10 anni di “Insieme nel buio”


Insieme nel buio copertina

 

 

 

di Marco Freccero.

Pubblicato il 26 ottobre 2020.

 

 

 

 

Oltre 10 anni fa (sì, perché me ne sono accorto solo di recente, e l’anniversario era nel mese di maggio) autopubblicavo “Insieme nel buio”, tre racconti neri liguri (come mi pare dica il sottotitolo).

Dieci anni di autopubblicazione. Se avessi imparato qualcosa mi sarei inventato chissà che cosa per celebrare la ricorrenza, per rilanciare l’ebook (non c’è nessuna edizione cartacea, né ci sarà).

Ma avevo e ho una buona giustificazione.

Calma piatta

Vale a dire lui: il #progettoIOTA. Ero e resto impegnato a lucidare a dovere il nuovo romanzo che autopubblicherò a dicembre (e questo è certo, anche se nulla è davvero sicuro a questo mondo). Avevo perciò altro per la testa; ma un professionista non si lascia sorprendere così, non è vero? Quindi non sono un professionista, nonostante i dieci anni di autopubblicazione.

Probabilmente sono senza speranza…

Quei tre racconti sono in vendita su Amazon a 99 centesimi di euro e dovrebbero (il condizionale è più che mai d’obbligo) indurre le persone a scoprire il sottoscritto e poi, grazie ai vari link al resto della mia produzione presenti all’interno del file, spingerle a dare un’occhiata a tutto il resto.

Trilogia delle Erbacce compresa; poi “L’ultimo giro di valzer” e “L’ultimo dei Bezuchov”.

trilogia delle erbacce copertine

Tanta roba vero? Insomma…

 

copertina l'ultimo giro di valzer

 

Ma è da un pezzo che queste opere dormono un sonno profondo, e la situazione si è un po’ mossa solo perché ho investito denaro in banner su Facebook. Quindi ho venduto poche copie di “Non hai mai capito niente”, e avuto una recensione (Grazie!). Il problema è che si tratta di racconti, e le persone non li amano affatto. Benché si affermi il contrario da tempo, non pare che la situazione sia cambiata molto (ma probabilmente il mio non è un osservatorio autorevole e il mio è un punto di vista molto limitato). Il pubblico ama i romanzi e considera i racconti un ripiego. Fine. E sarà così per molto tempo ancora, forse per sempre.

Non credo che spenderò altri soldi per la pubblicità su Facebook. L’ho fatta anche per “L’ultimo dei Bezuchov” e i risultati sono stati “zero”. Forse dovrei studiarmi bene gli Amazon Ads?

copertina ebook l'ultimo dei bezuchov

 

Forse. Per adesso mi godo il successo della mia newsletter che ha raggiunto i 100 iscritti (per saperne di più: clicca qui). Sempre sperando che qualcuno non si decida ad annullare l’iscrizione!

Adesso che ci penso: a maggio è stato un anno dalla pubblicazione de “L’ultimo dei Bezuchov”. Però avevo la testa al #progettoIOTA (l’ho già scritto, giusto?).

Perché questo articolo? Boh!

Che cosa volevo dire con questo articolo? E chi se lo ricorda!

Ah, ecco: forse una specie tutta particolare di resoconto di questi 10 anni di autopubblicazione? Un “Tiriamo le somme”? 

Ancora? Come se non lo avessi già fatto, su questo blog, un’infinità di volte.

Il mio obiettivo per quest’anno era (tra gli altri), di raggiungere i 100 iscritti alla mia newsletter prima di dicembre. Ci sono riuscito, anche perché  regalo ben 2 ebook a chi si iscrive! Ma, come si dice? Non devi badare ai grandi numeri, ma coccolare i piccoli numeri in modo che siano loro i tuoi migliori ambasciatori.

Anche perché io i grandi numeri non li vedrò nemmeno col binocolo. E sono sempre più persuaso che se non sei capace a curare i piccoli numeri, non saresti capace di curare nemmeno i grandi. E non serve dire: “Dici bene; però…”. Dico bene perché ho ragione.

I grandi numeri arrivano di rado, ma arrivano solo perché si è avuto cura dei piccoli numeri (lo scrivo, però non ci credo molto. Arrivano grazie alla fortuna, e basta).

Rispetto a quei racconti di dieci anni fa credo che la scrittura sia migliorata, ma pure rimasta abbastanza fedele a se stessa. Il primo racconto (“Insieme nel buio”) nacque come sono sempre nate le mie storie: un’immagine, e poi “pedalare”. Nel senso che dopo è necessario correre dietro alla preda (la storia) per capire dove va e come va a finire. Da anni non scrivevo più nulla e se provo a leggere quei racconti arrivo alla conclusione che non sono malaccio, per uno che appunto aveva smesso di scrivere.

Ecco infine la verità: ho scritto questo articolo per pubblicizzare biecamente le mie opere. E poi non avevo molte idee per aggiornare questo blog.

 Di recente mi sono chiesto a che pro tutto questo impegno (la fatica è un’altra cosa, non scriverò mai “La fatica di scrivere” perché è ridicolo, e offensivo). 

Cosa ne ho ricavato? Domanda sbagliata.

Se scegli, perdi sempre qualcosa

Dovevo farlo, dovevo scrivere: fine. Se non lo avessi fatto probabilmente sarei stato meno Marco Freccero. 

D’altra parte, possiamo ragionevolmente affermare che anche avere scritto tutte quelle storie mi ha comunque reso meno Marco Freccero. Ho perso un sacco di occasioni rinchiudendomi in casa a scrivere quei racconti, quei romanzi. Occasioni che avrebbero potuto cambiare la mia vita in maniera forse radicale, migliorarla. Pensare che lettura e scrittura siano sempre la migliore cosa è infantile. 

Forse anche questo mio modo rude e disincantato di affrontare la scrittura ha tenuto distante un po’ di persone. 

Se usassi questo blog e le reti sociali per proclamare a ogni piè sospinto che la scrittura rende migliori; che viaggiare apre la mente; che “Non posso vivere senza la lettura/la scrittura” (pardon, deve recuperare la mascella che mi è caduta per le risate) e tutte le corbellerie del genere che vanno per la maggiore: magari la situazione sarebbe differente.

Ogni scelta che facciamo passa attraverso una rinuncia. Siamo certi, mentre scegliamo, di compiere la scelta migliore (altrimenti, perché farla?). Non pensiamo quindi a quello che andremo a perdere: in quell’istante e in seguito. Dopo, probabilmente, ci guardiamo indietro e siamo portati a dire: “Ah, già. Che peccato”. Ma ormai è tardi.

Per questa ragione dopo il #progettoIOTA non ci sarà più niente (non è la prima volta che lo scrivo, ma voglio che sia ben chiaro: sarà il mio ultimo progetto e poi si chiude!). 

Peccato solo che, già essendo vecchio, quando avrò pubblicato l’ultimo romanzo sarò ancora più vecchio, e con zero voglia di combinare qualcosa.

Un autentico dramma, insomma. 

Se però il Governo sbloccherà davvero i cantieri, ne avrò un bel numero da vedere. A cominciare da quello dell’Aurelia bis qui a Savona (tutto fermo da anni perché l’azienda è fallita).

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

11 commenti

  1. Avendo appena letto il post di Elena, mi viene da domandarmi se non ci sia qualche tipo di influsso astrale negativo. Io credo che una cosa sia la cura di ciò che si ama, un’altra sia l’accanimento terapeutico. I cadaveri non vanno imbalsamati: se è ora di passare ad altro, significa che va bene così. Personalmente ho notato che scrivere mi fa stare bene, al di là di tutto. Al resto non penso, in questo periodo, ma sono convinta che torneranno anche momenti in cui dirò quello che tu stai dicendo oggi. A me comunque piace molto come scrivi; ci tengo a leggerti, al di là della mia preferenza per i romanzi.

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    • Qualunque sia l’esito, devi scrivere. Come ripeto spesso: il resto non è in tuo potere, se non in minima parte. Strategie, trucchi: sono tutte cose che se funzionano, lo fanno per puro caso. Sì, certo: devi muoverti, eccetera eccetera. Ma devi anche restare fedele a quello che vuoi raccontare. Che devi raccontare. E se piace a dodici persone: buon per loro. 🙂

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  2. Tutto quello che mi perdo, dici? Scrivere un racconto oppure guardare Barbara D’Urso in televisione la domenica? Leggere un romanzo oppure seguire col fegato verde i dibattiti politici? Passare tutto il mio tempo libero sulle storie oppure girare da un apericena all’altro (ingrassando…)? L’unica cosa che mi perdo scrivendo e leggendo sono gli amici (no, non è vero, gli amici che vogliono sentirmi mi sentono lo stesso, quelli che non sento più evidentemente erano poi amici…) e gli allenamenti, ma pure i muscoli devono riposare. E quindi scrivo! 😀

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    • Ma la scelta può essere anche tra scrivere… E fare un viaggio. Scrivere, o fare una visita a un museo. Scrivere, oppure fare quella telefonata che non farai più. Scrivere, o scegliere un lavoro che non ti farà più scrivere. Come vedi, non c’è solo la D’Urso 😬😀

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