”) è uscito il 5 maggio 2020. È la tua quinta opera. Se fino a ora hai sempre preferito scrivere storie esoteriche, adesso hai virato sul noir. La domanda è un po’ banale: perché proprio il noir, e non un altro genere?

 

Ciao Marco, grazie a te per avermi invitata, è davvero un piacere essere tua ospite.

La tua non è affatto una domanda banale. Per me questo cambiamento è stato importante, infatti era molto tempo che accarezzavo l’idea di  scrivere un noir, perché è un genere che amo molto leggere, ma al quale non mi ero accostata nella scrittura. Sono un’appassionata di noir, ne ho letti davvero tantissimi, quindi avevo voglia di cimentarmi con questo tipo di storie.

In realtà, devo anche ammettere che tutti i precedenti romanzi avevano una vena noir, in un modo o nell’altro, ma sempre accompagnata da elementi sovrannaturali/esoterici. Quest’ultimo aspetto  ultimamente lo sento poco mio. Penso che nella scrittura e nella lettura si proceda un po’ per fasi, ci sono periodi in cui ci si sente in sintonia con un tipo di storie, e poi si passa avanti. E a me non piace forzare la mano quando scrivo, anzi trovo essenziale seguire l’intuito.

Il tuo romanzo si apre con una citazione di Nietzsche (che non riporterò, così chi legge è indotto ad andare a dare un’occhiata al tuo romanzo). È il tuo pensiero, oppure è il pensiero dei (o di uno dei) personaggi della storia?

È il pensiero di uno dei personaggi, Raffaele. La frase sintetizza il suo comportamento e il suo approccio. Devi sapere che stavo scrivendo una scena in cui la protagonista dà un’occhiata alla libreria di questo personaggio e mi sono chiesta che tipo di libri avrebbe trovato. Mentre ci pensavo, mi è venuto in mente che avrebbe letto volentieri anche Nietzsche, ma considerandolo un po’ a modo suo. E di Nietzsche mi è venuta in mente quella frase che ho scoperto cadeva a pennello. Pensa che poi ho tagliato la scena. Infatti conteneva un elenco di libri e autori che non erano di nessuna rilevanza per la storia, ma ho tenuto la frase. 

Inevitabile domanda, vista la precedente: quello che troviamo nei tuoi romanzi è la tua visione delle cose, oppure è dei personaggi? Insomma: riesci a dare “voce” anche a personaggi distanti 1000 chilometri dalla tua sensibilità e dalle tue idee?

A me piace molto scavare nei personaggi, nelle loro motivazioni, stati d’animo, ecc., poco importa se sono affini a me. Anzi, c’è poco gusto a conoscere personaggi simili a noi, secondo me. Penso che questo sia anche un po’ il senso dei romanzi noir, ovvero entrare nella testa di personaggi al di fuori della moralità o ai limiti della legalità, e scoprire cosa li ha spinti a questa o quell’azione, cosa li ha portati ad agire in un certo modo. L’aspetto psicologico per me è sempre prioritario, anche quando i personaggi sono poco simpatici o lontani dal mio modo di pensare. 

Mio marito afferma che si percepisce quando un personaggio mi è antipatico, chissà forse ha ragione, però mi piace pensare di trattare tutti con distacco. O almeno provarci.

Scrivere cambia sempre colei o colui che scrive. Questo romanzo in che cosa ti ha cambiato? Quali “effetti” avverti sulla tua scrittura?

Ti confesso che quando ho cominciato a scrivere questa storia, facevo una certa resistenza. Il romanzo ha al centro una donna che rimane vedova. E per di più una potenziale assassina. Ecco, il solo pensiero di identificarmi in lei mi creava ansia, ma sentivo di voler scrivere questo romanzo. Però poi il personaggio mi ha preso la mano e l’esperienza si è rivelata meno traumatica del previsto. Ma anche molto intensa. 

Posso dire di aver fatto questa scoperta: non si deve aver paura di dar voce a personaggi che appaiono distanti da noi o che hanno un bagaglio emotivo pesante. Quando una storia bussa alla porta, bisogna avere il coraggio di aprire.

Per il lancio di questo tuo romanzo, hai pubblicato sul tuo blog una serie di articoli che hanno riguardato genesi e sviluppo della tua storia; ma anche considerazioni su come promuovere un’opera. In un periodo come questo, sei sempre persuasa che l’autopubblicazione sia la scelta adatta? Oppure hai pensato, per esempio, di rimandare l’uscita?

 

Ho rimandato di diverse settimane questa uscita. Essendo una pubblicazione indipendente, avevo pieno potere decisionale sulla data. E anche in seguito ero in dubbio se fosse una buona idea lanciare un romanzo in un momento così delicato per tutti. Già a gennaio avrei potuto cominciare a lavorare per la pubblicazione, ma ho preferito metterla da parte. Quando ho ripreso in mano il romanzo, ho anche sentito il bisogno di condividere sul blog alcuni momenti di questo lavoro. Quando scrivo, mi immergo completamente, ma mi piace il confronto in altre fasi.

Non so dirti se l’autopubblicazione è la scelta più adatta in generale, ora come ora però la sento adatta a me. Domani, chissà!

Alcuni dei tuoi romanzi sono in terza persona (“Bagliori nel buio” e “Come un dio immortale”); altri, come “Tra l’ombra e l’anima” oppure “Sarà il nostro segreto”, usi la prima.  Ma come avviene la scelta? È così sin dall’inizio, oppure è una scelta a posteriori? 

Di solito è una scelta istintiva. Spesso capita che dopo uno o due capitoli io abbia dei ripensamenti. A quel punto faccio una prova e riscrivo le stesse scene con un altro punto di vista. Alla fine però, la prima scelta si rivela quella giusta. 

In generale preferisco la terza persona, però  Sarà il nostro segreto” non poteva che essere scritto in prima (con momenti in seconda persona), perché richiedeva una totale immersione nel personaggio affinché il lettore capisse le decisioni e le azioni di Valeria. Il distacco della terza non era adatto alla sua storia.

Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare abbandonando un genere che frequenti e ami, per un altro così differente?

Le difficoltà a questo livello non sono state molte, perché come ti dicevo prima è un genere che conosco bene come lettrice. Gli ostacoli sono stati soprattutto capire come rendere credibili alcune situazioni e calarmi nei panni della protagonista, con il forte carico emotivo che comportava. È stato come restare in apnea per un po’.

Nel tuo cammino di autrice questo romanzo che cosa rappresenta? Se dovessi “spiegare” questo romanzo a chi ti ha apprezzato con i tuoi precedenti romanzi, che cosa diresti?

Direi che scrivere un noir, o un thriller psicologico, mi ha fatto sentire molto “a casa”. Non voglio rinnegare la vena soprannaturale/esoterica che ha caratterizzato le mie storie fino a poco tempo fa, però devo dire che scrivere in modo più aderente alla realtà mi è piaciuto molto, mi ha dato occasione per concentrarmi ancora di più sui personaggi e la loro psicologica. “Sarà il nostro segreto” potrebbe essere il primo di molti altri dello stesso genere, se mai continuassi a scrivere.

Il tuo romanzo è ambientato a Nemi (un piccolo Comune nel Lazio che si trova nella zona dei Castelli Romani). Hai sempre avuto una particolare cura nella descrizione dei luoghi, e anche stavolta non ti smentisci. Se dovessi spiegare a un autore alle prime armi come realizzare descrizioni “vincenti”: da dove inizieresti?

Grazie, Marco. Penso che la strategia migliore (quella che sto cercando di adottare anche io) sia  legare sempre ciò che si mostra allo stato d’animo del personaggio che osserva. Ovvero di non descrivere mai obiettivamente ma sempre attraverso gli occhi parziali del punto di vista. Detto questo, penso che oggi molti lettori siano piuttosto insofferenti verso le descrizioni, le considerano lungaggini inutili. Va rispettato questo approccio, e infatti io ho ridotto molto queste parti. Ma penso anche che dare delle pennellate dell’ambiente sia importante per creare (o sottolineare) una certa atmosfera emotiva. E poi i luoghi influenzano molto i personaggi. La famiglia Tomei del romanzo in questione non sarebbe stata la stessa in città!

Mi pare che tu non ti sia mai cimentata con la scrittura di racconti. È una scelta precisa, oppure sino a oggi non hai mai avuto le storie “giuste” per provarci?

Sai che ho un documento sul computer pieno di idee per dei racconti? Eppure, c’è sempre qualche altra storia, diciamo più ampia, che mi cattura e quindi continuo a rimandare. Forse però è come dici tu, non ho mai avuto le storie “giuste”, prima o poi arriverà un input a cui non potrò resistere. Penso anche che i racconti non siano affatto facili da scrivere, e questo lo dico soprattutto perché ho amato tantissimo le tue raccolte delle “Erbacce”. La mia convinzione è che bisogna avere il dono della sintesi. E io non ce l’ho! Ma prima o poi ci proverò…

Dopo questa prova (sto leggendo il romanzo e per adesso posso dire: Bel colpo!), pensi di proseguire nell’esplorazione di altri generi?

Intanto sono felice che tu lo stia leggendo! Ma chissà se scriverò altro? 

Ho in mente una storia, solo abbozzata, che si può ricondurre a un giallo (ma non poliziesco). Diciamo quindi che non mi allontanerei troppo ma comunque mi affascina la sfida di esplorare nuovi territori. Tutto sta nell’avere l’ispirazione giusta, però. Quindi a volte si tratta di aspettare.

Domanda inevitabile anche se forse un po’ prematura: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai già pensando a una nuova storia, oppure hai bisogno di staccare un po’ dalla scrittura, prima di tornare a pensare a una nuova opera? 

Benché mi manchi la scrittura, penso che mi farà bene staccare per un po’. Come ti accennavo prima, ho un’idea per una nuova storia ma prima di buttarmi a capofitto a scriverla, vorrei capire dove potrebbe portarmi, e avere il tempo di approfondire i personaggi. Poi ho un’altra mezza idea di scrivere il seguito di “Come un dio immortale”. Ciò che mi frena è che non amo molto i sequel, quindi non so se mi deciderò a farlo.

Nulla di definito, come puoi vedere. Prima scherzando ho detto “chissà se scriverò altro”. Ecco, a volte ci penso sul serio… 

Grazie ancora per questa bella chiacchierata.


Trama del romanzo “Sarà il nostro segreto”
È notte fonda quando Valeria viene trascinata fuori casa dal marito Filippo, senza una spiegazione. Dopo una frenetica corsa, l’auto finisce fuori strada e Filippo perde la vita. Per la polizia non ci sono dubbi: si è trattato di omicidio.
Disperata e stordita dall’accaduto, Valeria si rifugia presso la villa di famiglia del marito, che ospita una biblioteca privata dedicata alla musica. Con lo scorrere dei giorni, nella soffocante atmosfera della casa cominciano a emergere segreti collegati alla biblioteca e al fratello di Filippo, Raffaele, da sempre innamorato di Valeria.
Mentre le indagini della polizia tentano di sbrogliare il caso, Valeria deve fare i conti con l’immenso dolore per aver perso l’uomo che amava. Una sfida che si fa ancora più ardua quando si convince che per vendicare la morte di Filippo c’è una sola strada: uccidere Raffaele.

Il dubbio si insinua sottopelle. Cresce. Diventa ossessione. 

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Maria Teresa Steri è giornalista, blogger e autrice di tre romanzi a sfondo esoterico (in vendita su Amazon, cartaceo e digitale). Vale a dire: Bagliori nel buio; “Come un dio immortale“; “Tra l’ombra e l’anima“. E di un romanzo noir uscito di recente: Sarà il nostro segreto.

 

Ama le storie intriganti, di suspense, quelle che ti tengono con il fiato sospeso. Coltiva questa passione non solo leggendo, ma anche guardando le serie tv. È inoltre un’appassionata di fumetti, che divora ancora con piacere alla mia veneranda età.

Gestisce il blog Anima di carta.

17 commenti

  1. Sono veramente colpita! Maria Teresa è un’autrice poliedrica e molto feconda, ho scaricato il suo noir appena è uscito e ora mi preparo a leggerlo. Conosco i suoi precedenti lavori e sono molto curiosa di leggere questa svolta di genere, anche se non proprio radicale.
    Un ringraziamento a Marco per averla ospitata. A Maria Teresa i migliori in bocca al lupo!

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  2. Molto interessante questa intervista, soprattutto perché sto leggendo il nuovo romanzo di Maria Teresa. Bravo marco e in bocca al lupo a Maria Teresa per questa nuova avventura.

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  3. Piacevole intervista, per cui ringrazio entrambi. L’uscita di un romanzo è sempre un momento di grande soddisfazione e altrettanto grande esaurimento di energie. Quindi congratulazioni per l’impresa compiuta, in bocca al lupo per il percorso del nuovo romanzo, e auguri per questo periodo libero che chissà dove ti porterà, Maria Teresa. 🙂

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  4. Grazie, Grazia! Hai proprio ragione, l’uscita di un romanzo porta soddisfazione ma allo stesso ti prosciuga. Sarà per questo che la mia voglia di scrivere è scarsa ultimamente, forse dopo aver compiuto un’impresa, come l’hai chiamata, serve occuparsi d’altro per un po’ 🙂

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  5. Avete poca memoria ragazzi! Maria Teresa l’ha scritto eccome un racconto! Posso quasi dire in esclusiva per webnauta! 😉
    Il suo “Come Bonnie e Clyde” (un racconto noir terrificante, e quindi ben scritto essendo un noir!) ha partecipato al mio contest “Racconti da spiaggia” nell’estate del 2018.
    Quindi, secondo me, Maria Teresa potrebbe avere un futuro anche con i racconti. Potresti leggere Jack Ritchie (quello di “È ricca, la sposo e l’ammazzo”), che sapeva proprio incatenarti alla pagina e non era sempre così ironico come potrebbe far pensare il suo titolo più famoso.

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    • Caspita, è vero!! Un racconto decisamente in esclusiva 😀
      Quella è stata una bella esperienza di scrittura, anche perché ero motivata a mantenere il testo circoscritto dalle indicazioni del contest. Ora il timore sarebbe di cominciare un racconto con le migliori intenzioni e finire per farlo diventare un altro romanzo di 300 pagine! Però ci devo riprovare, sì.
      Jack Ritchie… vado subito a curiosare 😉

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