Perché devo fare marketing? Io voglio scrivere!


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 25 giugno. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Una delle domande che molti autori indipendenti si pongono è: Ma devo proprio fare marketing?
No, ci mancherebbe. Puoi tranquillamente ignorare il marketing delle tue opere. Se per esempio pubblicassi con una casa editrice, ci penserebbe lei (be’, in teoria dovrebbe pensarci lei).
Dal momento che hai scelto di essere un autore indipendente, chi mai si occuperà di un settore così strategico? Se non lo farai tu, non lo farà nessuno.

 

Già: perché devo fare Marketing, o autopromozione che dir si voglia? Io voglio solo scrivere!

Questo è uno degli interrogativi che spesso si leggono in giro sulla Rete. Lo pongono autori, oppure autrici, indipendenti che vogliono scrivere (e infatti scrivono), e pubblicare (e pure in questo caso lo fanno). E non hanno alcuna voglia di impegnarsi a fare altro. D’accordo: ciascuno faccia un po’ quello che vuole.

Non desidero certo che qualcuno cambi idea, ci mancherebbe altro. Lo scopo di questo video è semmai ricordare a chi intraprende la strada dell’indipendenza editoriale, che non c’è nulla di facile o semplice. Bisogna rimboccarsi le maniche, e lavorare duro. Perché nessuno ti regala nulla, e se vuoi ottenere dei risultati, devi impegnarti.

Ma so bene che esistono autori che scrivono, pubblicano: e non hanno tempo, né voglia, di impegnarsi in altro. Per iniziare, sia chiaro questo: i lettori già adesso hanno tutti i libri di cui hanno bisogno. Zola, Tolstoj, Dostoevskij, Silone, Sciascia, eccetera eccetera.

Una montagna di libri, spesso capolavori, e a questa ci aggiungiamo anche Marco Freccero con i suoi libri? Sì, e poi sperare che il colpo di fortuna arrivi, e arrivi proprio a noi, è un po’ eccessivo, io credo.

Se scegli di essere autore indipendente, ti tocca. Potrei anche aggiungere che di questi tempi, una casa editrice guarda con maggiore attenzione a un autore con un buon seguito di lettori e una presenza, intelligente e costante, sulle reti sociali. Perciò se vuoi pubblicare con una casa editrice, sarebbe opportuno avere già una piattaforma di lettori che ti sostiene. Magari bella consistente. Con numeri importanti, insomma.

Se però non sei interessato alla casa editrice, e vuoi fare da solo: tocca a te occuparti dell’auto-promozione. Ma poi: che cosa significa, autopromozione, se non che fai sapere agli altri che ci sei anche tu, e hai scritto un libro?

Lo so: la sto facendo facile, come si dice. Perché auto-promozione non può limitarsi a dire che hai pubblicato.

È molto più complesso e richiede tempo. In pratica, come ripeto spesso sul mio blog, un autore indipendente, col tempo, deve creare una conversazione con i lettori. La conversazione probabilmente farà in modo che i lettori, ma non tutti, diventino in seguito i tuoi lettori. Perché in te trovano qualcosa che non c’è in altri. Oppure: in te trovano qualcosa che ricorda certi autori che essi amano alla follia.

Ma è una faccenda che non si improvvisa, e che richiede almeno mesi. In realtà richiede anni.
Creare una conversazione, in Rete, significa produrre contenuti capaci di distaccarsi dalla massa di contenuti che ogni giorno ci piovono addosso. Non è necessario pubblicare spesso, ma solo pubblicare contenuti di qualità.

Sul mio blog ormai pubblico un articolo alla settimana, ma all’inizio pubblicavo un articolo al giorno. Una follia pura. Oltre a rappresentare un grosso dispendio di energie, si finisce con l’annoiare i lettori. Che seppelliti dai tuoi contenuti, taglieranno la corda. Giustamente. Ma il blog, per la promozione del proprio “marchio editoriale”, o meglio per la promozione delle nostre opere, è davvero utile? Oppure è superato dalle reti sociali?

Buona domanda.

Credo che sia necessario anche nel 2020. È la tua casa, dove pubblichi quello che vuoi tu, quando vuoi tu. Dove ti presenti, spieghi chi sei, con una foto che faccia vedere che esisti. E poi con articoli, certo. In un certo senso, sei padrone a casa tua, e decidi la linea editoriale del tuo blog.

Io continuo ad aggiornarlo perché credo che nei mesi futuri il blog, non solo il mio, continuerà a svolgere il suo lavoro: creare nuove conversazioni con nuovi lettori (lo spero). Ma esiste anche un altro strumento, gratuito, per rendere ancora più intima e interessante la conversazione. Vale a dire: la newsletter. Di questo parlerò la prossima volta!

Alla prossima e: Non per la gloria ma per il pane!

15 commenti

  1. Ricevo almeno un paio di mail alla settimana in cui vari autori mi chiedono promozione gratuita sul blog, se non addirittura consulenza per curargli la promozione sui social (“eventualmente a pagamento” e l’eventualmente mi fa parecchio sorridere… io non trovo nessuno che lavora gratis, come mai?!) La cosa triste è che la metà sono comunque autori pubblicati da case editrici, ma “la mia è così piccola che non può permettersi di promuovere gli autori” (e allora mi chiedo qual è il lavoro della casa editrice, alla fine…)
    Purtroppo non basta più solo scrivere un libro. Se lo pubblichi è perché vuoi che sia letto. Ma per essere letto, deve essere trovato dal pubblico e la concorrenza è davvero tanta. 78 mila nuovi titoli all’anno. Che non possono essere tutti nella vetrina della libreria. Quindi occorre impegnarsi parecchio, con o senza casa editrice, per arrivare al lettore.
    (E da qui parte un ragionamento che sarà probabilmente il mio prossimo post, ci penso da febbraio, ed è un po’ triste… la scrittura, al giorno d’oggi, non è poi così democratica)

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    • A me non scrive mai nessuno. Qualcosa vorrà pur dire, giusto? 😉
      Arrivare al lettore è un’impresa titanica, ormai. Occorre conquistarli uno alla volta, e facendo attenzione a non perdere quelli già trovati.

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  2. Il problema è un altro: uno scrittore – anzi, uno che ha appena pubblicato un libro e nella vita fa tutt’altro – non può improvvisarsi un esperto di marketing. Quindi che tipo di promozione potrà mai fare sui social?
    Una sola cosa: annunciare che ha pubblicato il libro. Ma l’annuncio si fa una sola volta, perché dalla seconda scatta lo spam.

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  3. l’auto promozione è bene farla ma quello che serve sono i contenuti. L’indie author è in grado di farlo? Forse no, forse sì. Allora si dovrebbe trovare qualcuno, pagando e dai coi soldi che escono, che ci prepari la campgna promozionale. Ma quella la dobbiamo fare in prima persona. Rita Monticelli afferma che alla fine la nostra impresa di scrittore indipendente dovrebbe finire in pari o in positivo.
    Sarà vero?

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    • Lei ci riesce eccome. Ma l’editing, se ricordo bene, non lo fa lei, ma si affida a una serie di beta lettori. Anche perché un editor giustamente chiede qualche migliaio di euro per un lavoro come si deve. E in Italia sono ben pochi gli autori indipendenti che riuscirebbero a coprire le spese.

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      • infatti ha detto che lei ha un team con cui lavora, altri autori indipendenti che mettono insieme competenze diverse.
        Lo so che sono pochi gli autori indipendenti che riescono a pagarsi tutto quello che serve e recuperare le uscite.

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  4. La persona che atterra sul tuo blog non sta facendo un vero mordi-e-fuggi: sta entrando nella tua casa per fare due chiacchiere, o scoprire se sei una persona con cui può essere piacevole farle. Non c’è paragone con la persona che si imbatte in te su un social, e semplicemente “scrolla” oltre dopo avere letto due parole. Mi piace molto di più. Se si ragiona in termini di copie vendute e basta, il blog può dare un piccolo apporto, ma forse è l’unico solido.

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  5. Credo che il blog resti sempre un luogo più intimo e raccolto dove l’autore riesce a parlare con gli altri senza le storture dei social, in termini di vendite non credo influisca molto, in questo sono d’accordo con Grazia, però se colui che compra il tuo libro lo fa perché ti conosce attraverso il blog, di solito lascia una recensione e comunque interagisce di più.
    Sul marketing il discorso è più complesso, intanto bisogna saperlo fare, per me resta sempre un mistero perché, anche con le promozioni facebook, a volte ottengo buoni risultati altre volte quasi niente, per esempio ultimamente con le promo vendo quasi zero su Amazon ma vado bene su Ibs…

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  6. […] C’è di buono che questa operazione, inizialmente intrapresa tappandosi il naso – lo scrittore scrive, non vende, giusto? – può diventare un semplice aspetto del nostro lavoro, gratificante quanto una buona revisione, oppure una ricerca approfondita per trovare dettagli per le nostre storie. La motivazione è forte; in fondo quasi tutti scriviamo per essere letti, non per il gusto di parlare da soli. Che questo corrisponda implicitamente a copie vendute e guadagni è vero, ma può non essere l’unico criterio importante. (Dell’autore renitente alla promozione delle sue opere parla anche Marco Freccero QUI.)        […]

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