Charles Dickens, le serie televisive, eccetera eccetera


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 26 aprile 2021

 

 

Sembra che lo scrittore Charles Dickens abbia avuto un enorme successo quando sbarcò negli Stati Uniti. Dappertutto lo acclamavano, un po’ tutti volevano vederlo, sentire la sua voce. Un tale successo che poi si è ripetuto in seguito solo per le rock star, o per “Harry Potter”.

Qui potrebbe partire l’ennesimo sermone su come il libro sia stato spinto ai margini dagli altri mezzi di comunicazione di massa. Radio, cinema, televisione e infine Internet.

Su come le serie televisive stiano raccontando la realtà (no, solo una piccola parte), mettendo in difficoltà proprio il romanzo.

E invece niente del genere. Almeno credo.

Una parola interessante

Ormai sembra che solo il giallo abbia il patentino (in Italia), per descrivere ciò che succede. Il giallo, e le serie televisive (che io non guardo mai). 

A questo punto una domanda sorge spontanea, ma è quella sbagliata. E la domanda sbagliata è: Ma davvero bisogna scrivere un giallo per raggiungere il pubblico e riuscire a dire una parola un poco interessante?

Che sia la domanda sbagliata lo dimostra un semplice fatto: che io scrivo quello che voglio, e lo pubblico, mentre il pubblico legge quello che vuole.

Ed è così.

Certo, potrei magari affermare che il pubblico crede di leggere quello che vuole, ma in realtà il suo “palato” viene accuratamente uniformato da un sacco di fattori che non è nemmeno il caso di elencare. Perché si sanno.

E anche questo, pur vero, non mi impedisce certo di scrivere quello che voglio, e di fornire ai miei dodici lettori e lettrici fedeli le storie “a modo mio”.

Una follia chiamata “Stella Nera”

Non poche persone mi hanno detto che dividere in più parti il romanzo “Stella Nera” non è una buona idea. Perché non ho la capacità di una casa editrice di battere il ferro finché è caldo. Certo, la seconda parte è terminata e adesso posso dedicarmi alla rilettura e riscrittura.
Ma si tratta comunque di un azzardo colossale, proprio perché il lettore per seguirti deve puntare su qualcosa di più “possente” della promessa di un autore indipendente praticamente sconosciuto. (Sto parlando di me stesso, lo dico per i distratti). 

Autore al quale può anche venire un accidente da un momento all’altro; non scordiamocelo. E lasciare tutto incompleto.

E anche per questa ragione alcuni lettori (molto pochi, in realtà), resteranno ben distanti da “Stella Nera” proprio perché essendo una serie, non hanno voglia, né tempo di impegnarsi per così tanto tempo.

 

Naturalmente, io non ho fatto assolutamente alcuna ricerca per capire e indovinare i gusti del pubblico; come sempre. 

Volevo scrivere questa storia, e lo sto facendo. Poi, come ho già dichiarato, non ci sarà nulla oltre “Stella Nera”. Sarei un pazzo se volessi cimentarmi con altre storie, brevi o lunghe che siano. Dopo un simile impegno si abbassa la saracinesca e tanti auguri a tutti.

E che c’entra tutto questo con Charles Dickens e le serie televisive? Ah, non lo avete ancora capito?

Nulla.

Dickens e Orwell

Dickens, almeno agli inizi, seguiva i gusti del pubblico. Le serie televisive se non raggiungono una certa soglia di pubblico, chiudono. Il volere del pubblico è da sempre (non solo ora, ma di certo questi tempi lo rendono più evidente), la bussola su cui si impostano libri, serie televisive, guerre. Niente impedisce che si possa agire diversamente, come faccio io, per esempio.

Di recente (be’, era “di recente” quando ho scritto questo articolo. Sono parecchie settimane che ho concluso quell’ebook) ho iniziato la rilettura di “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell. All’inizio, lo scrittore inglese descrive la situazione di Barcellona: tutti operai (sembra; i ricchi “sembrano” scomparsi), le chiese saccheggiate, difficoltà nel trovare cibo (ma nella sua caserma si getta via il pane), e su tutto (lo dice lui): un’impressione.

Che dopo si rivelerà esatta. 

Un’impressione che ci sia qualcosa che non gira. Le apparenze dicono il contrario, la condotta delle persone dice il contrario; ma qualcosa non gira come tutti sono convinti che giri: alla perfezione cioè. 

Quando un sistema raggiunge il successo, tutti lo acclamano perché fa parte della natura umana seguire e celebrare i primi della classe. Visto che a Barcellona avevano vinto i “rivoluzionari”, i tiepidi, i furbi, si erano rapidamente adeguati.

Certo, abbiamo una qualche forma di simpatia per gli sconfitti, i battuti (be’, dipende! Non tutti gli sconfitti meritano un abbraccio, giusto? Giusto!). Ci riempiamo di frasi motivazionali come: “La prossima volta fallisci meglio!”; oppure “Il fallimento è il detonatore del successo”. 

Ma lo facciamo solo perché vogliamo appunto quello: il successo. Che tuto vada esattamente in quel modo. E facciamo finta di non sapere che il successo riguarda un’infima minoranza.

Mentre l’insuccesso, l’essere invisibili, non contare nulla, è la condizione di tutti noi, da sempre e per sempre. Domani andrà meglio? Boh!

Ce lo ripetiamo, ma in realtà in una piccola porzione del nostro cervello sappiamo bene che andrà come ieri, come oggi, come l’altro ieri.

Dickens e le serie televisive

E Dickens? E le serie televisive?

Nulla, erano una specie di gancio per portare chi legge esattamente a questo punto. 

Benché possa sembrare bislacco assai, credo che tutto questo: le reti sociali, l’autopubblicazione, la Rete, la tecnologia che ci affratella (qui sghignazzo sgangheratamente), rendono la certezza di contare poco o nulla un’illusione. Mentre l’illusione di fare la differenza diventa una certezza.

Il che mi mette forse in cattiva luce. Ma quello che facciamo finta di non capire (e questo che non capiamo, come l’impressione di Orwell a Barcellona, aleggia senza volto), è che siamo intossicati. Io per primo; anche se facciamo finta di nulla, anche se affermiamo il contrario, siamo sempre persone che hanno grandi aspirazioni e sono fortemente illuse di poter fare la differenza.

Quando dovremmo fare il nostro semplice dovere. Qualcuno potrebbe segnalare che se si scrive una o più storie, è perché si è molto presuntuosi e si desidera che la nostra presunzione prima o poi sia accettata da quante più persone possibili. E che il termine “presunzione” sia sostituito da qualcosa più elegante come “smisurato talento”; “genio letterario assoluto”; “il più grande autore degli ultimi 150 anni”.

È esatto. È proprio così.

Dietro le quinte

Ma quello che vogliamo spesso non viene mai accolto. Siamo costretti non dico al dietro le quinte (magari). Niente del genere, il dietro le quinte sarebbe ancora grasso che cola. Siamo costretti a stare all’aperto, fuori dal teatro (altro che dietro le quinte!), sotto una pioggia scrosciante e con il vento gelido che soffia ininterrottamente. 

Sempre animati dalla certezza che prima o poi ci chiameranno all’interno. Nel dietro le quinte, magari. E se accadrà allora saremo guidati dalla certezza che, ecco: tra poco toccherà a noi salire sul palco. Magari da gregari, da comparse. Ma in breve avremo un ruolo più importante (anche qui ci divora la medesima ambizione), un grande ruolo che ci lancerà nell’Olimpo dei grandi. E dall’Olimpo dei grandi diventeremo leggende. 

Quando invece siamo e resteremo all’aperto, sotto la pioggia, con il vento che soffia, e un bel giorno: fine.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

17 commenti

  1. Chi scrive è presuntuoso? Sì un pochino, pensa di avere qualcosa da dire, in molti casi è anche vero.
    Il successo però arriva a chi lo dice meglio, ma soprattutto a chi, dicendolo meglio, riesce ad avere l’incontro giusto con l’editore, un pizzico di fortuna, un miracolo ecc ecc ecc

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  2. Bello questo post che spazia dalle tue letture ai tuoi scritti. Io credo che scrivere un romanzo in più volumi sia certamente un azzardo anche perché bisogna essere bravi a seminari validi indizi e buoni motivi per continuare a leggere anche la seconda parte e a mio modesto parere nel primo volume di Stella Nera tu ci sei riuscito perfettamente!

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  3. Stella Nera seconda parte esce a dicembre 2021, giusto? Esattamente insieme alla quarta stagione de La fantastica signora Maisel (The Marvelous Mrs. Maisel). Che c’entra? Eh beh, un romanzo e una serie televisiva di cui sono in attesa. Faranno la differenza? Al mondo intero forse no, alla sottoscritta sì. 😉

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  4. Scrivere serie di libri va di moda, quindi vedi che alla fine non sei tanto “fuori” come credi? Scherzo, eh.
    Sono riflessioni interessanti. Io credo che in tutti i campi si debba mantenere un modo di pensare che non segua la massa ma si basi su un ragionamento o un sentire personali. Altrimenti siamo solo pecore. E’ vero che le serie tv sono obbligate per questioni economiche a sottostare al giudizio del pubblico, ed è pure vero che proprio per questo ci sono serie spazzatura che vanno avanti per dieci stagioni e serie che meriterebbero attenzione ma poco capite dai telespettatori che chiudono i battenti troppo presto. Siamo in un mondo ingiusto di fatto. Quello che voglio dire è che noi autori non-famosi possiamo permetterci di scrivere secondo quello che ci dice il cuore. A qualcuno piacerà 😀

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  5. Dici che scrivere gialli è la chiave per essere letti, in buona sostanza. Può darsi. Ma come la metti con le saghe familiari femminili che vanno per la maggiore? Credo che i gusti del pubblico siano orientabili ma una bella storia ben scritta piace sempre. Il punto con Stella Nera non è non seguirti nella seconda uscita, anche se diluita nel tempo ma non aver trovato una conclusione soddisfacente della storia. Ha tempo il lettore per attendere un anno per leggere la fine (se fine sarà?). Comunque fai bene a fare la tua strada e non pensare al pubblico : cambia idea facilmente

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    • Vero, non avevo pensato alle saghe familiari femminili.
      Con “Stella Nera” non potevo fare altrimenti che così. Un solo libro, la pubblicazione di tutto in un colpo solo non sarei mai riuscito a portarla a termine. Ecco perché ho deciso di “spezzare” la storia.

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  6. Sto studiando letteratura italiana in vista del prossimo esame e le tue stesse domande se le ponevano gli autori che abbiamo imparato a conoscere (e magari odiare, perché ce li imponeva la scuola). Mi ha colpito tantissimo Francesco Petrarca perché la domanda di fondo era spesso quanto contasse la fama e la rincorsa al successo rispetto allo scorrere del tempo e alla velocità della vita. Non so, mi ha colpito molto anche rispetto alla mia età e a quello che ho fatto o meno finora…
    Per quanto riguarda Stella Nera, hai preso una decisione giusta, suddividendo il lavoro. Alle volte è impossibile fare altrimenti: nel mio caso i romanzi dei “cicli”, già corposi di per sé, sarebbero semplicemente colossali se non li suddividessi. E poi, appunto, troppo colossali per essere gestiti da noi esseri umani che li scriviamo!

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  7. Hai fatto un corso di ottimismo di recente, Marco? No, per sapere… La fotografia è impietosa, ma dice il vero. Per fortuna anche il vero, o quantomeno la sua interpretazione, dipende in una certa misura dall’occhio che guarda. 🙂

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