Una follia chiamata scrittura


 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 28 settembre 2020.

 

 

 

 

Non c’è alcuna logica in questa follia chiamata scrittura. 

Passare ore, giorni e mesi su una storia che non si sa se venderà, e che se anche accadrà qualcosa del genere, non ripagherà affatto degli sforzi costati.

Rileggere, rivedere, correggere dialoghi, descrizioni, paragrafi; cancellare interi capitoli; scriverne altri perché d’un tratto ci si rende conto che “servono”. Modificare radicalmente (oppure solo in superficie) altri capitoli ancora. 

Una massa di ore di lavoro che non saranno mai ripagate. 

Eppure le persone che praticano questa attività non sono considerate folli. Ma di certo lo sono. Io ho le prove.

Il barboncino-drago

In maniera del tutto inspiegabile chi dice che vede un drago che vola, viene considerato matto (e poco importa che il drago esista davvero). Se il drago viene inserito in una storia di qualche centinaio di pagine, assieme ad altri personaggi chiaramente inesistenti, in una serie di avvenimenti che non si sono mai verificati, le persone sono anche disposte a pagare pur di mettervi le mani sopra. Ricavano pure dei film da storie del genere (pure il cinema: un ambiente che crea mondi e storie e personaggi quasi del tutto inesistenti. E si paga per vedere queste rappresentazioni).

Forse se la follia viene condivisa da un numero consistente di persone, diciamo qualche migliaio, essa “magicamente” smette i panni della patologia per diventare un rassicurante elemento del panorama. Il drago diventa come un barboncino, e nessuno si sogna di dire che il barboncino-drago (o il drago-barboncino?) sia una chiara prova di squilibrio mentale, giusto?

Giusto.

Quindi il trucco sarebbe scovare un sufficiente numero di persone (un migliaio appunto), che si credono sane (oppure sono malate inconsapevoli? Forse sono solo a caccia del giusto rimedio) e quindi fondare una specie di loggia che condivide appunto la follia. Che a quel punto non sarebbe più tale.

Il che è folle, se ci pensi bene. E siamo di nuovo al punto di partenza.

Gli aerei non esistono, ça va sans dire

Proviamo a rovesciare tutto.

Nulla di nuovo sotto il sole, sia chiaro. Ma partiamo dall’idea che i treni, gli aerei e la televisione (e tutto quello che tocchiamo), non esistono. E che invece i draghi esistano, e pure un mucchio di altre strane creature. Se giochiamo a questo gioco, scopriremo quindi che sono le cose tangibili che rappresentano la follia, mentre tutto quello che non è tangibile sono diversi tipi di cure per guarire dal male di una vita che ripete a squarciagola: 

“Conta solo la logica, conta solo quello che puoi toccare”.

Il bambino probabilmente è uno degli esseri più saggi che appaiono sulla terra. Lui sa che i lupi parlano, e i draghi esistono. Che se si sale su un tappeto si vola e che un mucchio di cose parlano. Non diciamo che è folle, né ci sogniamo di correre trafelati dal medico chiedendo aiuto perché sta combattendo una dura battaglia contro mostri a tre teste (altra categorie che, secondo la logica, non esisterebbe. E i consigli di amministrazione delle aziende cosa credi che siano? Esatto: mostri a più teste). Ma anzi lo incoraggiamo a fare esattamente così perché in questo modo il suo sviluppo sarà sano.

Allora: perché se io a cinque anni non sono matto quando dico che il drago esiste, lo divento se proprio ora dico che i draghi esistono e i lupi parlano (e hanno cambiato anche sarto)?

Ah, vero: bisogna essere responsabili e assennati. Non credo che esista sul pianeta Terra un essere più assennato e responsabile di un bambino, ma diciamo che diventiamo (per fortuna?) responsabili e assennati nel corso degli anni. Crescendo.

Vediamo un po’ come tutta questa responsabilità e assennatezza si concretizza nella vita di tutti i giorni.

Giusto ieri ho visto un paio di draghi…

Quando ti imbarchi su un aereo non sai chi diavolo siano i piloti; né se i meccanici hanno svolto con correttezza il loro lavoro in officina, e hanno davvero messo a punto il motore esattamente come si deve. Ti devi fidare, esattamente come ti fidi a comprare il libro di uno sconosciuto. Solo che il biglietto aereo costa un po’ di più di un romanzo, e quest’ultimo ha il grosso vantaggio di cadere (per esempio dalla scrivania), senza trascinare con sé il suo legittimo proprietario.

Purtroppo se sei a bordo di un Boeing e lui precipita non puoi dire: 

“Be’, questa storia non mi piace, ha preso una brutta piega: la mollo!”

Facciamo una cosa per cui non siamo certo tagliati (volare, appunto), e per questa ragione ogni tanto ci sfracelliamo. Paghiamo un biglietto a volte salato per salire a bordo di un aereo, e dobbiamo fidarci di perfetti sconosciuti che si impegnano, in fondo, a sfidare uno stato che non ci appartiene (non siamo stati creati con le ali. Il nostro è uno stato in un certo senso artificiale).

Questo comportamento però è assennato e responsabile. 

E di fronte a tutto questo non dovrei gridare: 

“Siete folli”?

Il matto sarebbe un tipo che dice che i draghi esistono? (Ne ho visto giusto ieri un paio). 

La vita quotidiana è fatta di follia, in realtà, perché accanto all’esempio dell’aereo, potrei citarne a bizzeffe.

Quando vai dal dentista permetti a uno sconosciuto (almeno agli inizi), di ficcare le sue mani nella tua bocca.

Quando eri bambino e in bocca ci ficcavi le mani di cui eri il legittimo proprietario (le tue mani), trovavi sempre qualche rompiscatole (madre, zie, padre), che ti dicevano che no, quello proprio non si fa.

Le agenzie di viaggio? 

Prenoti, paghi, e ti arrabbi se qualcosa non va per il verso giusto, perché tutto deve scivolare via senza un intoppo, senza un’increspatura. 

Arrivi al mare e piove? Chiedi i danni!

Il treno era in ritardo? Chiedi i danni!

La pizza di Hong Kong non era come quella di Caserta? Chiedi i danni!

E i folli sono quelli che credono ai draghi? Se non vuoi intoppi e la pizza di Caserta: stai a casa. Al massimo, vai a caccia di draghi.

Eccetera eccetera.

Chissà.

Forse la scrittura non è altro che il doveroso impegno (folle non devo nemmeno ribadirlo), che alcuni si caricano sulle spalle (sul perché lo facciano, è arduo scovare una risposta), per permettere a chi lo desidera di ritornare ancora a credere a quelle cose che esistono (draghi e compagnia cantante), perché quelle che ci circondano sono solo ombre, e ci vogliono male. 

E ce ne vorranno sempre di più. Quindi: fai attenzione. Non fidarti di quello che vedi e che tocchi. Mai. 

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell’elenco.

13 commenti

  1. Ma sono assolutamente d’accordo con lei signor Freccero!
    Non ci trovo proprio alcun senso logico sul perché devo pagare un biglietto costoso per salire su un trabiccolo di ferro con le ali che potrebbe cadere con uno starnuto perché un meccanico assonnato si è dimenticato uno solo dei 16 bulloni con sui sta fissato il motore, enorme, all’ala, striminzita. E perché diamine non posso salire su un drago? Meglio ancora su un Fortunadrago! Mi pare ovvio che mi fido più del drago!!
    Mi fido più del drago che viaggiare attraverso le pietre, oltre al mal di testa, non sai mai dove arrivi davvero… 😉

    "Mi piace"

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