Possiamo prenderci tutte le libertà che vogliamo (nella scrittura)?


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 17 gennaio 2022.

 

 

Bisogna essere fedeli ai fatti? Oppure, quando si racconta una storia, possiamo prenderci tutte le libertà che vogliamo?

Mi sono domandato questo un po’ di tempo fa a proposito di “Stella Nera”, e di un fatto storico che io ho bellamente ignorato. O almeno, ho finto che non fosse avvenuto.

Di che cosa sto parlando?

Il bombardamento dell’oratorio

Chi ha letto il primo volume di “Stella Nera” dovrebbe ricordare che l’ex insegnante Benita Rossi scopre la storia dell’Ecce Homo del Bernini proprio a San Bernardo in Valle, sfogliando certi quaderni. Ha il permesso del parroco di dare un’occhiata. 

 

 

Tra di essi compare il diario di un prete che narrava del suo incontro con Lehmann, il furto del quadro, eccetera eccetera. Questo avviene nel settembre del 1943.

Ma non faccio mai cenno a un evento che capitò nell’agosto del 1944 proprio in quel luogo. Che a Savona pochi ricordano. 

Mi riferisco al bombardamento dell’oratorio della chiesa di San Bernardo in Valle che provocò la morte di quattro persone. 

Probabilmente il bombardiere, per non tornare alla base con ancora delle bombe nella stiva, decise di scaricarle sul punto che stava sorvolando in quel momento (siamo alle spalle di Savona. Nel 1943 la città della Torretta fu duramente bombardata dagli Alleati e l’obiettivo delle bombe fu il porto e lo stabilimento dell’Italsider. Ci furono oltre un centinaio di morti). Quel punto, San Bernardo in Valle, non era un obiettivo bellico. Forse da lassù sembrò solo bosco, oppure le bombe si sganciarono perché era bene terrorizzare gli italiani (eravamo i nemici da battere). 

Sta di fatto che l’oratorio fu sbriciolato. Al suo interno era conservata la statua in legno dell’Ecce Homo, che si portava in processione ogni due anni, durante il Venerdì Santo. Statua che fu polverizzata, e solo verso la fine degli anni Settanta se ne affidò alla scultrice Renata Cuneo il compito di scolpirne un’altra. 

Il bello era che quella statua (della scuola del Maragliano), era stata trasferita lì per proteggerla dai bombardamenti. 

Qualcuno, pignolo, potrebbe criticare il fatto che non accenno a nulla del genere in “Stella Nera”. Quindi il ritrovamento dei quaderni da parte della signora Benita “teoricamente” non poteva aver luogo. Tutto in fumo.
Il fatto è che avrei ambientato questo episodio a San Bernardo in Valle qualunque cosa fosse accaduta.

Come ho già scritto su questo blog in precedenza, in località Santuario, all’interno della basilica, è presente un altare del Bernini. (È davvero del Bernini? E se fosse della scuola del Bernini? Di un suo allievo? Non so rispondere a queste obiezioni). Quindi già questo mi pareva un elemento interessante, sul quale imbastire qualcosa. E questo “qualcosa” ho quindi scelto di piazzarlo in San Bernardo in Valle. E pazienza se qualcuno lo riterrà poco corretto.

Se io scrivessi una storia che parte dalla demolizione della Torretta (!), ebbene: il fatto che sia lì, in piazza Leon Pancaldo, a far bella mostra di sé in attesa del nuovo restauro, non vorrebbe dire nulla. 

 

D’accordo, hai ragione: questione di lana caprina. Se “Stella Nera” lo legge uno di Milano o Pordenone, possiamo star pur certi che non baderà certo a questi dettagli perché li ignorerà. Forse qualche savonese coi capelli bianchi, oppure solo interessato alla storia di Savona nel Novecento, potrebbe dire: “Un momento!”.

Manipolazione

Occorre ricordare che la narrazione di storie è sempre manipolazione. Raccontare una storia non è fare una cronaca giornalistica di determinati fatti; per questo esistono i giornali. Ma siccome dietro i fatti nudi e credi probabilmente esiste altro, allora si cerca di raccontare storie. Anche le fiabe sono il tentativo di comprendere il mondo che ci circonda.

Per esempio: i tre ragazzi protagonisti della storia. Ma davvero facevano quei discorsi così elevati?

No, naturalmente. 

In quei locali sono successe cose che è bene e pio non rivelare mai (nulla di illegale, né di sconveniente; ma sono successe). Certo, si parlava del perché ci si trovava lì, che cosa avesse indotto a quella scelta. Ma non si passavano le giornate a filosofeggiare. Non desidero certo tornare ancora una volta a riflettere sul perché si scrivono certe storie o… 

O forse sì?

La superstizione dilaga

Come mi pare di avere già scritto (indovina dove? Esatto: su questo blog!) la domanda più banale che si possa porre a chi racconta storie è:

“Perché lei scrive?”.

L’unica risposta sensata e logica (a parte quelle fornite all’inclite pubblico per darsi un tono e per rassicurare che si fa qualcosa di utile e non si perde tempo) è:

“Perché mi piace”.

Se una tale risposta non riscuote grande successo, è perché non viene considerata abbastanza impegnata. Purtroppo c’è un sacco di gente che crede che romanzi e racconti debbano rendere migliore il mondo. 

Di questi tempi, la superstizione dilaga…

Ma è la sola risposta da dare a una domanda che è sostanzialmente errata.

La domanda corretta quindi non dovrebbe essere:

“Perché scrive?”

bensì:

“Perché scrive queste storie e non altre? Perché questo sguardo su questi temi?”

A volte penso che simili domande non si pongano mai a chi scrive perché non saprebbe rispondere. Tirapiedi della propaganda, non appena si prova a scavare un poco di più, ecco che emerge la loro vera natura: veline.

Per quello che può valere, io scrivo queste storie (e non altre) perché tento di celebrare il mistero dell’essere umano. Non oso affermare di esserci riuscito, ma almeno so che questa, e non altra, era e resta la posta in gioco. 

Se vuoi scalare le montagne ti tocca come minimo il Cervino. Magari fallisci nell’impresa (e la ritenti più di una volta, ovviamente). Ma almeno ci hai provato, non sei rimasto stravaccato in riva al mare credendo che fosse tutto lì, limpido e chiaro e a portata di mano come le bibite del bar.

Concludendo

Eppure avevo iniziato questo articolo parlando di “Stella Nera” e di un bombardamento in una sconosciutissima località alle spalle di Savona. E invece eccomi a parlare di Cervino e chissà cos’altro. 

Ma la parola è strana (pure questo l’ho scritto e ripetuto un milione di volte). E il bello è che la domanda del titolo (“Possiamo prenderci tutte le libertà che vogliamo nella scrittura?”) resta di fatto senza risposta. Perché probabilmente ci deve essere un criterio, una specie di argine. Non credo che si possa rispondere sempre “Sì, prendiamoci tutto”. 

Magari ne riparlerò, prima o poi. O forse no.

15 commenti

  1. Chiunque abbia scritto un romanzo storico, o comunque scene storiche in un romanzo, si è preso delle libertà. Secondo me, quindi, dipende dal peso di queste libertà. Che il romanzo, cioè, non sfoci nella storia alternativa.
    Manzoni scrisse un testo a questo riguardo, “Del romanzo storico”.

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  2. Sono per la libertà, sempre. Confermo, da lettrice torinese, che non mi sono resa conto che in Stella Nera mancasse qualcosa, la storia funziona da sé. Ma certo da come racconti il bombardamento dell’oratorio direi che è una storia così interessante da meritare uno spazio tutto suo…

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