Costruire il proprio pubblico: come?


 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato su YouTube il 3 dicembre 2020.
Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Piccolo video su un argomento che tormenta gli autori indipendenti: come costruire il proprio pubblico?

Buona visione!

 

 

Un autore indipendente, che pubblica da sé i propri libri, senza l’aiuto di una casa editrice dunque, come si costruisce il suo pubblico di lettori?

Proverò a rispondere!

Allora: sono un autore indipendente. Vale a dire che non solo scrivo, ma poi pubblico da me le mie opere su Amazon o altrove. A chi vendo i miei racconti o romanzi?
Ai miei lettori.
E come si riesce a scovare il proprio pubblico di lettori?
Buona domanda, grazie.

Prima regola: non scimmiottare nessuno, non vergognarsi di quello che si è. Di quello che si propone.
Se tu per primo non ci credi, se pubblichi ma con quell’atteggiamento che dice: “Ma non so, scusatemi tanto, io proprio non so se comprerei mai questo mio libro”: sei fuori strada, e pure di parecchio!

Perché degli sconosciuti dovrebbero darti fiducia se tu per primo non riponi alcuna fiducia nel tuo lavoro?

Soprattutto adesso, con le reti sociali, molti tendono a imitare il comportamento dei “primi della classe”, delle star di Facebook o Instagram, certi in questo modo di “drenare” attenzione e poi lettori.

Non funziona esattamente così. Certo, puoi trarre ispirazione, questo sì, ma per il resto devi pensarci tu. Se scrivi romanzi oppure racconti, è inutile imitare chi viceversa si occupa di moda o televisione (perché magari si spera che lui o lei acquisti il nostro libro e poi lo consigli: non succede quasi mai, tranquilli!).

Devi proporre contenuti che dicano quali sono i tuoi interessi (la lettura, probabilmente), e il tuo mestiere (scrivi racconti o romanzi).

Meglio specificare: che letture prediligi? Che letteratura proponi?

Le persone se arrivano a te e non capiscono bene che cosa fai, chi sei, cosa proponi, ti mollano alla velocità della luce. Non c’è tempo per sviscerare la questione e capire cosa diavolo fai e chi diavolo sei.

Quindi: chiarezza.

Costruire il proprio pubblico è una faccenda che spesso richiede tempo, e non è detto che alla fine il proprio pubblico sia vasto.
Per questo molti cercano di prendere delle scorciatoie. Per esempio o acquistando seguaci o follower; oppure, inseguendo mode o polemiche che effettivamente, per un breve periodo, garantiscono visibilità.

Di solito, una visibilità che dura poco. Se scrivi romanzi sull’antica Roma, e dichiari di sostenere Joe Biden: be’, riceverai un sacco di “mi piace”.
Ma tu scrivi romanzi sull’antica Roma. E a tutte quelle persone che hanno apprezzato il tuo annuncio: non gliene importerà un fico secco.

Prima fai arrivare alle persone quello che sei e quello che fai, che scrivi: poi il resto. Ricordando che la politica è un terreno molto sdrucciolevole e finire impantanati in polemiche durissime e senza fine è un attimo.
E le tue opere intanto: immobili, non le conosce nessuno. Perché ti rivolgi, in casi del genere, al pubblico sbagliato.

Forse c’è per tutti un pubblico; piccolo. Quello grande, il successo insomma, è per pochi.

Spiegare bene chi si è e cosa si pubblica è un elemento che molti sottovalutano infatti. Lo danno per scontato: “scrivo”. D’accordo, però ancora adesso mi capita di trovare degli account che parlano di tutto: tranne del fatto che sono autori indipendenti.

E dall’altra parte, trovo altri account che parlano solo delle opere che hanno pubblicato.
Errore madornale!
Hanno visto in televisione, immagino, quelle pubblicità ossessive che vendono pentole e materassi, ripetute ogni 10 minuti. E credono che questa strategia sia vincente.

Pensano di conquistare il loro pubblico, sfinendolo.
No: il pubblico ti ignora.

Se scrivi, spero che tu legga. Quindi hai un sacco di argomenti per farti conoscere. Immaginando che siano 100 i tuoi contenuti, l’80% deve parlare di letture e scrittura; e solo il 20% delle tue opere.
Perché il pubblico, il tuo pubblico, lo conquisti con la conversazione.

Ne parlerò la prossima volta.

Alla prossima e: Non per la gloria ma per il pane!

12 commenti

  1. Quella delle letture mi pare una buona idea: in fondo si scrive ciò che si vuol leggere, quindi esternando le proprie letture i potenziali lettori si fanno un’idea di ciò che scrivi e scriverai.

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  2. E’ vero, bisogna mostrare di sé i lati più interessanti e attinenti alla scrittura, partendo dall’essere se stessi. Non ho ancora trovato un equilibrio in questo senso, ma ci proverò. Grazie delle utili riflessioni. 🙂

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  3. “Hanno visto in televisione, immagino, quelle pubblicità ossessive che vendono pentole e materassi, ripetute ogni 10 minuti.” E a questa frase sono scoppiata a ridere perché ho avuto una visione terribile: Freccero che mi diventa Mastrota!!! 😀 😀 😀
    Tra l’altro, nel mio racconto in scrittura ci son proprio i materassi!! XD
    Tornando seri: io trovo molto più difficile diventare ripetitivi nella pubblicità ossessiva, che lasciarsi andare a raccontare dei libri che si legge e che ispirano nuove storie.

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  4. L’ambiguità di un ruolo è veramente penalizzante: ad esempio io mi presento come “grafica”, ma sono “grafica editoriale”, ovvero collaboro con le tipografie. Hai idea di quante volte viene dato per scontato che sia in grado di creare un sito web, che non necessita solo di una grafica estetica (che potrei fare), ma anche di una parte di programmazione?
    Ho imparato sulla mia pelle quanto sia meglio attenersi al detto “patti chiari e amicizia lunga” con i miei contatti. Ho due account sui social, uno professionale ed uno per l’hobby della scrittura, proprio per evitare ambiguità.

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    • in questo caso sì, è bene tenere le cose separate. Purtroppo per molta gente se “lavori sul Web”, allora sei capace di ogni cosa. Come se un meccanico potesse riparare un aereo solo perché è bravo con le automobili.

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