Tempo di vivere tempo di morire – di Erich Maria Remarque


Di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube l’11 marzo 2021.
Ripubblicato nello stesso giorno su questo blog.

Continuo a rileggere vecchi romanzi, e continuo a rileggere Erich Maria Remarque.

Buona visione e buona lettura!

 

 

Tempo di vivere tempo di morire è un romanzo dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque, pubblicato da Mondadori (questa edizione è degli anni Ottanta), e tradotto da Ervino Pocar.

Se compri l’edizione di Neri Pozza che è attualmente in commercio, la traduzione è sempre di Ervino Pocar. Che si difende ancora molto bene, benché risalga agli anni Cinquanta del Novecento.

Questa volta, il protagonistra Ernst Graeber è un soldato tedesco che combatte nella Seconda Guerra Mondiale. Siamo in Russia e l’esercito tedesco sta ripiegando, ma non si può dire, naturalmente. Nel reparto di Ernst c’è una spia della Gestapo, e una parola sbagliata rischia per esempio di far saltare la licenza.
Lui da due anni ne attende una.

All’inizio lo vediamo coinvolto nella fucilazione di quattro partigiani russi. Poi, all’improvviso, la licenza. Proprio mentre si sta organizzando la controffensiva, ma lui parte di fretta e furia riuscendo a non essere richiamato.

Arriva in Germania, nella sua cittadina. Case distrutte, la gente che se la prende con i soldati perché non combattono abbastanza bene. La Gestapo ovunque, come un po’ dappertuto ci sono le SS e le SA.

La casa di Ernst è stata colpita dalle bombe, dei suoi genitori nessuna traccia. Si mette alla loro ricerca, che sarà infruttuosa; ma accadono due cose.

Incontra un vecchio amico (non sarà certo l’unico che incontrerà) che però ha fatto carriera. Infatti è Sturmführer, abita in una elegante villa fuori città dove il cibo e il buon vino non manca mai, e che ha usato il suo potere per vendicarsi del suo vecchio professore di liceo. Mandandolo in un campo di concentramento per sei mesi.

L’amico (che farà una fine ingloriosa), lo riempirà di doni, che Ernst accetterà. Quando il male diventa sistema, come si può riuscire davvero a starne lontani? A non accettarne i doni, i compromessi?

Ma soprattuto incontrerà Elisabeth, la figlia di un vicino, rinchiuso in un campo di concentramento, e della quale non ricordava nemmeno bene la fisionomia perché non si vedevano dall’infanzia. E attraverso l’amore che nascerà tra loro due, Ernst inizierà anche un lento e per questo doloroso esame di se stesso.

Che cosa sta facendo. Perché. Che cosa potrà fare lui, gli altri, dopo che tutto sarà finito. Come potranno ancora essere rispettati, i tedeschi, dopo aver scatenato una guerra che ha seminato odio e distruzione ovunque, e soprattutto nell’animo di ogni tedesco?

Si sposeranno, Ernst ed Elisabeth, e lui tornerà al fronte. E per difendere quattro prigionieri russi metterà in atto la sua rivolta personale. Che darà diritto solo alla sua morte.

Credo che questo romanzo sia superiore a “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Più maturo, più complesso, in esso Remarque dipinge una Germania dall’interno, stretta tra i bombardamenti e la paura del regime, una Germania dove la corruzione, il furto, la delazione sono ormai compagni quotidiani.

E gli interrogativi di Ernst ed Elisabeth sono quanto mai opportuni: quale Germania si potrà costruire su queste macerie? Ma non le macerie dei palazzi, naturalmente. Le altre macerie che il regime nazista, poi la guerra, hanno accumulato nell’animo di ogni tedesco, sino a soffocarlo.

Una curiosità. I due protagonisti a un certo punto parlano di viaggiare, e di andare anche in Svizzera, a Porto Ronco sulla riva svizzera del Lago Maggiore.
Proprio lì Remarque aveva acquistato nel dopoguerra una villa nella quale ha vissuto con la moglie, Paulette Goddard, ex moglie di Charlie Chaplin, sino alla morte, nel 1970.

È sepolto nel cimitero della cittadina.

Un romanzo che dimostra prima di tutto la grandezza di questo scrittore, la sua capacità di costruire una storia solida, convincente, dolorosa e proprio per questo onesta.
Alla fine ci si chiede che cosa ne sarà stato dei genitori di Ernst, di Elisabeth che senza farsi vedere, si era recata alla stazione per salutare Ernst in partenza per il fronte.

Ben sapendo che questa specie di magia, che si prolunga anche quando si chiude il libro, è tipica solo dei grandi romanzieri.

Alla prossima e: non per la gloria, ma per il pane.

12 commenti

  1. Ho amato molto Remarque, da giovane, credo di aver letto tutti i romanzi. Ho usato il verbo al passato solo perché è uno degli autori che vorrei rileggere, ma i libri sono tanti… troppi…
    Bell’articolo, come sempre.

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  2. Non ho letto ancora niente di questo autore, ma in merito alle macerie dell’anima dei tedeschi, a volte mi chiedo se sono riusciti davvero a toglierle e a costruirci qualcosa di buono. Me lo chiedo quando parlo con gli amici italiani che si sono trasferiti là e mi raccontano le loro sensazioni.

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  3. Letto anche questo in una edizione Medusa, quelle tutte verdi. Grande autore dimenticato in fretta perché è scomodo e mette a nudo le piccolezze di chi vive sulle spalle degli altri. Dovrò riprenderlo e rileggerlo come Niente di nuovo sul fronte occidentale

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