Autopubblicazione e successo: un bel problema!


 

 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato su YouTube il 12 novembre 2020.
Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Oggi parliamo di un argomento che affascina in tanti, ma che pochissimi raggiungono. Vale a dire: il successo (come autore indipendente).
Buona lettura e buona visione (o buona visione e buona lettura?).

 

 

Tutti siamo affascinati dai grandi numeri.
Tutti vogliamo essere i numero uno.
In più c’è questa pratica chiamata “autopubblicazione” che promette, e sottolineo promette, benessere e successo.

Ne siamo certi?

L’essere umano, antropologicamente, e così faccio credere di essere molto intelligente, è attratto sempre dai modelli vincenti.
Vogliamo essere Pietro Mennea o Usain Bolt; nessuno si ricorda il nome del secondo o del quarto arrivato.

Tutti conoscono Alberto Tomba o Pirmin Zurbriggen: perché gli occhi sono sempre puntati sul primo arrivato.
Perché gli occhi e il cuore sono tutti per un Dumas, un King, un Dickens: che vendono a carrettate e siccome adesso non ci sono più barriere, ci dicono, e tutti possono pubblicare: è impossibile, si dice ancora, non riuscire a fare i soldi.

La faccenda è molto più complicata di così.
Solo i grandi numeri contano, si dice. Ma che si dica non significa che sia vero, giusto?
Giusto.

Se vuoi scrivere, di certo leggi in quantità industriali. Quindi sai perfettamente che per uno che ha un grande successo, ce ne sono 10 che vendono poco o pochissimo. Oppure: vendono solo dopo essere morti. È la realtà, bellezza!

Esiste King; ma esiste anche Richard Yates, amatissimo dai critici e snobbato dal grande pubblico.
Ecco Camilleri; e accanto ecco lo scrittore svedese Torgny Lindgren, che pochi conoscono e apprezzano.

Abbiamo Elena Ferrante; e vicino possiamo piazzare lo scrittore islandese Thor Vilhjalmsson, poco letto nel nostro Paese.
La grande verità che tanti guru in Rete, e non solo lì, si dimenticano di dire è che il successo, i grandi numeri, sono per pochissimi. E spesso tutto è frutto del caso.

Ma noi non possiamo accettare la verità. Vogliamo e pretendiamo che la fortuna veda noi e solo noi.
Ecco perché compriamo libri o corsi che ci insegnano, o almeno dovrebbero farlo, a conseguire grande vendite.

Ecco che cosa ho imparato. Scrivi le tue storie. Lascia perdere le ricette, i miracoli, i trucchi. Se funzionano, e spesso non funzionano affatto, accade per pochissimi.
Propongono strategie e piani che per esempio non funzionano per me e per molti altri. E non possono funzionare perché le mie storie sono uniche, particolari.

Crediamo che i piccoli numeri siano indice di scarsa qualità, eppure se leggiamo sappiamo bene che non è così. Molti autori hanno venduto pochissimo eppure sono diventati dei classici.

Oppure non sono diventati dei classici, penso per esempio a Bruce Marshall, scrittore scozzese ormai dimenticato, che però ha scritto pregevoli storie.

Realisticamente, un autore indipendente dovrebbe solo badare a scrivere le sue storie al massimo delle sue possibilità, e cercare poi con il blog, di costruire attorno a sé una piattaforma di lettori che lo sostengano.

Senza attendersi però grandi numeri. Ben sapendo che i grandi numeri probabilmente andranno ad altri. Non è giusta o ingiusta, la vita.
Funziona così. Ma se hai un dono, come quello della scrittura, proteggilo e coltivalo.
Ma non farti grosse illusioni.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane!

8 commenti

  1. Il successo a qualcuno è arrivato, conosco 2 autori, un italiano e un americano, che da autopubblicati sono stati notati da grandi case editrici.
    Concordo però che autopubblicarsi non debba essere una scelta per avere successo o più successo che con l’editoria tradizionale.

    Piace a 1 persona

  2. Che dire? Hai ragione, punto. Può succedere di raggiungere vendite stratosferiche, più o meno come può succedere di fare una grossa vincita al lotto… se si gioca. E’ lì il punto: giocare. Se non giochi, non ti può succedere niente di speciale; se giochi, come minimo avrai gioito del tuo dono. 🙂

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