La bellezza salverà il mondo ovvero: il grande equivoco


mare    

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 31 maggio 2021      

 

 

 

Purtroppo viviamo in un mondo dove di solito la gente ripete (a pappagallo) certe frasi senza mai e poi mai andare a verificare cosa vogliano dire; se davvero le cose stanno così, oppure in qualche altro modo. E di solito basta verificare per scoprire che le cose, appunto, sono parecchio diverse da come si va ripetendo in giro. Basterebbe leggere, ma non sia mai! Leggere i libri non è una cosa da fare per davvero.
La lettura è semplicemente un “accessorio” da indossare perché questo rende le persone accettabili, quasi alla moda. Che poi questo accessori abbia altri significati: non importa.

Che cosa dice davvero Fedor?

Se invece si legge per davvero “L’idiota” di Fedor Dostoevskij salta fuori qualcosa di parecchio interessante. 
Nel secondo libro dell’edizione di Garzanti che ho io (esattamente nella parte terza, capitolo V), c’è questa frase tanto incompresa, e ripetuta pedissequamente proprio perché perfettamente incompresa. (Faccio notare che uso “pedissequamente”: mica cotica).  Eccola riportata (la traduzione è di Rinaldo Kufferle):

«È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza? Signori miei,» gridò egli improvvisamente, rivolgendosi a tutti, «il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza! Ed io, invece, affermo che ha di questi pensieri frivoli perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato, me ne sono convinto definitivamente non appena lo vidi entrare qui or ora. Non arrossite, principe, altrimenti mi farete pietà. Quale bellezza salverà il mondo? Me lo comunicò Kolja… Siete un cristiano fervente voi? Kolja dice che voi stesso vi attribuite il titolo di cristiano». Il principe, che lo osservava attentamente, non rispose.

Chi parla così, prendendo in giro il principe Myskin, l’idiota, il protagonista della storia, è Ippolit. Un giovane ateo, tisico. La scena si svolge in mezzo a parecchia gente, è sera, è il compleanno del principe e si stappano bottiglie di champagne.  Kolja è il fratello di quel Ganja che doveva sposare Nastasja Filippovna (evento che non si verificherà).
Chi sia questa Nastasja: per scoprirlo basta leggere il romanzo. Innanzitutto, non è un’affermazione, ma solo una domanda, ironica come si è visto, da parte di Ippolit. Vuole avere la conferma che lui ha detto proprio così; ma il principe non risponderà mai. E qui sorge già un problema: in quale circostanza il principe ha affermato una simile cosa? Noi lo seguiamo da quando è arrivato in Russia, via treno, dalla Svizzera. E non ha mai affermato nulla del genere.

C’è un tratto di tempo in cui effettivamente perdiamo di vista il principe.
Quando Nastasja Filippovna fugge con Rogozin per darsi alla pazza gioia, e poi scappa a Mosca per sfuggire al matrimonio con lui, il principe la segue sino a quella città. Che cosa accada ci viene solo riferito: potrebbe averla detta mentre si trovava appunto a Mosca? Non regge. Ippolit qui è abbastanza chiaro (ma che non lo sia “perfettamente”, sarà un caso oppure una scelta deliberata di Fedor per confondere le acque? Geniaccio russo!): Me lo comunicò Kolja, e poi tre puntini di sospensione. Si riferisce all’affermazione precedente, questo mi sembra ovvio.

Ma questo ragazzo, Kolja, è sempre rimasto a San Pietroburgo, non ha seguito il principe a Mosca. Strano, vero? 

Forse Dostoevskij ha scritto questa frase e poi ha scordato di riprenderla e inserirla in precedenza, in modo da definire meglio il contesto nella quale è stata pronunciata? Forse. Oppure: non è importante. Anche se seguiamo un personaggio e questo è il protagonista: non lo seguiamo mai veramente. O ancora: a Dostoevskij piaceva inserire questo dialogo (senza alcuna risposta, è meglio ribadirlo) perché gli piaceva e se ne è infischiato della coerenza. Ippolit torna alla carica chiedendo, giustamente: Quale bellezza salverà il mondo?

E infine, ennesima domanda: Siete un cristiano fervente voi? 
Non c’è mai risposta. Non è un dettaglio.

Dove cercare

Dostoevskij non è come uno dei tanti scrittori “edificanti” che ci sono al giorno d’oggi tanto apprezzati (perché non parlano della vita), e che cercano di indicarci come dobbiamo essere civili e buonini. Come dobbiamo parlare, e muoverci e comportarci per essere comme il faut (leggendo i russi si rispolvera pure il francese!).

È un autore che sa di essere alle prese con il mistero dell’uomo. Mentre noi, che il mistero lo abbiamo semplicemente rimosso, non vediamo la complessità (le domande); ma ricorriamo volentieri ad affermazioni inutili e banali. Da Baci Perugina. Che non ci sia risposta alla domanda di Ippolit potrebbe anche rimandare al dialogo tra Pilato e Gesù Cristo, quando il primo chiede “Che cos’è la verità”, e pure in quel caso la risposta non c’è. 

Eppure c’è. E forse c’è anche nel nostro caso, ma bisogna cercare meglio. Rassegnandoci ad averne una senza che sia per forza esaustiva, e confortante. Perché bisogno tenere conto che alla fine tutto va molto male. Quindi la bellezza è destinata non a salvare il mondo; ma a essere travolta dal mondo (ma travolta e uccisa? O solo travolta?). E come farà a salvare il mondo, se il mondo la travolge? Perché come sanno quei lettori (pochi, io credo), che hanno letto il romanzo: il principe finisce maluccio.

La sua bontà sembra portare alla luce la malattia di un mondo russo che guarda al male e al sopruso o come qualcosa di “pittoresco” (di molto russo, appunto); oppure di inevitabile. Perché è così che va il mondo, e non ci si può fare nulla. E se qualcuno arriva a proporre un’alternativa: è un idiota. Come si vede, alla fine un vero scrittore non offre risposte, ma si limita “solo” a porre le giuste domande: “La bellezza salverà il mondo?”.

Ed è probabile che questo NON accada. Anche perché se le persone capiscono fischi per fiaschi, l’esito sarà scontato, giusto?

Ma io credo che per Fedor non sia grave la sconfitta della bellezza. Perché anche se cocente, non sarà mai definitiva. Lui ne prende atto, sa che in questo mondo, dominato da questa logica, è il suo destino: essere sconfitta, oppure non compresa. Ma per lui il fallimento non è mai la parola definitiva. Per questo diventa importante scriverne. Ricordare che, qualunque cosa accada o accadrà, essa resterà sempre al fianco degli uomini. Finché essi vivranno.

9 commenti

  1. Io credo che uno scrittore, in questo caso Fedor, non debba dire ‘verità’ ma suggerire domande su cui riflettere: La bellezza salverà il mondo?
    Probabilmente no, ma lo renderà migliore, se non altro alla vista 🙂

    Piace a 1 persona

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