Tra le isole Faroer e la Luna: ma che romanzo è?


 

 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato su YouTube il 5 novembre.
Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Un libro tutt’altro che recente ma molto interessante. Di uno scrittore norvegese. L’editore? Ancora Iperborea.
Buona lettura!

 

“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin” è un romanzo del norvegese Johan Harstad pubblicato in Italia da Iperborea. La traduzione è di Maria Valeria D’Avino che cura anche la postfazione. Non è un libro recente, infatti è uscito in Italia nel 2008.

Il protagonista, Mattias, racconta la storia in prima persona. È nato nello stesso giorno dello sbarco sulla Luna degli statunitensi. Forse per questo ha sviluppato una enorme ammirazione per… Buzz Aldrin appunto, il secondo uomo a camminare sul nostro fedele satellite. E ha improntato la sua vita un po’ sul modello di Buzz.

Sì, perché lui non vuole primeggiare, sgomitare, essere sul palco o un protagonista. Il suo più grande desiderio è quello di essere sempre secondo, di stare dietro le quinte e lì svolgere con coscienza il proprio lavoro.

Sa cantare, ha una bella voce e potrebbe essere il leader di una band di amici; ma proprio perché detesta stare al centro dell’attenzione rifiuta questa offerta.

Lavora in un vivaio. Ma le cose a un certo punto iniziano ad andare male. Il vivavio infatti è in crisi e Mattias perde il lavoro.
Non solo.
La sua ragazza lo molla, da circa un anno frequenta un altro uomo.

Un amico, uno nella band, lo invita come tecnico del suono nelle isole Far Oer, dove faranno un concerto. E lui decide di partire.
Poi, si ritroverà su una strada di quelle isole, solo, con la mano insanguinata, una busta piena di soldi, e nessuna idea di che cosa sia capitato a lui, e ai suoi amici.

Per fortuna, troverà altri amici.
È un romanzo pubblicato in Italia nel 2008. In apparenza Mattias fa parte di quella legione di persone che appunto preferiscono il dietro le quinte, e che chiedono solo di fare appunto il loro lavoro senza mai correre il rischio di trovarsi con una telecamera e un microfono sotto il naso.

Persone che non vogliono apparire mai, in nessuna circostanza, e che difendono questo loro diritto con determinazione.
Credo che questo sia una lettura solo in parte corretta.
Mattias sente come tutti la pressione di un mondo che illude tutti e premia pochi, pochissimi. Cerca di far credere che sul palco c’è posto per tutti, basta volerlo.

Ma non funziona affatto così.

Eppure credo anche che ci sia dell’altro. Credo che Mattias, e di riflesso un po’ tutti quelli che la pensano come lui, preferiscano adottare questa strategia, stare dietro le quinte,non solo per non apparire.
Ma soprattutto per creare attorno a sé una specie di cordone sanitario che pochi possono superare. E se sono pochissimi, meglio ancora.

Quindi non è solo una protesta contro un mondo che produce a getto continuo fenomeni, e che di continuo li getta via.
È anche una riflessione sul rischio che si corre a essere così radicali nel perseguire lo scopo di starsene tenecemente dietro le quinte.
Il rischio di separarsi anche dagli altri, da chi ci ama e ci vuole bene. Ma che alla fine, pure costoro sembrano far parte di quella forza che a tutti i costi ci vuole gettare sul palco.

Forse limitarsi a fare bene il proprio lavoro dietro le quinte, e rifuggendo dalle luci del palco è troppo poco. È solo un modo, magari arzigogolato, per tagliare i ponti con tutto e tutti, inseguendo una felicità che può esistere solo quando si sta con gli altri.

Alla prossima e: non per la gloria, ma per il pane.

 

6 commenti

  1. Forse è proprio come dici. Non è facile, però, quando per accettarlo devi combattere la tua tendenza naturale a startene dietro le quinte, appunto.

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  2. Se stare sul palco è difficile e dietro le quinte pericoloso, meglio stare dentro la buca del suggeritore no? 😀
    Stai leggendo tutto il catalogo Iperborea o segui un particolare filone nordico?

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