La seconda parte di “Stella Nera”: a che punto siamo?


Siamo ad aprile, e già inizio a parlare della seconda parte di “Stella Nera” che, se tutto va bene, uscirà a dicembre 2021?

Perché no? Di fatto la seconda parte è terminata. I capitoli quelli sono. Ho ancora un dubbio sul sottotitolo da dargli, ma per il resto posso affermare con sicurezza che è terminato.

Quindi cerchiamo un po’ di alzare il velo (con molta moderazione) su questa seconda parte.

 

Che cosa ci sarà?

Dal punto di vista della mole, non si discosta dalla prima parte (“Le luci dell’Occidente”). Inizia da dove finiva la prima e da lì si procede. Sotto questo aspetto si sviluppa in modo piuttosto ordinato (o ordinario?). Ci sarà una rievocazione (sì, come nella prima parte), ma stavolta sarà ambientata nel 1945. Essa avrà come sfondo la città di Genova. E sarà proprio uno sfondo perché tutto si svolgerà nel chiuso di un’abitazione del centro della città della Lanterna. (Già: Savona ha la Torretta, Genova la Lanterna).

 

Per il resto, la storia continuerà a essere ben radicata nella città di Savona. 

Ci saranno delle nuove entrate? Be’, una sì, piuttosto importante (no, aspetta: tre, se non ricordo male!). 

Erano necessarie? Sì, eccome. Se le inserisco è perché servono alla storia, altrimenti taglierei. 

Prima ho detto che la storia si svolge come al solito a Savona, e ci si sposterà (anche) dentro il teatro comunale Gabriello Chiabrera per assistere a un concerto dei Solisti Veneti diretti dal maestro Claudio Scimone. Episodio autentico. Quell’orchestra venne a Savona (forse nel 1987? Oppure era il 1988 o addirittura il 1989? Non ricordo di preciso, ma pazienza. Chi scrive si prende anche certe libertà, giusto?), e avvenne l’episodio che viene riportato nel romanzo. Che cosa?

Dovrete aspettare dicembre 2021! Tanto mancano pochi mesi, e in un attimo saremo a settembre e si sa: da settembre in avanti è tutto uno scivolo verso la fine dell’anno!

Quali sfide nascono nello scrivere una seconda parte?

Le sfide

Come si può immaginare, scrivere una seconda parte di un romanzo non è esattamente facile poiché si affronta, prima di tutto, il problema di… Pubblicare la seconda parte.
Perché il lettore non può star lì ad attendere degli anni. La sua pubblicazione deve avvenire in tempi ragionevoli, deve cioè avvenire in un lasso di tempo corretto. Attendere troppo significa scontentare tutti. E poi esiste il rischio di far trascorrere davvero troppo tempo e alla fine quelli che l’hanno letta potrebbero dire: 

“Eh? Cosa? Ma davvero ho letto la prima parte? E di cosa parlava?”.

Posso dire che, salvo imprevisti davvero colossali e gravi, la seconda parte arriverà a dicembre (lo so che l’ho già scritto prima. Meglio ribadirlo).

Berto lo Storto ci sarà ancora ovviamente, e i capitoli a lui dedicati non mancheranno di piacere (almeno: me lo auguro). Tra l’altro, dimostrerà in modo inconfutabile di essere un autentico genio. In quale maniera? Come detto prima: occorre avere pazienza.

Le sfide più grandi però sono quelle che impongono di far evolvere la storia.
Chi ha letto la prima parte si sarà accorto che “Stella Nera” ha un modo di procedere che a mio parere è interessante. Vale a dire: chi legge ne sa più dei protagonisti, perché ciascuno di essi, per le ragioni più diverse, è sì all’interno di una storia. Ma ne conosce solo uno spicchio. Né sembra curarsi di questa “ignoranza”, poiché non ne è consapevole (per le ragioni più diverse). Per esempio: quasi nessuno ha idea che l’Ecce Homo del Bernini fosse nella casa della signora Jutta in via Sansoni, ma sono persuasi che, o sia andato perduto, oppure sia stato venduto a chissà chi e chissà quando. Ma questo lo sa il lettore, non i protagonisti. 

Lo si cerca, si capisce; animati dalla certezza che sia finito chissà dove. Le autorità non sono ancora consapevoli che il quadro fosse nella casa di via Sansoni (ma lì non c’è più!); lo saranno mai?

E poi: Lehmann che fine ha fatto? È vivo o morto? Se è vivo dove si nasconde? Oppure è morto: ma allora dove è sepolto?

Mi sono anche chiesto se fosse opportuno mettere all’inizio della storia un riassunto della prima parte; credo proprio che lo eviterò. Mi sembra sufficientemente chiaro che si tratti di una serie, e che c’è una prima parte, e poi una seconda.
Chi per sbaglio finirà sulla pagina di Amazon dedicata alla seconda parte, comprenderà che c’è una prima e che si deve iniziare da essa. Anche se, a parere mio, la seconda che sto scrivendo è abbastanza comprensibile anche per chi non sa nulla di “Le luci dell’Occidente”; ma magari sbaglio.

 

Più avanti stamperò la seconda parte e la passerò a setaccio. Non c’è nulla di meglio che leggere su carta. Salta fuori di tutto: provare per credere.

Ho una lista di termini che tendo a ripetere e pure essi li passerò in esame e li eliminerò (se li riterrò superflui). Devo anche ricordarmi di prendere nota delle parole in corsivo, perché nell’esportare in word esiste il rischio che siano rese nel formato normale.

Più avanti parlerò ancora della seconda parte di “Stella Nera”. Per oggi mi fermo qui.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

 

22 commenti

  1. Ecco infatti un morivo per cui non mi va di scrivere romanzi che poi devono continuare. Stancandomi facilmente delle cose che faccio, e che scrivo anche, il rischio di non continuare è molto alto.
    Non è allora meglio scrivere tutta la trilogia e poi pubblicare un libro per volta a distanza di un anno?

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  2. Ottimo, non vedo l’ora di leggerlo, come sai la prima parte mi è piaciuta molto e attendo con fiducia il secondo volume della serie! Sul fatto di ripetere certe parole capita nel mio piccolo anche a me, direi che però hai tutto il tempo per la revisione e per interventi di limatura e approfondimento. Bravo Marco!

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  3. Ho iniziato proprio in questi giorni la prima parte e la sto trovando molto coinvolgente. Posso solo immaginare che grande sfida sia scrivere un proseguo di una qualunque storia… non credo ne sarei capace. Ma da quello che ho capito tu avevi già in mente tutto l’insieme, giusto? In ogni caso, faccio il tifo per te!

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  4. Provo sempre una certa ammirazione verso chi scrive partendo dalle proprie radici, come fai tu con la tua Savona. O forse è invidia? Io le radici non le sento, o le trovo nei luoghi teoricamente sbagliati… mah! Hai ragione sul fatto che non si possono tenere a lungo i lettori in attesa del prosieguo della storia. E’ detestabile trovarsi a frugare tra i ricordi per riconoscere personaggi ed eventi. Mi è successo con Giuramento di Sanderson, e sono dovuta arrivare a metà libro (di circa 1200 pagine, preciso) per ricomporre il mosaico a distanza di anni. Ottimo, quindi, che tu arrivi con il prossimo Natale. 🙂

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  5. Ciao Marco, ho letto la prima parte e ho trovato la storia interessante ma… incompiuta! Un po’ mi ha spiazzato, lo ammetto. Mi ero fatta l’idea che avessi scritto tutto il romanzo per intero e poi avessi deciso di spezzarlo, ma mi sbagliavo. Sono curiosa di leggere come risolvi questo arcano 🙂

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