Devo pagare per pubblicare il mio libro su Amazon?


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 16 luglio 2020. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

“Ma Amazon vuole soldi per pubblicare il mio libro?”.

Ancora una volta siamo alle prese con le domande che fanno cadere le braccia, a proposito dell’autopubblicazione. Ma purtroppo tocca vedere, o leggere, anche queste cose.

 

Evidentemente le persone credono che Internet sia solo Facebook, e che al di fuori di questo sito non ci sia nulla. Google non sanno che cosa sia, figuriamoci tutto il resto, come YouTube per esempio.
Perché basterebbero pochi secondi per trovare la risposta.

No, Amazon non vuole soldi dagli autori indipendenti. Non chiede un solo euro per caricare il file del libro e la copertina, inserire la descrizione, e poi premere il tasto Pubblica.
Ma tu dovresti comunque investire nella tua carriera di autore indipendente.

Se vuoi fare sul serio. Sì, investire denaro. Il punto è che in questo Paese l’impegno, lo studio sono visti ancora come qualcosa di strano. Molto meglio affidarsi allo stellone, al colpo di fortuna. Tanto capita, no? Di rado, ma capita.
Talmente di rado che probabilmente è meglio rimboccarsi le maniche, e lavorare duro per ottenere qualcosa.

Chi segue questo canale sa che io da un po’ affermo questo: l’autore indipendente è un imprenditore e per questo deve investire denaro nella sua attività.
Per esempio è bene aprire un blog, e con quello darsi da fare per costruire la tua piattaforma di lettori.
Lettori che non comprano mai dagli sconosciuti, proprio perché sono… Sconosciuti. E loro hanno già George Orwell, Georges Bernanos, Bruce Marshall, eccetera eccetera.

Se non sanno chi sei, che cosa pubblichi: perché mai dovrebbero comprare i tuoi libri? Ecco perché devi spendere: tempo e poi anche soldi. Devi far sapere agli altri che esisti. Se ti pubblica una casa editrice, ci penserà lei a farti conoscere. Be’, insomma. Dovrebbe…

E dopo aver iniziato con il blog? Dovresti acquistare libri sull’autopromozione, ma anche su come creare una newsletter davvero efficace. Dove per efficace intendo: una newsetter aperta e letta. E molto altro ancora.

Parliamo di fatto di un lavoro, perché l’autore indipendente sceglie appunto un mestiere così come una persona decide di diventare un artigiano che produce mobili. All’inizio di questa attività, e per molto tempo, sarà sempre e solo in perdita (vale a dire: spenderai e ricaverai molto poco).
Mi rendo conto che si tratta di affermazioni magari un po’ brusche, che risvegliano dal sonno in cui spesso si vive; e dove basta, nel sonno, volere perché si verifichi il miracolo. Non c’è alcun miracolo, solo duro lavoro.

Molte persone faticano a capire che ormai se vuoi ottenere dei risultati nel settore dell’autopubblicazione, devi affrontare la sfida come se fosse appunto un lavoro. D’accordo, non ti paga nessuno. Allora usiamo il termine “investimento”?
E questo significa che metti mano al portafoglio e spendi. Lo dice uno che per esempio realizzava da sé le copertine dei propri libri.
Poi un giorno ho incrociato una editor, la brava Sara Gavioli, che mi ha consigliato di rivedere le copertine dei miei racconti.

Per esempio, la copertina di Non hai mai capito niente, la mia raccolta di racconti, a me adesso piace tantissimo. Per ottenere questo ho pagato. Mi sono rivolto a una grafica di Genova, che si chiama Tatiana Sabina Meloni.

Che cosa ci ricorda la saggezza popolare? Che non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Quindi, è vero che Amazon non vuole soldi per pubblicare le tue opere. Ma tu se fai sul serio, se vuoi essere un autore indipendente, devi investire in questo mestiere.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane!

13 commenti

  1. Certo che chi pubblica in autonomia è un imprenditore e come tale deve investire capitale di rischio per promuovere i suoi libri. Costi alti, ricavi bassi. Un editor bravo pretende circa 400 euro per l’editing – diciamo per un testo di circa 360.000 battute. Se si punta al top il costo lievita e non poco. Una copertina professionale viaggia sui cento euro. Poi bisogna promuovere il proprio testo per farsi conoscere e creare lo zoccolo duro di lettori. Questi sono costi vivi a cuoi dobbiamo aggiungere il nostro tempo. Insomma come dici non è una passeggiata.

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  2. Come non essere d’accordo con te, bisogna investire, sono d’accordo, pensa che io questo mese ho investito molto in copertine di libri (il mio thriller appena uscito e la cover di un romanzo che devo ri-pubblicare…tra un po’). E poi c’è il proprio tempo, la fatica, la promozione ecc
    Anche a me le tue nuove cover piacciono molto!

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  3. Belle le tue copertine, in effetti (forse quella de L’ultimo dei Bezuchov mi piace un po’ meno). Un certo investimento va messo in conto, per limitato che sia, se si vuole essere visti tra i tanti autori in circolazione. I risultati possono essere scarsi, ma il nulla assoluto è molto peggio. 😉

    Piace a 1 persona

  4. Non devi pagare Amazon per pubblicare il libro, la devi pagare per fartelo vendere 😉 .
    Il resto dipende. Si può trovare anche un cattivo editor benché lo si paghi, il che non è una novità o una faccenda da sottovalutare. Per nulla.

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  5. “Non si possono fare le nozze coi fichi secchi” non l’avevo mai sentita, che poi a me i fichi non piacciono, e direi manco le nozze, se non per il vestito da damigella e la torta! 😛

    Certo che a pensarci è ben curioso questo settore: gente che è disposta a pagare anche 8.000 euro per essere pubblicato da una casa editrice a pagamento (con i riscontri che sappiamo…) e gente che non investe manco 50 euro su una copertina; ti chiedono se bisogna pagare per pubblicare su Amazon poi però danno per scontato che tu pinco-pallo-blogger-che-non-ti-ho-mai-letto gli faccia un bel post promozionale gratis, senza fatica, tieni qua il comunicato stampa; si lamentano che non vendono una copia che sia una, amici e parenti esclusi che però il libro lo vogliono gratis, ma se gli domandi qual è l’ultimo romanzo letto sono capaci di dirti che non hanno tempo per leggere perché devono scrivere… 😀

    E poi c’è pure chi vorrebbe investire in questo settore. Non so se l’hai ricevuta anche tu quell’indagine di mercato. Volevano sapere quanto sono disposta a pagare mensilmente per una piattaforma che offra servizi di networking con editori (quali? Mondadori? o Premiata Casa editrice Gino Pasticcio Srl?), revisori, illustratori, traduttori, impaginatori, ecc., protezione del backup (DropBox?) e diritto d’autore (ci sono già altri strumenti validi), una vetrina professionale (c’è già il blog), autopubblicazione su questa piattaforma (ce ne sono già altre, e tanto vende bene solo Amazon, se lo sai gestire…)
    Strano come pensino sia un settore dove investire, quando le case editrici si lamentano di non farcela. Mah!

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