Stella Nera e i rischi della seconda parte


 

 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato l’11 ottobre 2021.

 

 

 

 

Siamo nel mese di ottobre, come sanno tutti.

A dicembre uscirà, in cartaceo e digitale, il secondo libro di “Stella Nera”. Come si nota, non è che ne parli poi così tanto (o forse sì?). E forse è il momento per iniziare a parlare appunto di che cosa arriverà entro la fine dell’anno.

Però oggi lo farò per riflettere su che cosa c’è dentro alla seconda parte di “Stella Nera”; e dei “rischi” che porta con sé una seconda parte. 

I rischi di una seconda parte

Il sottotitolo del primo libro a me pareva in principio troppo pomposo, retorico. Ma l’ho lasciato proprio perché era troppo pomposo, retorico.  

Il secondo (che ancora non svelo), è invece decisamente più dimesso e tranquillo. Naturalmente, non è questo l’argomento di questo articolo.

La seconda parte di una storia è (anche) la prosecuzione di quanto accade nella prima; ma non può certo essere soltanto questo. Perché esiste il rischio, tutt’altro che infondato, di limitarsi a ripetere idee e concetti già scritti e ribaditi in precedenza. 

Attenzione: la storia evolve, si capisce. Ma è necessario che lo stesso accada anche ai personaggi. Le loro idee, oltre a essere ancora più nitide, devono pure mostrare appunto una evoluzione. Altrimenti il lettore se ne accorge, e capisce che al di là del numero delle pagine (la seconda parte, più o meno, ha la dimensione della prima) l’autore si è seduto e si accontenta di portare avanti la storia con il pilota automatico.

Ma questo non deve accadere. Come si riesce a evitare questo rischio?

La linea con la storia

Immagino che si riesca (forse; ma toccherà al lettore dire l’ultima parola al riguardo) in questo intento solo… Ascoltando bene la storia.

Lo so che quanti frequentano questo blog si attendevano qualcosa di meglio. Un’indicazione più precisa, magari; e invece no.

A ben vedere raccontare una storia, scriverla, ha a che fare sempre con l’ascolto. L’ho già scritto in altri articoli su questo blog: se per caso qualcosa non gira a dovere (non importa se è romanzo o racconto), significa solo una cosa. Cioè che si è interrotta la comunicazione. È caduta la linea con la storia. 

Quindi per un po’ si procede convinti che tutto vada per il verso giusto; poi ci si rende conto che non si racconta più alcuna storia; ma siamo alle prese con un monologo. E ci si ferma, il motore spento, il carburante finito.

Accogliere il lettore

Una storia deve accogliere il lettore, sempre. Non è semplice spiegare questo concetto: ma deve esserci “spazio” anche per chi legge, o sono guai. Perché allora questi si sente di troppo. Non partecipa.

Quando si legge che una storia deve creare con chi legge una conversazione, una relazione (credo si dica anche “empatia”), significa esattamente questo. L’ambiente della storia, il suo ecosistema, deve essere almeno accogliente. Non è detto che debba per forza piacere, questo mi pare persino ovvio; lo arredo io a modo mio, giusto?

Ma il lettore non deve mai sentire che è tollerato, oppure che la sua presenza è a malapena importante. Perché se succede è un guaio. Lui ti molla.

E come si accoglie il lettore? Esatto: ascoltando la storia. No, non ascoltando il lettore (non è mai stato il mio obiettivo). Ribadisco il concetto che mi è sempre caro:

Prima la storia, poi il lettore

In questo modo tu crei il giusto ecosistema per la storia, lo fai funzionare come deve. Se a chi legge piace, bene; altrimenti andrà da un’altra parte. Pazienza, ma è giusto che sia così. 

Non mancano tuttavia i rischi…

Altri rischi

Quali rischi? 

Hai una seconda parte da portare avanti, e allora aggiungi di tutto e di più. Proprio per renderla scoppiettante, interessante, conturbante, ci ficchi dentro un sacco di “roba”, e lo fai perché vuoi sorprendere. 

Nella prima parte dovevi parlare dei personaggi, illustrarli, mostrare l’ambiente; nella seconda puoi “finalmente” tirare fuori l’artiglieria pesante. Perché vuoi dimostrare che riesci a gestire tutto, e con estrema facilità e leggerezza. Non ti spaventa niente o nessuno.

Ma pure questo è un pericolo tutt’altro che piccolo. Perché alla fine qualcosa resta fuori; e magari è qualcosa di importante ma che non si è riusciti a sviluppare adeguatamente. Forse non era nelle corde. Oppure lo era; ma non si è stati in grado.

Oppure: quello che è stato inserito è talmente “grosso” che la storia ne resta schiacciata. Non subito; per un po’ sembra procedere discretamente bene. Ma poi si schianta.

Come si evita questo rischio?

Anche questa è una buona domanda, sul serio. Grazie. Penso di aver corso questo rischio, e se sono riuscito a scamparla è perché… Esatto. Hai indovinato.

L’ascolto.

Sono consapevole che potrebbe apparire una soluzione troppo ovvia. Che cosa diamine significa in sostanza “ascoltare la storia”? Come fai a prestare orecchio a qualcosa che in fondo non esiste? 

Mah! Cosa vuoi che ti dica. È così.

Il racconto forse (forse) si presta meno a eccedere; ad abbondare con gli argomenti e le idee. Hai poco tempo, poco spazio (altrimenti sarebbe un romanzo). 

Se invece scrivi una storia molto lunga devi tenere la barra ben salda in mano ed evitare lungaggini. Soprattutto devi essere deciso a portare avanti quell’idea, quell’argomento che ha fatto nascere la storia. Magari puoi appena adombrare “qualcos’altro”. In fondo, “Delitto e castigo” era in origine un romanzo sull’alcolismo, e qualcosa è rimasto dell’antica impostazione. Ma poi Fedor si era reso conto che era ben altra la posta in gioco. Aveva gettato via tutto, e ricominciato da zero, o quasi.

So che qualcuno vorrebbe qualche indicazione più concreta, meno generica. Credo che non esista nulla del genere. Ascoltare la storia vuol dire anche pensarci su parecchio, prima di partire. Fare delle scelte alle quali poi la storia sarà legata più o meno strettamente. Ci si può slegare? Forse, ma a parer mio è troppo pericoloso, e gli esiti rischiano davvero di essere incerti. 

C’è anche un altro aspetto che merita di essere ricordato. Anche se ascolti la storia (o sei convinto di aver ascoltato la storia), non sei mai certo di aver davvero svolto un buon lavoro. Hai dato quella direzione; e se fosse sbagliata? O se fosse quella giusta, ma tu hai rovinato tutto con quelle tue manacce? 

Il lettore può aiutarti a risolvere l’enigma; ma mai completamente.

12 commenti

  1. Ascoltare la storia, sì. Ha sempre qualcosa da dire, anche quando si tratta di correggere la scaletta dell’autore. Il rischio di andare avanti da soli, mettendo in sequenza un evento dopo l’altro per arrivare alla fine, esiste sempre. La speranza è che al termine della stesura, quando inizi la revisione, il tuo orecchio (o il tuo cuore, o la tua ragione) sia abbastanza attento da farti rilevare che manca qualcosa. Allora gli dai la caccia… ma è molto meglio non perdersi prima.

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