George Orwell prima di… George Orwell


 

 

 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 31 gennaio 2022

 

 

 

Lo scrittore inglese George Orwell (si trattava di uno pseudonimo; il vero nome era Eric Arthur Blair) è conosciuto per i romanzi “La fattoria degli animali” e “1984”; un po’ meno per “Omaggio alla Catalogna”. 

Qualche mese fa ho letto il suo romanzo “Fiorirà l’aspidistra”, del 1936; anche questo poco noto mi pare. I due romanzi per i quali diventerà celeberrimo in tutto il mondo, e che ancora adesso sono letti e recensiti, arriveranno anni dopo. Nel 1946 e nel 1949 (morirà un anno dopo, nel 1950).

“Orwell” è in realtà il nome di un fiume della contea di Suffolk, che lo scrittore inglese utilizzò quando decise di ricorrere appunto a uno pseudonimo. Era molto affezionato alla zona.

I quattrini

Di primo acchito (adoro usare espressioni come queste) la storia narrata in “Fiorirà l’aspidistra” è ben distante dalle sue opere più famose e lette. 

Il protagonista di questo romanzo è un trentenne con aspirazioni letterarie: Gordon Comstock. La sua famiglia è stata schiacciata da un nonno che ha avuto sì fortuna, ma che di fatto ha spento ogni aspirazione o slancio nei figli e nelle figlie. Che infatti, dopo la sua morte, si barcamenano vivendo in pensioni di second’ordine, o conducendo affari che immancabilmente rendono il fallimento più completo (non eclatante. Amano sparire in silenzio, tutti).

Gordon ha pubblicato, a pagamento, un libro che naturalmente non ha riscosso alcun successo (a parte una recensione lusinghiera). Lavora in una libreria che odia, così come odia i libri. E pure le persone che gravitano in quel piccolo mondo ritenendosi intelligenti e intellettuali, ma biascicando invece sempre gli stessi concetti, le medesime parole. Non ha denaro. Ha iniziato un nuovo romanzo ma sa che non riuscirà a finirlo. Per quale ragione? 

Molto semplice: mancanza di denaro. Di quattrini, come ripete ossessivamente anche nelle conversazione che ha con la sua ragazza, o un amico socialista ricco.

Ha una sorella, zitella, che ogni tanto gli presta un po’ di soldi. Pure lei sta sparendo perché, stravedendo per il fratello destinato a grandi cose (dove per grandi cose si intende sempre “un buon posto”), ha rinunciato a tutto. Senza mai criticare Gordon (a parte una volta, quando il fratello si dimise “da un buon posto”, dove avrebbe potuto anche fare carriera).

Tutto è regolato dai quattrini, e per questo il buon Gordon decide di non seguire le regole del gioco: un buon posto, una moglie, dei figli, una casetta con l’aspidistra sul davanzale, e infine il cimitero.

Il nocciolo del problema è che respingere le regole del gioco ha una serie di effetti collaterali piuttosto evidenti: come pago l’affitto? Come compro un paio di scarpe nuove? Come faccio a offrire una cena alla mia ragazza? (Gordon non può accettare che sia lei a offrirgli una cena).

Eccetera eccetera.

Però mi sono reso conto che non è di questo che desidero parlare.

Come sarebbe andata se…

Capita mai di leggere un libro e pensare: Come sarebbe andata se lo avessi letto a vent’anni? Non mi capita spesso, ma è accaduto con questo romanzo. Qualche anno prima avevo letto sia “La fattoria degli animali” che “1984”. Ce li aveva consigliati il professore di lettere classiche e italiano del liceo Gabriello Chiabrera di Savona. (Scuola che non ho mai terminato, è bene ricordarlo).

Sia chiaro: probabilmente la risposta alla domanda precedente è: “Non sarebbe cambiato molto”. Il che è corretto. 

La faccenda merita attenzione (ma solo ai miei occhi, sia chiaro), perché “stranamente” mi è capitato di riflettere sul serio su quanto un certo libro possa influire su una persona.

Partiamo però dal presupposto che un libro (o un film) NON cambiano le persone. Sono esse che decidono, scelgono di cambiare; e possono farlo anche senza libri o film. 

Magari guardando un tramonto, o una mandria al pascolo. O una palude. 

Ma in alcuni casi un libro o un film possono portare a galla una riflessione carsica. Che in seguito potrebbe anche approdare a un bel nulla; o a qualcosa. Ma dipende dall’individuo, e da nessun altro. Se gli intellettuali per tutto il Novecento hanno scodinzolato davanti ai totalitarismi, che cosa significa se non che i libri NON rendono le persone davvero libere?

A quei tempi (attorno ai vent’anni) ero abbastanza sulla lunghezza d’onda di Gordon. Lavoricchiavo in giro, o lavoravo solo durante l’estate. Aveva avuto una mezza idea di riprendere gli studi e conseguire la maturità (niente da fare: non avevo quattrini).

Poi avevo avuto l’idea di studiare da infermiere; in tre anni avrei completato il ciclo di studi e probabilmente avrei trovato lavoro. (Nulla da fare: niente quattrini).
Quindi mi ero rassegnato a fare il magazziniere in un’azienda di Varazze. 

Ai miei occhi (e anche agli occhi di Gordon), ero uno che chinava il capo; che si arrendeva ai quattrini e alla logica che impongono.

Non è un caso che le storie che scrivevo allora fossero “asfissianti”. Nel senso che l’ideologia che io sostenevo e nella quale credevo con determinazione schiantava i poveri personaggi rendendo la lettura ben poco interessante.

Quindi a questo punto potrei agevolmente affermare che la lettura di “Fiorirà l’aspidistra” avrebbe solo rafforzato il mio modo di guardare al mondo, e di considerare ogni compromesso (indispensabile, se vuoi far parte di una comunità) come una sconfitta, un arretramento inaudito. In un certo senso, sono (quasi) felice di non averlo letto allora.

A che cosa serve questa tiritera?

Sia chiaro questo. Se ho cambiato così spesso lavoro nel corso della mia vita, è proprio perché io non ho mai accettato completamente di uniformarmi. Non mi sto vantando, ma avrei potuto fare carriera nella Grande Distribuzione Organizzata, per esempio (forse ne ho già parlato in passato su questo blog. Non ricordo). Ma a me quel lavoro non piaceva; non è mai piaciuto. L’ho sempre considerato un laccio al collo, e in contrasto con la mia idea di funzionamento del mondo (che vi risparmierò. Ben presto diventerò Imperatore del Mondo e allora vedrete che cosa intendo. Non ne sarete molto contenti).

Adesso eviterò di proclamare quale sarebbe stato il mio desiderio, perché oltre trentacinque anni dopo quei vent’anni, sto dedicando a esso energie e tempo. Esatto: la scrittura. E cosa altrimenti?

Il punto di tutta questa tiritera è ricordare (ancora una volta), che certe letture, certi libri, anche se condividono il tuo punto di vista, possono portarti fuori strada. Se per anni ho scritto storie soffocanti, è perché leggevo libri che in fondo, mi davano ragione. Solo dopo molti anni, incontrando Raymond Carver e la sua raccolta di racconti “Cattedrale” (la prima che comprai, poi ho comprato tutto di lui tranne le poesie) ho capito l’errore clamoroso. Il travisamento. 

È la vita quotidiana delle persone che bisogna scrivere. Perché lì, tenace, vive e respira il mistero. 

12 commenti

  1. Ho letto Fiorirà l’aspidistra molti anni fa e ricordo che mi lasciò una sensazione di sconfitta,. i capolavori di Orwell, invece, per quanto per sommi capi li conosca, non li ho letti. Di 1984 ho visto secoli fa il film ed era così angosciante che non ho mai preso in mano il libro… In certo senso 1984 si può vedere come un “approfondimento” distopico di Fiorirà… il sistema che vince su tutto… o no? forse ricordo male la fine di Fiorirà, però…

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  2. Anch’io ho letto questo libro, ma ne ho letto di recente un altro che fa rabbrividire per come Orwell narra la propria quotidianità, in un determinato momento della vita: “Senza un soldo a Parigi e a Londra”, la sua vita di accattonaggio che pensi assurda da subito, soprattutto alla luce della fama che poi l’autore ha raggiunto con le opere più famose. Se tu leggessi pure questo, non so cosa risponderesti alla domanda: “come sarebbe andata se”

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  3. Devo aver letto “La fattoria degli animali” a vent’anni, se non prima, e non me lo ricordo. Non ho letto 1984, né sapevo che Orwell avesse vissuto in povertà (vedi commento di Marina).
    Però ora capisco perché ti piace tanto Cattedrale di Carver (che ho letto ma niente, non mi ha preso): è stato il tuo libro del cambiamento! Non sei cambiato per un libro, ma un libro ti ha aiutato a trovare l’errore e cambiare. 😉

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