Parliamo ancora di Tolkien!


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato l’8 aprile 2021 su YouTube e ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Ebbene sì, parliamo ancora di Tolkien, del professore di Oxford. Grazie a un libro che ha affrontato l’opera di questo autore inglese in modo abbastanza corretto.
Anche se…

Buona lettura e buona visione!

 

Un altro libro dedicato a Tolkien. Questa volta si tratta di “Tolkien Mito e modernità” sottotitolo “In difesa della Terra di mezzo”. L’autore è Patrick Curry, l’editore è Bompiani mentre la traduzione è a cura di Paolo Palmieri. L’introduzione invece è di Roberto Arduini.

A prima vista sembrerebbe una lettura abbastanza inutile, anche tenendo conto delle affermazioni di Tolkien stesso a proposito de “Il signore degli Anelli”. In una sua lettera, la numero 208, il professore inglese affermava di non avere alcun messaggio. Di avere scritto una storia interessante.

Ma probabilmente si trattava di un’affermazione di certo sincera, ma messa lì anche come una specie di argine. Troppa gente si è lanciata su Il signore degli Anelli trovandoci tutto e il contrario di tutto.

E il professore affermando quanto abbiamo appena detto, desiderava riportare l’attenzione solo sull’opera, e i lettori tutti non dovevano scervellarsi andando a caccia di significati che o non c’erano. Oppure erano sbagliati, nel senso che lui intendeva ben altro.

Eppure un’opera come Il Signore degli Anelli non può certo essere liquidata come un’opera da leggere, molto bella, affascinante, potente; e basta. Perché è molto di più.

Questo libro di Patrick Curry è un libro importante, tutt’altro che recente ma ancora decisamente valido, che affronta il libro di Tolkien con grande passione. E lo indica come uno dei testi più essenziali per decifrare l’impatto che ha avuto e continua ad avere su tante generazioni di lettori.

Se all’inizio la critica ha ignorato, oppure stroncato il libro di Tolkien, ben presto, anche sulla spinta del successo sempre più solido, alcuni, tra cui Curry, hanno provato a leggerlo non solo per quello che è.

Ma anche per quello che rappresenta. Un libro contro la modernità, ma costruito con una perizia e un rigore che si riscontra di rado altrove.

Tolkien, ci ricorda Curry, è l’uomo che di fronte a una modernità che usa la Natura, che la considera solo come qualcosa dalla quale ricavare sempre e solo il profitto, lancia l’allarme. Non è così che può essere, ci dice Tolkien, perché questa ideologia non può che condurre alla vittoria di Sauron, l’oscuro signore.

Tolkien si guardava attorno, e vedeva la sua verde Inghilterra arretrare, perdere terreno, precipitare nel nulla. Era un cammino che ai suoi occhi non avrebbe condotto alla felicità, come la modernità pretende ancora oggi, ma a una fine ingloriosa per il genere umano. Una massa di indistinti schiavi al servizio delle macchine, dell’oscuro signore di Mordor.

Tolkien tuttavia non è stato mai un ecologista “totale”. La natura per lui deve essere comunque guidata, dominata dall’uomo, ma tra uomo e Natura deve nascere un nuovo rapporto. Non più un rapporto tra soggetto, l’essere umano, e l’oggetto, appunto la Natura.
Ma tra due soggetti, con pari dignità.

Probablmente sul tema della spiritualità Curry sbanda, finisce un poco fuori strada, e qui non posso che concordare Arduini. Perché mi pare che forzi la mano a Tolkien, cercando di dare un colpo alla botte (vale a dire il profondo cattolicesimo del professore di Oxford, che recitava ogni giorno le preghiere in latino) e uno al cerchio di una spiritualità disincarnata, più New Age.

Tolkien quasi certamente non avrebbe gradito questa lettura riduttiva di Curry. Certo: dal Signore degli Anelli toglie ogni riferimento esplicito alla religione cristiana, al cattolicesimo. Ma solo perché esso era talmente evidente, così forte era la religione cristiana nel libro, che chiunque ne avesse avuto un’infarinatura avrebbe colto al volo che si trattava di un’opera cristiana.

Dai tempi di Tolkien il cristianesimo ha perso terreno, e quindi certi giudizi faciloni, che fanno spazio alla spiritualtà del “volemose bene”, conquistano ampi consensi.

Ma basterebbe leggere le lettere di Tolkien per capire che chi cerca di rendere, magari in buona fede, Il signore degli Anelli un libro buono per tutte le stagioni, commette un errore piuttosto grave.

Questa è comunque una lettura dedicata per chi vuole conoscere meglio Tolkien e il valore della sua opera. Una lettura fondamentale.

Alla prossima e: non per la gloria, ma per il pane.

Elaborazione in corso…
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8 commenti

  1. Il Signore degli anelli un romanzo intriso di religione? Boh! non mi pare. Ha una sua spiritualità ben lontana dal cattolicesimo di quell’epoca e ancora di più dall’attuale.La contrapposizione bene/male esiste in tutte le religioni. É un fattore fondante dell’anima umana.

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