Scrivo per offrire ciò che ho capito della vita – Intervista alla scrittrice Grazia Gironella


 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 31 agosto 2020

 

Dopo la pausa di agosto, il blog riprendere a essere aggiornato. E le “danze” ricominciano con l’intervista alla scrittrice e blogger Grazia Gironella. L’occasione è la pubblicazione del suo nuovo romanzo: “Tutti gli amori imperfetti“.
Chissà che cosa avrà risposto alle mie domande.

Buona lettura.

 

Sei da un po’ di anni una scrittrice che pubblica con regolarità le sue opere. Un cammino che prosegue ma: per quale meta? Qual è il tuo obiettivo?

Innanzitutto grazie per l’ospitalità; è un piacere essere qui. Non è facile rispondere a questa domanda. Quando ho iniziato a scrivere seriamente, cioè qualcosa di più degli sfoghi emotivi su carta, per me era semplicemente iniziata una conversazione con il pubblico. Non mi è mai venuto in mente, mentre scrivevo racconti e romanzi uno dopo l’altro, che potessero restare nel famigerato cassetto. Questo la dice lunga sulla mia ignoranza in ambito editoriale, ma anche sul mio modo istintivo di vivere la scrittura come comunicazione. Non scrivo per me stessa, o non sopporterei i mesi di lavoro e le decine di revisioni! Da allora le nebbie dell’ignoranza si sono almeno in parte dissipate, anche grazie a siti come il tuo, ma la sensazione di raccontare storie a qualcuno non è cambiata, nemmeno dopo avere scoperto che l’incontro libri-lettori può essere arduo. In fondo, per quanto possa suonare presuntuoso, scrivo per offrire ciò che ho capito della vita ai lettori, attraverso le vicende dei miei personaggi.      

Come scrittrice, quali sono i tuoi interessi? Che cosa affronti grazie alla scrittura? 

Attraverso la scrittura scopro nuovi risvolti negli esseri umani, me stessa inclusa, ed esploro gli spunti che mi arrivano dalla realtà (e che cerco, quando non mi arrivano). In particolare attraverso la scrittura posso arrivare a esprimere con precisione ciò che penso e provo, a differenza di quanto succede a voce, quando emozioni e approssimazioni tendono a inquinare il discorso. Lo trovo fantastico: qualunque cosa io abbia scritto, posso correggerla fino a esserne soddisfatta. Non cerco una perfezione reale, che sarebbe impossibile, ma la corrispondenza il più possibile precisa tra quello che voglio esprimere e la sua forma sulla pagina.

A parte questo, la mia attenzione scrivendo è sempre puntata sui personaggi, sulle loro difficoltà nell’imparare a vivere e sugli strumenti che permettono loro di superarle, o almeno tentare di farlo. Di solito l’incontro fertile, capace di mettere in moto la storia, è quello tema-personaggio. Sento il bisogno di parlare di qualcosa di grande, che raramente cerco nel quotidiano. Questo non perché non ci sia grandezza nella normalità; soltanto non è lì che mi piace esplorare, nemmeno in veste di lettrice. Il mio intento come autrice è di scavare nelle difficoltà e nelle sofferenze dei personaggi, messi sotto pressione da circostanze inusuali, fino a fare emergere la crepa da cui può filtrare la luce. Non necessariamente ci riesco, ma ci provo.

Il rapporto con la “tua” scrittura, nel corso degli anni, quanto è cambiato? Vale a dire: che effetto ti fa leggere le tue prime opere?

Trovo mille ritocchi stilistici da fare in ogni pagina, ma in fondo sono piccolezze. In generale mi riconosco in ciò che ho scritto, anche se alcuni racconti sono stati più un modo di esplorare i generi e le mie capacità che non l’espressione di qualcosa di davvero mio.

Da lettrice, ci sono libri, o generi letterari che non affronti, o che affronti a fatica?

Cerco di tenere lontana la fatica dalla lettura. Esistono troppi libri tra cui scegliere per ostinarmi a puntare su quelli da cui non mi sento attratta – libri cui poi non renderei giustizia. A parte questo, mi piace molto esplorare nuovi generi, ma tendo a evitare polizieschi, spy stories e un certo tipo di romance. L’esperienza mi dice che questi generi mi lasciano del tutto indifferente, ma sono convinta che un bravo autore possa farmi piacere qualunque cosa. 

Nelle tue storie ricorre spesso il tema del viaggio. C’è un elemento del viaggio che molti non considerano affatto (o molto poco), mentre per te è cruciale?

Da un lato per me, come per molti altri autori, il viaggio è il modo in cui il personaggio, cercando qualcosa di conosciuto o indefinito, tenta di trovare se stesso. Nasce sempre da un disagio e dall’urgenza di trovargli una risposta. C’è però nella mia insistenza sul viaggio una connotazione personale: per diversi motivi, di carattere e di esperienze di vita, mi sono sempre sentita “a casa” ovunque e da nessuna parte. Non ho mai conosciuto il senso di appartenenza ai luoghi che riscontro in tante persone. In un certo senso mi sento sempre in viaggio e in cerca di qualcosa, quindi fare viaggiare i miei personaggi significa calarli nel mio modo di percepire la realtà.  

Ricevi mai delle mail dai lettori? Se sì, che cosa chiedono?

Non mi capita spesso di ricevere mail. Qualcuno mi ha scritto per farmi i complimenti per un mio romanzo che aveva letto, qualcuno per chiedermi consigli o sapere se mi occupo di editing, ma in generale il mio è un pubblico silenzioso, commentatori del blog a parte.

Probabilmente, hai regalato dei libri, nel corso degli anni. Regaleresti gli stessi libri a quelle persone, adesso? Insomma: quanto sono cambiati i tuoi interessi nel corso del tempo?

Può sembrare strano, ma non mi è mai piaciuto regalare libri. Non so bene perché. Forse mi disturba l’idea che un libro speciale – almeno per me deve esserlo, se lo regalo – possa essere letto con superficialità, oppure non letto affatto, o semplicemente non apprezzato (cosa del tutto normale).       

La tua scrittura e i finali. Come arrivano? Li hai in testa sin dall’inizio, oppure li “scopri” mentre scrivi la tua storia?

Quando inizio la prima stesura so già dove arriverò. Mi serve a dare una coerenza alla storia, che per me non è soltanto una sequenza di eventi, casuali o concatenati, ma un percorso guidato da una sua logica interna, spesso misteriosa. I dettagli possono cambiare in corso d’opera, l’atmosfera e le sfumature anche, ma la storia avrà il finale che ho immaginato. O meglio: finora è sempre stato così.

Di recente hai pubblicato un nuovo romanzo (“Tutti gli amori imperfetti”).  Oltre a chiederti di parlarcene, vorrei che ci spiegassi qual è la molla che ti ha indotto a scriverlo.

 

 

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Dopo il romanzo Veronica c’è avevo ancora voglia di rivolgermi allo stesso pubblico misto di adolescenti e adulti. In mente, in quel periodo, avevo spesso la terribile situazione degli animali negli allevamenti intensivi. Avevo letto da poco Se niente importa, di Jonathan Safran Foer, che mi aveva dato un salutare scossone sull’argomento. Per questo è stato naturale che si materializzasse un personaggio, quello di Mac, pronto a lottare per i suoi ideali animalisti, ma in difficoltà per quanto riguarda i rapporti umani. A questo materiale si sono combinate le riflessioni sui problemi di adattamento che persone di culture diverse dalla nostra possono avere quando vengono a vivere in Italia. È nato così il personaggio di Jamila, che con le sue vicende funge da catalizzatore nel cambiamento di Mac e Viola, i due protagonisti. Si parla di amore, come si evince dal titolo, per tutto il romanzo. Non soltanto amore romantico, ma anche amore dei genitori per i figli, degli insegnanti per i loro ragazzi, dell’uomo per la natura. Sono amori spesso travagliati, a volte drammaticamente distorti, che però danno alle persone la possibilità di mettersi alla prova ed evolvere.     

Parlaci un po’ dei tuoi prossimi progetti (perché c’è sempre un libro in cantiere, vero?)

È vero! Quando non scrivo mi “spengo”, perciò passo da un progetto all’altro, quando non ne porto avanti due in contemporanea. In questo momento sto per iniziare a lavorare sulla storia di Amela, una persona speciale che ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere. Trovare la forma giusta per raccontare la sua vita incredibile sarà una vera sfida. Poi c’è già un altro romanzo a metà stesura, sospeso per la pubblicazione di Tutti gli amori imperfetti; per non parlare di un’idea che mi è venuta di recente… Ma è meglio non guardare troppo avanti e fare un passo per volta.


Chi è Grazia Gironella?

Grazia Gironella è nata nel 1963. Ha un marito, un figlio adolescente e un grosso cane nero di nome Maya.

Nel tempo libero scrive, legge, pratica yoga e taijiquan e vive la natura.
Alle spalle ha una decina di anni di scrittura vissuti intensamente, in cui ha prodotto molto, vinto diversi premi, pubblicato qualcosa e lottato parecchio. E che cosa ha prodotto e pubblicato è possibile scoprirlo nella sezione “Pubblicazioni” del suo blog. E proprio sul suo blog “Scrivere Vivere” è possibile leggere articoli di tecniche narrative, di citazioni, di maestri conosciuti e sconosciuti, e soprattutto leggerete le riflessioni di un’appassionata di scrittura.

14 commenti

  1. Bentornati a tutti e due! 😀
    “per diversi motivi, di carattere e di esperienze di vita, mi sono sempre sentita “a casa” ovunque e da nessuna parte. Non ho mai conosciuto il senso di appartenenza ai luoghi che riscontro in tante persone.” Anche se non faccio viaggiare i miei personaggi (o si? non ricordo, dovrei controllare…) mi trovo molto in questa affermazione. 😉

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  2. Ho letto questa intervista con vero piacere! Complimenti a Grazia e a Marco. Mi riconosco in parte in alcuni passaggi. Il tema del viaggio è molto bello.
    Concordo sul fatto di non regalare libri in linea di principio: a parte il dispendio, per strano che possa sembrare le persone finiscono per non leggere un libro regalato. E’ come se tu stesso, autore, lo svalutassi…

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  3. Sì, purtroppo è così. Mi è venuto in mente anche il paragone tra la fotografia con la pellicola e quella attuale con il digitale. Quando si scattava, anche da fotografi dilettanti, si ponderava molto bene lo scatto perché i costi di stampa erano elevati. Ora si scatta a raffica centinaia di foto spesso uguali.
    Nello stesso modo si viene presi dalla frenesia di scaricare il libro gratis, ma poi non si ha il tempo di leggerlo e ci si ritrova con centinaia di libri nell’e-reader… che oltretutto, non avendo consistenza fisica, difficilmente attirano la tua attenzione!

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      • Mi sembra un modo per autosvalutarsi. D’accordo che non essendo autori conosciuti si cerca di incoraggiare il lettore, ma 0,99 è davvero troppo basso. Però ci sono autori, soprattutto di romance, che sfornano tre o quattro romanzi l’anno e vendendo a un prezzo del genere se la cavano bene; anzi, un’amica mi ha detto che in quel genere non vendi proprio se alzi un po’ il prezzo. Non è il nostro caso.

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