La scrittura a mano? Vedremo


 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 3 maggio 2021

 

 

In questi ultimi tempi mi sto domandando se ha senso scrivere a mano. Non che io adesso mi metta a scrivere a mano (sarebbe una follia). Semmai, riflettevo sulla “fatica” che la scrittura a mano (oppure: quella che si fa con la macchina per scrivere) comporta.

Queste frasi sono scritte all’interno di un programma chiamato “MacJournal” e poi, dopo che ho raggiunto la fine, le copio e le incollo in WordPress, programmo il tutto e infine pubblico. Da anni agisco in questo modo, e la versione 7 di questo programma, tornato ora nelle mani dello sviluppatore, è stata rilasciata gratis. 

Con i programmi di videoscrittura tutto avviene molto rapidamente; posso anche scrivere la prima cosa che mi viene in mente; se non mi piace basterà cancellare e nessun foglio di carta andrà sprecato.

Eppure…

Cosa avverrà nel futuro?

Dopo “Stella Nera” non pubblicherò più nulla. Ma una volta scritta la parola fine nell’ultimo libro, sto pensando di fare un esperimento: riscrivere a mano la Trilogia delle Erbacce. Attenzione: non per cambiarla oppure stravolgerla o farne chissà che cosa. Ma per vedere come lo strumento scelto può modificare la narrazione. 

Può una penna rendere una storia più sobria? Oppure la renderà più profonda? O pesante? O identica?

Non ne ho la minima idea.

Né sono certo che sarò capace di riscrivere tutto: probabilmente mi stuferò ben presto e dopo aver riscritto a mano il primo racconto, lascerò perdere. E poi: perché non farlo, a questo punto, con la macchina per scrivere (che riposa in soffitta)?

È una riflessione che sto facendo anche a causa della visione (pochi minuti) di questo video. Si tratta della versione russa de “Il Signore degli Anelli” prodotta nel 1991, mandata in onda in quell’anno e velocemente spedita a prendere la polvere negli archivi. Poi, qualcuno di recente l’ha trovata e l’ha caricata su YouTube. 

In realtà ha un altro titolo, e il film per la televisione comprende solo i primi capitoli del libro di Tolkien. La produzione fu sospesa e non se ne fece nulla.

La tecnologia all’epoca era distante da quello che poi ha prodotto Peter Jackson circa 10 anni dopo. I soldi in Unione Sovietica erano ben pochi e quindi regista e attori fecero quello che poterono. Fa ridere? Diciamo che sì, fa (anche) ridere. Ma è molto vicina agli sceneggiati che la Rai produceva per rendere popolari le opere di Dostoevskij. C’è artigianato, ingenuità, scarsa aderenza al libro (la scena del Balgor non c’è nello sceneggiato russo. Non c’erano i soldi per gli effetti speciali). Eppure…

Artigianato puro?

Lo stesso vale, credo, per la scrittura a mano. È artigianato puro (ma qualcuno potrebbe affermare che anche scrivere col computer una storia, ormai è artigianato). C’è una relazione forse più schietta con la storia che si sta scrivendo. Ho scritto “forse” perché non lo so, né ne sono così convinto. 

L’idea sarebbe di comprare dei quaderni. Poi prendere il file della Trilogia delle Erbacce (il primo libro), stamparlo, e provare a ricopiare il primo racconto. Come risponderà la mano? Il cervello, senza più tastiera, resterà lì a guardare, oppure all’istante si adatterà al nuovo strumento? E in che modo lo farà?

Non ne ho la più pallida idea.

Non è qualcosa che farò molto presto. Esiste la forte possibilità che non ne faccia nulla. Si tratta di una specie di esperimento che non avrà alcuno scopo. Si tratta più che altro di un desiderio, di capire che cosa succede se ci si affida di nuovo alla mano, se la penna e la carta possono agire in modo differente rispetto alla tastiera e allo schermo. 

Ma non c’è solo la mano che può cambiare (forse) la scrittura di una storia. “Non hai mai capito niente” iniziava la sua avventura nel 2014.

Riprendere delle storie vecchie di anni rappresenta un rischio: quello di scrivere qualcosa di completamente differente. Perché si spera che gli anni non siano passati invano, quindi anche uno zuccone come il sottoscritto abbia finito per migliorare certi aspetti della propria scrittura. 

Ma esiste il rischio che il risultato di una riscrittura conduca a qualcosa che si discosti dall’originale (potrebbe persino essere superiore!); ma che proprio per questa ragione vada perduto quella naturalezza, quella rusticità che avevano i racconti. 

Non credo sia una questione da poco

Poi, ecco un altro problema.

Vari problemi

Riuscirei a capire quello che scrivo? Avevo una pessima scrittura, quindi il rischio che dopo un po’ mi ritrovi a dover decifrare i miei scarabocchi, augurando degli accidenti di vario genere all’autore (che poi sarei solo io), non mi entusiasma molto.

So che ci sono dei benefici nello scrivere a mano; ma a me non interessano minimamente. Come detto: potrei tranquillamente mandare tutto al diavolo dopo pochi giorni, e comunque tutto questo inizierà probabilmente dopo il 2023. 

Se inizierà mai.

Negli anni Ottanta mi pare di ricordare che scrivevo a mano. Ma erano esperimenti, gli inizi della mia scrittura. Poi acquistai una macchina per scrivere di seconda mano, e dopo qualche anno una nuova di zecca (esatto: quella che riposa in soffitta). In entrambi i casi si trattava di una Olivetti.

Infine venne il computer.

Non ricordo particolari benefici di quella scrittura a mano, né di quella con la macchina per scrivere; ma sono passati un sacco di anni. E da un sacco di anni scrivo a computer, quindi è possibile che me ne sia semplicemente dimenticato. Così come potrebbe accadere che la scrittura a mano possa incendiare la creatività (Mmmmm…!).

Oppure no.

Dopo il 2023

Certo, sarebbe bello se servisse a ridarmi un po’ di estro. La decisione di chiudere, dopo la pubblicazione di “Stella Nera”, nasce dalla consapevolezza che ormai le mie storie sono finite. D’altra parte è follia credere che si possa sempre scrivere e che la vena non si inaridisca mai. E continuare a battere le dita su una tastiera perché così, prima o poi il pubblico mi noterà, e allora… È ridicola assai. 

L’ho già scritto in passato: siamo in troppi, più o meno tanti di noi hanno un talento equivalente, e la fortuna bacia pochissimi.

Quando ci si rende conto che non ne vale più la pena; che si rischia di annoiare scrivendo sempre le medesime cose: meglio chiudere baracca e burattini.

Oppure: provare a scrivere a mano. Ma vedremo. Dopo il 2023.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

17 commenti

  1. Scrivere a mano é molto impegnativo, io ho sempre sofferto molto a causa della mia lentezza. Credo sia bello scruvere a mano quando scrivi un diario o dei pensieri…

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  2. Scrivere a mano è faticosissimo, ogni tanto chiaramente mi tocca e devo dire che non ci sono più abituata. Sul fatto di non pubblicare più nulla dopo Stella nera… beh, dai, non puoi sapere come andrà e se ti tornerà una diversa fonte di ispirazione, non mettiamo il carro davanti ai buoi!

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  3. Sono affascinata da questa scelta di riscrivere i tuoi racconti a mano, anche se capisco che non hai l’intenzione di agirla subito. E’ uno scherzo con te stesso? In ogni caso, credo sarà un esperimento molto interessante, sempre che tu riesca a tradurli. Personalmente ho molto amato scrivere a mano ma oggi sono quasi disabituata e la mia calligrafia è molto criptica persino per me figuriamoci per gli altri. Eppure credo che la tua intuizione sia giusta: scrivere a mano può cambiare anche la storia, perché il ritmo della scrittura cambia e anche l’attenzione con cui si compone. Cancellare è più difficile, questo è un primo elemento concreto, ce ne sono altri? Quanto alla decisione di non scrivere più, direi che c’è tempo per prenderla, non credi? Intanto stai scrivendo Stella Nera la vendetta… Buona serata

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    • Di certo sarà un impegno non da poco. L’idea mi affascina, ma bisogna vedere se riuscirò a essere determinato, oppure mi stancherò e lascerò perdere. Vorrei vedere se e come reagisce la mano e il cervello costretti a misurarsi con qualcosa di più lento.
      C’è ancora tempo! Staremo a vedere.

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  4. mi piace scrivere a mano. Le storie forse no ma note, appunti e altro sì. Scrivere a mano serve uno strumento scorrevole e la classica biro non lo è. Uso la stilografica, altro arnese da museo, con inchiostro seppia – ma la ricerca diventa sempre più difficile – oppure quelle penne usate dai grafici per i loro schizzi. Tratto uniforme e senza sbavature.
    Poi quando hai finito il tuo esperimento ci scrivi un bel post scritto a mano.

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  5. Mi piace il tuo “vedremo”. Leggendo non capivo se tu volessi ricopiare semplicemente i racconti, cosa che mi lasciava un po’ perplessa, oppure riscriverli con la possibilità di cambiarli. Quest’ultimo sembra un esperimento interessante, anche se le potenzialità della scrittura a mano andrebbero sfruttate fin dall’inizio perché sia possibile valutarle davvero. Io scrivo a mano solo mentre faccio il brainstorming per la storia, e devo dire che ha un suo effetto. La stesura a mano non l’ho mai provata.

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