Ci giochiamo la freschezza e il piacere di leggere, con l’ossessione della perfezione?


 

di Marco Freccero. Pubblicato il 19 ottobre 2020.

 

 

 

 

Un po’ di tempo fa ho letto il romanzo di Selma Lagerlof “La saga di Gösta Berling”, edito da Iperborea (e da chi altrimenti?). Non mi è piaciuto molto, purtroppo; eppure di questa scrittrice svedese, Nobel della letteratura, ho letto e apprezzato tantissimo “L’imperatore di Portugallia”. Un capolavoro, un libro che consiglio. Tuttavia, anche da questa lettura poco convincente (secondo il mio giudizio), c’è qualcosa di interessante da ricavare, perché è vero che un libro, probabilmente, ha sempre qualcosa da dire.

Un romanzo strano

Qualcuno dirà: “Bella forza, parliamo di una scrittrice premiata con il Nobel”. Può darsi che sia così.
Ma il libro ha una postfazione di Lars Gustafsson (altro scrittore svedese a me ignoto), che ha il pregio di chiarire alcuni aspetti di questo romanzo. In breve: Gösta Berling è un prete spretato. All’inizio ci viene di fatto presentato come un alcolizzato, uno che alza eccome il gomito e il vescovo sembra arrivare nella sua parrocchia proprio per cacciarlo, perché indegno. Non accadrà niente del genere. Poi, quando si allontana dalla sua parrocchia, diventa un vagabondo, e quindi uno dei “Cavalieri” (anzi, il punto di riferimento di questo strambo gruppo di uomini), di fatto non si parla più di questo suo vizio. Eppure non è così semplice liberarsi dalla dipendenza dall’alcol, vero? Non è la sola incongruenza che Gustafsson fa emergere nel suo intervento al termine del libro.

Per esempio: c’è un capitolo dove si parla del ferro di Ekeby (il paese dove i cavalieri risiedono). Siccome un po’ tutti in quel paese sono impegnati a far di tutto tranne che a lavorare, il ferro che dovrebbe, secondo gli accordi, essere consegnato a Göteborg, non arriva più. Quindi i cavalieri decidono di portarlo a destinazione essi stessi, a bordo di alcune imbarcazioni, con tanto di vele, percorrendo il fiume. Però a un certo punto si parla invece di “chiatte”, che sono una cosa un po’ differente dalle imbarcazioni (non hanno vele).  Che cosa intendo dire? 

Troppi editor! Troppi “So Tutto Io”!

Semplice.
Questi “problemi”, ci spiega Gustafsson, sono all’interno dell’opera di una scrittrice che vincerà il Nobel della letteratura. Questo libro è pubblicato quando ha passato i 30 anni, e probabilmente questa scrittrice svedese non sa la differenza tra un’imbarcazione a vela, e una chiatta. Oppure non la reputa particolarmente interessante. Sempre Gustafsson alza un po’ il velo anche su altre piccole incertezze presenti dentro questo romanzo, arrivando a concludere che forse Selma non ha voluto (oppure non se ne è resa davvero conto), sviluppare meglio certi tratti del carattere dei personaggi, né della storia. Perché non si è documentata? Perché certi personaggi dipinti in un modo molto energico, poi sembrano troppo deboli, quasi in balia degli altri o degli eventi? Boh!
Dettagli?

Forse sono dettagli. Anche se presi tutti insieme restano dettagli, e non hanno certo impedito a Selma di diventare una delle scrittrici più lette e amate in Svezia, e anche al di fuori dei confini del suo Paese. Di certo, piaccia o no questo romanzo (a me non è piaciuto molto, come ho dichiarato sin dall’inizio), è di sicuro un romanzo fresco, genuino, tutt’altro che banale. Ed ecco (finalmente), giungere la mia domanda. Al giorno d’oggi, quanto di questa freschezza, ingenuità, superficialità arriverebbe davvero in libreria? Con tutti gli editor tesi a confezionare un prodotto “vendibile”, e in accordo con il gusto del pubblico (questo animale mitologico che tutti credono di conoscere, eppure sfuggente), “La saga di Gösta Berling” arriverebbe al grande pubblico?  Con tutti gli esperti che bazzicano la Rete, pronti ad alzare il ditino e a criticare questo e quello, oppure perché a pagina 311 c’è un’incongruenza e:

“Di questa casa editrice non comprerò mai più nulla!”

Non è complicato capire che cosa succederebbe. La risposta quasi certamente è: No.
Non vedrebbe la luce, o almeno non in questa forma o con tali incongruenze.  Potrei a questo punto lanciarmi in un elogio dell’autopubblicazione che invece permetterebbe eccome a quest’opera di essere pubblicata; ma mi trattengo. L’editore svedese era forse uno sprovveduto? Può darsi; oppure non badava a questi dettagli, oppure li ha ben visti ma ha deciso che era meglio proporre al pubblico una storia fresca, magari ingenua, invece di mettervi mano, cambiarla, modificarla (stravolgerla?). E così è stato. Il successo di questo libro è stato sin da principio grande, e continua a vedere bene anche ai nostri giorni. Si tratta, insomma, di un classico.

Qualcuno potrebbe farmi notare che ormai in libreria si trova di tutto, e quindi non sarebbe improbabile trovare sugli scaffali opere con strafalcioni e difetti ben peggiori di quelli che ho appena accennato in precedenza. Ed essendo la prima opera di Selma, lei ha poi avuto tutto il tempo per migliore il proprio sguardo, la propria tecnica. Né intendo in questo modo cercare di giustificare certe opere, magari osando affiancare “La saga di Gösta Berling” con il romanzo di tal Marco Freccero dal titolo “L’ultimo dei Bezuchov” (e così parlo anche di quello che combino io, di modo che chi legge si renda conto che io sì, sono un autore indipendente). 

copertina ebook l'ultimo dei bezuchov

Ma il punto è un altro, mi pare. Vale a dire: non esiste (anche tra gli autori indipendenti), una smania per rendere “perfetto” e “proprio come si deve” qualunque opera? Quanta genuinità e freschezza ci stiamo giocando (o stiamo perdendo), inseguendo il gusto del pubblico e la perfezione?

Che cosa stiamo perdendo?

Non intendo certo fare l’elogio dei libri con copertine dozzinali e con un testo approssimativo (meglio dichiararlo subito). È solo un tentativo di spostare la riflessione su un modo di operare che forse, alla lunga, tende a rendere i libri troppo identici, spegnendo anche il puro e semplice piacere della lettura perché ormai un libro che non “redime”, che non migliora e che non rende migliori i lettori sembra quasi un’eresia. E deve essere pure perfetto (perché: la Mercedes è perfetta? Non si guasta mai? E allora!). Un libro prima di tutto deve essere un piacere: il piacere della lettura, e basta. Ha un messaggio? Sì: il piacere di leggere! Il resto è del tutto secondario. Il punto è che tutto quello che è secondario ormai tende a prevaricare, a invadere, anzi a sommergere il puro piacere di leggere. E questo è un male.

14 commenti

  1. Un tempo non esistevano gli editor. E di sicuro l’editore non conosceva la differenza fra una barca a vela e una chiatta o è sfuggita. Idem per gli altri dettagli.

    Nel romanzo di Ken Follett “La colonna di fuoco” a un certo punto il narratore dice: “Lui non aveva fatto altro che strofinare un fiammifero”. Siamo nel 1570, cioè 250 anni prima dell’invenzione del fiammifero.

    Non so se sia una (ignorante) libertà del traduttore o una svista di Follett e del suo editor. Purtroppo su Google libri quella parte non si legge.

    "Mi piace"

    • Tolstoj faceva leggere i suoi libri alla moglie: la sua editor. Dumas con Il conte di Montecristo sbaglia a calcolare l’età di Edmond Dantès (e forse ci sono anche altre sviste). Ma chi se ne accorge in un romanzo del genere?

      "Mi piace"

    • Beh! Dire che un tempo gli editor non c’erano non mi sembra il caso. C’erano e come c’erano ma si chiamavano Calvino, Vittorini, Pivano e altro ancora. Loro la storia non la storpiavano ma la leggevano. Per gli errori formali c’erano i correttori di bozza. Come ha detto Marco, il livello si è appiattito anche perché sono pochi coloro che leggono.

      "Mi piace"

  2. Temo anch’io che possa esistere una tendenza del genere, forse dettata dal desiderio di andare sul sicuro: si fa il libro che venderà, il resto ciccia. Spero che non sia un timore fondato. Certo è che se parliamo di perfezione, non parliamo di libri. Di cosa parliamo? 😉

    "Mi piace"

  3. Avevo un amico carrozziere che ha fatto una settimana di prova alla Porche: quando ha aperto il cofano di una macchina è rimasto sconvolto nel vedere che per alcune parti non venivano usati bulloni (avrebbero rovinato l’estetica), ma colla.
    Nessuno può conoscere tutto di tutto, dettagli imprecisi sono tollerabili e possono sfuggire o essere giustificati con “ma sì, è un racconto”. Se viene scritto un racconto storico invece l’attenzione è opportuno che sia un po’ più curata. Oppure si fa come Arthur C. Clarke che usa la passione per la scienza per fare teorie e i romanzi sono solo un espediente per esprimerle (quindi prima la precisione, poi il romanzo).
    L’essere puntigliosi o meno secondo me dipende tanto dalla personalità dello scrittore: ho letto immense porcherie diffuse solo per la smania di “mostrarsi agli altri”.

    Piace a 1 persona

    • Sui romanzi o racconti storici concordo. Lì ci vuole più precisione. Sigrid Undset aveva ambientato il suo romanzo più famoso nel medioevo norvegese, ma lo conosceva perché lo aveva studiato e si era documentata. Per dire: in Norvegia a quel tempo arrivavano le noci italiane, e anche se è un piccolo dettaglio, aiuta a capire il suo impegno e la cura che aveva messo nella stesura.

      "Mi piace"

  4. Sugli errori anacronistici dentro i romanzi storici ci ho scritto un post, dopo che si erano alzate discussioni agitate per un cucchiaino di zucchero nel tè dentro il romanzo Outlander, cronologicamente mentre era ancora attivo il razionamento della Guerra… dovuto, guarda caso, ad un editor impiccione che ha fatto spostare di 1 anno la data d’inizio della storia!!
    Ma secondo te quando stai leggendo una bella storia, te ne frega qualcosa dello zucchero?!
    Sei disposto a credere che delle pietre ti facciano attraversare il tempo per 200 anni ma stai lì a cavillare su un cucchiaino di zucchero?? 😀 😀 😀

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.