L’ultimo grande libro del 2020


Di Marco Freccero.
Pubblicato su YouTube il 14 gennaio 2021.
Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

Il 2020 è alle nostre spalle. Ma prima di procedere con le nuove letture, diamo un’occhiata ancora a un libro letto sul finire dello scorso anno. Di che cosa si tratta?
Continua a leggere e lo scoprirai!

 

 

Siamo nel 2021, ma continuo a parlare di bei libri letti nel 2020. Stavolta tocca a “I giusti” dello scrittore olandese Jan Brokken. L’editore è Iperborea mentre la traduzione è a cura di Claudia Cozzi.

Di Jan Brokken ho già parlato in altre due occasioni. Quando ho recensito “Anime baltiche” dedicato alle tre repubbliche che si affacciano sul mar Baltico, vale a dire della Lettonia, Lituania ed Estonia. E “Il giardino dei cosacchi” dove si parla del periodo siberiano di Fedor Dostoevskij.

E qui di che cosa si parla?

Siamo in Lituania, nel 1940. L’Europa è già sprofondata nella Seconda Guerra Mondiale, e quel Paese accoglie ancora i profughi ebrei che scappano dalla Polonia. Ma è evidente anche alle pietre che la situazione non potrà che peggiorare. Occorre fuggire.

Jan Zwartendijk è il rappresentante olandese della Philips a Kaunas, e pensa solo a fare il rappresentante. Una sera, mentre è sul marciapiedi e sta chiudendo l’ufficio, sente il telefono squillare. Potrebbe lasciar perdere. Invece rientra, alza la cornetta, e la sua vita cambia per sempre.

Perché lui rilascerà migliaia di visti per il Curaçao (allora possedimento olandese) agli ebrei che cercano una via di fuga attraverso poi l’Unione Sovietica, grazie alla ferrovia Transiberiana, sino a Vladivostok.

Con la collaborazione del console giapponese Sugihara (ma i due non si incontreranno mai, si parleranno solo al telefono), i profughi avranno poi un visto per il Giappone, da dove cercare di fuggire negli Stati Uniti, o in Australia, o in Sudamerica.

Tutto si consuma nel giro di poche settimane, perché poi la Lituania viene invasa dalle truppe sovietiche che almeno agli inizi lasciano correre. Tutti quei profughi significano denaro contante, dal momento che un biglietto per la Transiberiana costava 400 dollari a testa.

Poi i russi ordinano la chiusura degli uffici consolari, ma sia Zwartendijk che Sugihara continueranno a rilasciare visti, anche in bianco, a tutti coloro che glieli chiedevano. A rischio della vita, perché già facevano una cosa “tirata per i capelli”. Proseguire quando gli uffici sono chiusi, è ancora più rischioso.

Zwartendijk rientra in Olanda, occupata dai nazisti. Dopo la guerra, non ne parla in giro, e anche in famiglia Zwartendijk ne parla poco. Il ministero degli esteri un giorno lo convoca ma solo per rimproverarlo: non ha seguito le regole, ha preso troppe iniziative.
Zwartendijk è amareggiato, e inoltre è addolorato per il silenzio di quei profughi che ha salvato, a migliaia. Si convince che sono tutti morti, altrimenti avrebbero dato notizie di sé.

Muore nel 1976 e la sua storia sembra destinata all’oblio. A parte i famigliari e una manciata di profughi che alla fine si erano fatti sentire, nessuno parla di quanto combinato da un rappresentante della Philips nominato console in Lituania.

Poi, la verità viene a galla. Circa il 95% dei profughi ebrei che hanno ricevuto da Zwartendijk un visto si è salvato. L’angelo di Curaçao, come lo chiamavano, è riuscito alla grande nella sua missione e viene infine riconosciuto Giusto tra le Nazioni.

Jan Brokken ha confezionato un altro bel romanzo che, a dire il vero non è esattamente un romanzo, ma un resoconto romanzato, e basato su fonti e testimonianze verificate, di quanto accaduto in quell’angolo di Europa che spesso dimentichiamo. È difficile restare indifferenti agli aneddoti, a quei volti (la maggior parte dei quali senza nome), che si incontrano in queste pagine.

E una domanda rimane, alla fine: Perché i giusti, in ogni epoca e nonostante il progresso, restano sempre una minoranza? E noi, saremmo stati capaci di una simile opera?

Ma rispondere non è facile. Forse solo ciascuno di noi può provarci.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane.

4 commenti

  1. Perché i giusti, in ogni epoca e nonostante il progresso, restano sempre una minoranza?
    Perché c’è da rischiare la vita e, per quanto sia giusta l’azione da compiere, a volte prevale l’istinto di sopravvivenza. Non so se sarei stata capace di tale eroismo.
    Meno male però che questa storia non è andata perduta!

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  2. Essere giusti implica anche avere un grande coraggio e non tutti ce l’hanno, concordo con il commento di Barbara. Questa è una bellissima storia che per fortuna è uscita dall’oblio, sicuramente ce ne sono altre che qualcuno un giorno racconterà magari atttaverso un libro.

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