Uno scrittore bravo sa rispondere a questa domanda


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 6 settembre 2021.

 

 

Quelli bravi, di cui io non faccio parte naturalmente, dicono che un autore dovrebbe mettersi nei panni dei lettori e chiedersi:

“Perché dovrei leggere questo libro?”.

Dove per “questo libro” si intende “Stella Nera” e non solo la prima parte; ma pure la seconda che arriverà a dicembre. (Per adesso tutto procedere a gonfie vele, senza intoppi. Speriamo che duri). Io questo genere di domanda non l’ho mai ricevuta. Facciamo quindi finta che qualcuno me l’abbia posta. Ora, mi tocca pure scovare una risposta decente. Perché quelli bravi sanno rispondere a quella domand.
Quelli bravi però.

In una piccola città della Liguria

Non ho la più pallida idea di che cosa rispondere, in realtà. Innanzitutto farei una “premessa” (lo so: siamo assediati dalle premesse. Ormai nessuno vuole andare rapidamente al punto, salvo poi lamentarsi di non avere tempo da perdere).  Nessuno “deve” leggere un libro (i miei o di altri). Se ha tempo, voglia, eccetera eccetera, potrà farlo. Tanto non è che “rende migliori”. Gli scrittori sono spesso dei mascalzoni, e non per modo di dire. Però, chissà perché, si è imposta questa narrazione: che leggere e viaggiare apra la mente. Roba da sbellicarsi dalle risate. Ma se proprio dobbiamo dire qualcosa di “Stella Nera” potrei affermare: 

È una storia ambientata negli anni Ottanta in una piccola città della Liguria (Savona). Dove si parla (anche) di un quadro scomparso, e di persone che si sono nascoste”.

Ma poi, perché non usare quello che si legge su Amazon?

Puoi credere che i totalitarismi del XX secolo siano morti. Ma forse hanno solo cambiato pelle. Che cosa unisce la morte di una vecchia signora tedesca, la sparizione di un inedito quadro del Bernini e un gruppo di giovani che rifiutano il servizio militare, nell’Italia degli anni Ottanta?

Ecco, appunto. Questo tra l’altro mi rammenta (uso “rammenta”, mica cotica) che devo pensare alla descrizione della seconda parte di “Stella Nera”. Siamo a settembre, e a dicembre tutto deve essere pronto. Anzi: deve essere tutto pronto molto prima. Questo articolo sembrerebbe quindi uno di quelli confezionati per spiegare agli aspiranti scrittori come scrivere appunto una descrizione, oppure una sinossi. Niente del genere.
Tanto per cambiare, il mio obiettivo è da un’altra parte. Desideravo parlare di altro. Di che cosa?

La soddisfazione dura poco

Sempre dei soliti argomenti, in fondo.
Potrei citare Tolkien che mentre scrive “Il Signore degli Anelli”, continuazione (?) de “Lo Hobbit”, capisce che non sa proprio come etichettarlo, dove piazzarlo. Già. Ma anche di questo argomento mi sembra di avere già scritto in precedenza.  Spesso quando rileggo per l’ennesima volta la seconda parte di “Stella Nera” capitano quei pochi istanti in cui sono soddisfatto di quello che scrivo. Sul serio. 
Dura poco, si capisce.

Qualcuno, non so più chi, ha detto di essere soddisfatto di qualche frase azzeccata infilata nei suoi libri, e che la sua grandezza quindi non era nei libri (probabilmente li considerava inferiore), ma solo in quelle frasi. Chi racconta storie sa bene che non si è mai appagati, nemmeno se per puro caso arriva il successo. Forse serve da anestetico, ma sotto sotto si sente sempre una precisa inadeguatezza. Quella di non essere all’altezza del compito che si è scelto: raccontare storie. 
Perché la parola è grande e chi scrive è solo un miserabile che si atteggia a Re.

Come si può immaginare, chi successo ne ha poco o pochissimo, e può contare solo su una ristretta cerchia di estimatori, ha spesso pensieri lugubri. Se per caso si volta indietro e guarda a cosa ha scritto e auto-pubblicato (come appunto il sottoscritto), vede distintamente la parabola discendente (nei giorni buoni). 

Allora, agli inizi, sì che sapevo scrivere. Senti un po’ che attacco, che incipit. Roba da far tremare i polsi. Senti Francis Scott Fitzgerald: il primo giro te lo pago io, d’accordo?

Nei giorni cattivi: 

Facevo schifo già in principio. Dopo di allora non ho fatto altro che peggiorare. E questa storia che sto scrivendo? Completamente sbagliata. Dovevo scrivere altro.

Eppure si procede, si va avanti. Come questo articolo. Questo blog. C’è forse la convinzione che, anche se inadatti, si deve rispettare un impegno che si è preso (e se fosse solo illusione? È possibile. Nessuno ce lo ha assegnato, quell’impegno. Lo abbiamo agguantato guidati dalla presunzione). Anno dopo anno, si continua a scrivere, a leggere. A immaginare mondi. A proposito di mondi.

A proposito di mondi

Se Tolkien ha scritto “Il Signore degli Anelli” per dare delle storie a una lingua (quella degli elfi), e quelle storie hanno come sfondo la Terra di Mezzo; lo stesso accade anche a un autore. Che si chiami Silone, Melville oppure Camus, con la propria scrittura ciascun autore edifica il proprio mondo, con i suoi temi ricorrenti, il suo stile, i suoi richiami alle proprie opere precedenti, oppure a quelle degli autori amati. Da tempo ripeto che certi autori marginali, dimenticati, sono quelli che apprezzo di più. A volte non sono nemmeno dei geni incompresi. Sono stati bravi, hanno scritto uno o due opere davvero eccellenti.  In alcuni casi hanno avuto successo, e poi sono precipitati nell’oblio. In altri hanno avuto poco successo, né la situazione è migliorata con la loro morte. 

Ma ciascuno di essi, che abbia venduto 50.000 copie o 1000, ha sempre costruito la propria Terra di Mezzo. Perché le loro storie si svolgevano qui, ma non era esattamente qui. Quando si parla di “manipolazione” a proposito di scrittura, ci si riferisce anche a questo. Perché “Le cose sono andate così” non vuol dire assolutamente nulla. (Lo dice anche Giuseppe Pontiggia in una delle sue lezioni sulla scrittura).

Dovrei riascoltarle, sono una miniera d’oro. Se più o meno le coordinate sono di questo mondo e in questa Terra, non si può certo pretendere né richiedere a chi racconta una storia di essere eccessivamente preciso o pignolo.  È successo; forse non esattamente nei modi e nell’ordine riportato sulla carta. Ma è accaduto. Ma: esattamente che cosa è accaduto?

L’Ecce Homo del Bernini: non esiste? O esiste?

Per dire: negli anni Ottanta nessuna vecchia tedesca è stata trovata morta in via dei Sansoni a Savona.
Nessuno si è messo alla ricerca di un Ecce Homo del Bernini di cui nessuno aveva mai sentito parlare prima. Perché non è mai esistito nulla del genere.
Eppure: quell’Ecce Homo esiste. Io l’ho visto più di una volta. Era una vecchia che abitava in vico Crema, alla quale portai un sacco di carbone.
Era il volto di tanta gente che ho incontrato per pochi istanti, e per la quale non ho potuto fare nulla. Forse solo sorridere, regalare qualche parola. E registrare quel dolore, che poi dopo così tanti anni, in modo zoppicante e superficiale, ho cercato di riportare dentro “Stella Nera”.

15 commenti

  1. Le motivazioni per leggere un libro sono quasi sempre del lettore e non è detto che coincidano con quelle dell’autore. Comunque Stella Nera primo libro mi è piaciuto, ma lascia sospesi sul più bello! Aspetto il seguito

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  2. Leggerò Stella Nera quando uscirà il secondo, dato che, come conferma anche Giulia, vorresti lasciarmi lì appesa all’ultima pagina del primo libro. Eh no, esce a dicembre? Giusto per il mio compleanno. Muoviti! 😀 😀 😀

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  3. Che l’autore si senta sempre in qualche modo inadeguato nel raccontare le sue storie è più che vero… e in questo sentimento ha ragione! Non siamo all’altezza di quello che vogliamo raccontare. Però lo facciamo lo stesso, come dici. Non è un passo da poco.

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  4. Ben tornato! Finita la pausa stiva riprendi con far riflessioni sagge.
    Perché leggere? Per me è un mistero che si annida nella mente del lettore. L’autore vuole scoprirlo? Impresa ardua però tentar non nuoce.

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  5. Bentornato, Marco! 🙂
    Il fatto che si perseveri nella scrittura, nonostante tutti i dubbi e le difficoltà, significa solo che è importante per noi e per farci stare bene. Se poi si trova qualcuno che ci apprezza e ci legge volentieri, la gioia è doppia.

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