Tutto quello che trovi in questo blog


 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 23 novembre 2020.

 

 

 

Tutto quello che trovi in questo blog di Marco Freccero, e probabilmente lo hai capito da lunga data, non è che frutto del mio “estro”. 

Di quello che mi passa per la mente. Non c’è pianificazione alcuna da un bel pezzo (un tempo lo facevo. Ma la pianificazione richiede tempo, che viene sottratto al resto).

Sono passati i tempi delle guide, dei trucchi, delle dritte. Passati e finiti.

Eppure potrei tranquillamente ricominciare. Se le visite a questo scalcagnato blog sono un poco aumentate negli ultimi mesi è grazie a delle vecchie guide su come pubblicare. Buona parte dei lettori vanno lì, leggono, e poi passano oltre.

Pochissimi sono quelli che si iscrivono alla mia newsletter (eppure regalo due ebook!).

Dovrei aggiornarle? Non credo che lo farò.

La Signora Fortuna

Ci vuole parecchio tempo per capire che il successo non è frutto di duro lavoro, di logica, di procedure da ripetere fedelmente (oppure da trasgredire). Ma è solo fortuna.

Quindi questo blog da un pezzo pubblica degli articoli con dei titoli che nessun esperto di Seo consiglierebbe mai (anzi: ne sarebbe inorridito).

E tratta argomenti che non vanno per la maggiore su Google Trends o siti analoghi. Non perché mi piaccia fare il bastian contrario.

Ma perché è così che si deve fare. 

Il successo, sia quello enorme che quello medio, non arriva che per puro caso, e proprio per questo abbiamo bisogno che ci dicano come costruirlo. Ci illudiamo che esistano ricette e strategie, e che basti replicarle aggiungendo però il nostro tocco. E mi raccomando: non arrendersi mai! Guai a farlo, perché allora non ci credi!

E poi magari ci si ritrova a comprare l’ennesimo webinar o libro che ci spiega (ancora una volta), come scalare quella rete sociale, come conseguire appunto il successo. E perché la finzione sia totale (e per fare in modo che ai nostri occhi non lo sia), magari scriviamo pure recensioni colme di entusiasmo perché “questo” libro, o “questo” webinar, stavolta, non è come tutti gli altri.

No, è diverso.

A volte la finzione può durare tutta la vita. 

Sembra difficile accettare la realtà, e probabilmente lo è. La fortuna dei totalitarismi è la semplificazione della realtà: tutti i problemi si risolvono (di solito), facendo fuori qualcuno. Chi dice che i problemi sono complessi e richiedono strategie adeguate: nei campi di lavoro.

Questo non significa restare nel cantuccio e non provarci (a uscire da esso). Ma occorre farlo con la consapevolezza che certe strategie non funzionano. 

Per esempio: ho fatto della pubblicità su Facebook sia per i racconti della Trilogia delle Erbacce, che per “L’ultimo dei Bezuchov”.

trilogia delle erbacce copertine

Se nel primo caso sono comunque riuscito a vendere due o tre copie e a rimediare anche una recensione (ed è incredibile: si tratta di racconti!); nel secondo nulla. Zero. Nada.

Perché ci sono storie che non attirano che un’esigua minoranza, e non credo che spenderò altri soldi per il #progettoIOTA. Perché farlo?

Ho forse studiato le tendenze letterarie in Italia, prima di scriverlo? No.

Ho costruito una storia secondo i gusti del pubblico? No.

Affronto dilemmi e problemi pratici? No.

Quindi, probabilmente, eviterò con cura banner e pubblicità. Mi affiderò alla fortuna, e quindi non sarà un successo. Perché come si dice: ci vuole fortuna anche per avere fortuna.

Non realizzerò alcun trailer o video (come invece avevo fatto in precedenza).

Né spedirò comunicati stampa a siti o giornali (zero riscontri).

Torniamo adesso a parlare del blog.

Una semplice conversazione

Come detto, non pianifico nulla nemmeno per esso. Gli articoli arrivano, e quindi li scrivo. Credo, o forse mi illudo, che una conversazione non debba essere utile, ma interessante. 

Altrove scoverai di certo blog che ti spiegano un sacco di cose; e lo fanno pure bene. E che hanno un sacco di lettori, e quindi ecco le immancabili guide su come costruire un blog di successo.

Potrei scriverne un sacco pure io. Ma non ne ho proprio voglia. Il solo pensiero mi rende esausto. 

Immagino invece che alcuni lettori (pochi, sia chiaro), siano invece alla ricerca di una “semplice” conversazione. E un povero autore indipendente che ha superato il mezzo secolo di età dovrebbe puntare soprattutto su questo bisogno. Esatto, ancora una volta parlo dell’ecosistema che chi racconta storie dovrebbe costruire grazie al blog e alla newsletter. Tra l’altro, sto seriamente pensando di chiudere l’account di Twitter. Di restare quindi con il blog, il canale YouTube e Facebook. E soprattutto con la newsletter. Deciderò cosa fare entro la fine dell’anno.

Il problema, se decidi di fare conversazione, è che alla lunga ottieni poco. Ottieni qualcosa, certo; ma appunto alla lunga. E le persone non sono molto interessate alla conversazione. Preferiscono schierarsi perché avere idee proprie, usare quella protuberanza sopra il collo richiede troppa fatica. Meglio entrare a fare parte di una tifoseria. Vuoi mettere i vantaggi?

Se non attacca, non crea polemiche (altrimenti, che conversazione sarebbe?); se ne sta tranquilla lungo la via, a disposizione di chi ha voglia o tempo: è evidente anche ai paracarri che non attirerà molto interesse.

Non importa.

Al giorno d’oggi le persone cercano una soluzione ai loro problemi. Quindi i blog che rispondono a questo tipo di esigenze hanno un grande successo.

Di recente mi è capitato di dare un’occhiata a certi siti che spiegano come vendere più libri. E nella maggior parte dei casi gli esempi mostrati sono sempre di libri che risolvono problemi come “perdere peso”, per esempio. 

Oppure che spiegano come scrivere storie che le persone vogliono leggere. Insomma: roba per me assolutamente inutile.

Non risolvo problemi pratici; e nel secondo caso ricordo che il mio motto resta sempre quello: “Prima la storia, poi il lettore”.

Quello che si trova in questo blog è insomma qualcosa di molto personale e che non fa nulla, ma proprio nulla per essere simpatico o per strizzare l’occhio alle tendenze del momento. Lo so che chi mi legge già lo conosce a sufficienza (eppure continua a leggere quello che scrivo: misteri della psiche umana!). Ma mi sembra importante ribadire questi concetti, ogni tanto.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

8 commenti

  1. Credo che ognuno debba scrivere quello che “sente” nel profondo del cuore (o dell’anima scegli tu).
    Questo vale per sia per i romanzi-racconti sia per il blog, se scrivi ciò che non sentì il lettore se ne accorge e forse non apprezza…

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  2. Non è solo questione di fortuna, ma certo quello è l’ingrediente decisivo. Credo che tu abbia ragione su tutti i fronti. Chi se la sente, però, di interiorizzare davvero la possibilità che i suoi sforzi contino così poco? Io no. Mi entusiasmo, lavoro, apprezzo tutto ciò che posso. Al resto faccio spallucce (scommetto che questa espressione ti piace). Quanto ai titoli, se si ossequia la SEO (e io ci sto provando) sono veramente pietosi. Almeno portassero lettori a frotte…

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    • Stai lontana dalla SEO! 😀
      Il mio articolo più letto è quello dove elenco “i libri per imparare a scrivere da leggere assolutamente”. Siccome lo aggiorno, di tanto in tanto, continua a essere tra i più cliccati. Ma (per dire), pochissimi si iscrivono alla newsletter. Pazienza. 🙂

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  3. Neanche io studio le tendenze letterarie, né mi preoccupo dei gusti del pubblico né tantomeno affronto dilemmi.
    E anche io sto seriamente pensando di chiudere l’account di Twitter 😀
    Il blog è personale e ognuno ci scrive ciò che vuole, soprattutto se è un autore.

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  4. “Altrove scoverai di certo blog che ti spiegano un sacco di cose…”
    Ce l’hai con me? Stai parlando con me? Eh? 😀 😀 😀
    Sono di quelli che scrivono post pratici, offrono soluzioni (informatiche di solito), rispondono a qualche bisogno dei lettori. Semplicemente perché sono anche un lettore, sono anch’io alla ricerca di quelle soluzioni o sto comunque studiando per me, tanto vale condividere quello che scopro o imparo. Così prendo due piccioni con … un biscotto. Preferisco i biscotti. 😀

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