La lenta decadenza del fascino del digitale?


 

di Marco Freccero.
Pubblicato il 28 Febbraio 2022.

 

 

 

Da un po’ sono al lavoro sulla terza parte di Stella Nera, che concluderà la storia (solo la storia?). Come previsto, dovrebbe uscire a dicembre 2022.

Ma quello di cui desidero parlare è: il dizionario. Me ne rendo conto: non è un argomento capace di suscitare tempestosi sentimenti, anzi. Se avessi il buonsenso di pubblicare articoli “tempestosi”, chissà dove sarei a quest’ora. 

Invece sono qui.

Un ritorno all’antico?

Il punto è che per comodità ho sempre utilizzato il sito della Treccani. Poi, forse per la pubblicità sempre presente, forse perché… Già, chissà poi il perché, ho deciso di guardarmi alle spalle e allora ho visto il vecchio dizionario Garzanti della lingua italiana. Lo so, la pubblicità aiuta a coprire i costi della gestione del sito, e probabilmente in futuro se sarai disposto a pagare…
Ma io ho il dizionario Garzanti.

E a questo punto io so che il lettore di queste righe già si sente in imbarazzo. Perché starà pensando:

«Quindi? È un argomento sul quale scrivere, intrattenersi, meditare magari per ore e ore?».

Mah.
Non lo so. Però è anche vero che c’è una certa differenza tra il cartaceo e il digitale. Passare dal primo al secondo è un attimo; ma lo è anche il percorso inverso.
Se fosse leggermente più… Riposante?

Tutti noi, quando abbiamo scoperto Internet siamo stati affascinati dalla velocità (be’, ancora oggi non è così ovunque, e agli inizi la velocità non era esattamente una delle qualità grazie alle quali si usava un computer). D’un tratto, avevamo tutto a portata di clic. 

Oggi, se abbiamo un dubbio, o una domanda, non ci rivolgiamo che al nostro dispositivo.

Proprio perché è comodo e veloce.

Un sacco di promesse mancate

Io invece da qualche settimana prendo sempre più spesso (non sempre), dalla mia piccola libreria il dizionario, lo estraggo dalla custodia di cartone (sul quale c’è ancora il prezzo in Lire), e lo sfoglio alla ricerca di sinonimi. Ci metto di più? E allora?

Il punto (ormai evidente anche ai sassi), è che tutto il tempo che “teoricamente” risparmiamo usando la Rete, lo gettiamo comunque via. Alla fine della giornata ci lamentiamo sempre di non aver fatto qualcosa (se non di essenziale, di importante). Ci riempiamo di promemoria e post-it (si usano ancora?) per inseguire e agguantare (?) le cose che dobbiamo fare a ogni costo il giorno seguente, o nei giorni seguenti.

Tutto è diventato solo più frenetico, mentre avrebbe dovuto essere molto rilassante. Esatto: siamo alle prese con un sacco di promesse mancate, ma sembra che questo non ci induca ad alcuna riflessione. 

E una domanda s’impone a questo punto:

Può un dizionario della lingua italiana essere rilassante?

Dipende.

Da come lo si consulta. Se lo si sbatte sulla scrivania imprecando, e poi lo si sfoglia rabbiosamente: possiamo concludere di no, non lo è per nulla. 

Se invece si sceglie di consultare per davvero il dizionario, probabilmente lo si farà con calma. Le dita sfioreranno la carta, gli occhi andranno alla ricerca delle lettere, prima (“Devo trovare un sinonimo della parola: evidenza”) e poi forse il dito, o di nuovo lo sguardo, scorreranno la pagina a caccia del termine e dei suoi sinonimi.

Sì, me ne rendo conto: un vezzo. Un modo per distinguersi, e anche per creare un articolo dedicato. Poi tra due mesi manderò al diavolo il dizionario cartaceo perché mi fa solo perdere tempo, e mi sarà reso conto di essere in ritardo sulla tabella di marcia per la pubblicazione della terza parte di Stella Nera. 

Tutto è possibile, certo.

E tanto per cambiare, proprio in questo preciso istante, mi sono reso conto che non volevo parlare esattamente di un tale argomento (“un tale argomento” Ma chi parla così al giorno d’oggi?).

Il brutto del digitale

Un po’ di tempo fa ho letto di una disavventura capitata a un utente statunitense. Un bel giorno ha ricevuto una mail da Apple, in cui gli si comunicava di aver sospeso il suo account perché col suo comportamento aveva violato i termini dell’accordo e di licenza.

Quale accordo? 

Quando si acquista un qualunque dispositivo (non solo iPhone o Mac), c’è sempre la procedura di configurazione che prevede anche l’accettazione dei termini e delle condizioni del produttore.

Esatto: è quella sezione che nessuno legge, proprio quella.

Il nocciolo della questione è che tutta la musica, i libri elettronici e le applicazioni regolarmente acquistate nel corso degli anni, erano sparite. Il tipo aveva perso ogni cosa. Svanita. Sfumata. Gandhi diceva che è inutile combattere la tempesta, meglio mettersi a danzare? Provaci quando tutti i tuoi averi digitali sono scomparsi. Io a quel punto l’unica danza che farei è la danza di guerra.

Naturalmente il nostro tizio ha subito cercato un contatto con Apple: una delle esperienze più divertenti che possano capitare. Perché la risposta è ovvia e standard: siccome hai violato i termini del contratto il tuo account è stato sospeso. 

Quali termini avrei violato? Così, tanto per capire.

Purtroppo “capire” o meglio “far capire” non è nelle priorità delle aziende.

A lui è andata bene: ha scritto su Twitter a Tim Cook (amministratore delegato di Apple), che ha passato la segnalazione a qualcuno, e questo qualcuno si è preso la briga di dare un’occhiata a quanto era accaduto. (Al di là dei sorrisi, Cook è un mastino).

Per farla breve: il tipo è riuscito a recuperare tutto. 

Certo: il fuoco ha distrutto la Biblioteca di Alessandria (e non solo quella). Quindi è inevitabile che anche col digitale vada storto qualcosa. Se poi la società si limita a tacere, o a ripetere che “Hai violato i termini dell’accordo” senza specificare mai come o quando; ci sono tutti gli estremi per arrabbiature coi fiocchi.

Né tutti sono così fortunati a ricevere una risposta da una persona che lavora ai piani alti di Apple (ovviamente non rispondono a ogni utente che su Twitter li interpella).

La via d’uscita è cercare di avere un piano B anzi: un piano di backup che permetta di recuperare quello che potrebbe a ogni istante svanire come neve al sole (anzi: molto più velocemente della neve al sole).

Per farla breve: forse mi avvio verso un’età che non dimostra più molto interesse per le cose rapide, quindi digitali. Forse (forse) inizio a preferire tutto quello che ha un passo più calmo, perché la fretta o la velocità sono qualità tutto sommato abbastanza sopravvalutate. Magari è giunto il tempo di rifletterci meglio, e poi scegliere.

10 commenti

  1. Credo che sia giusto, e forse naturale, dopo l’ubriacatura di rete diventare più selettivi. Ci sono enormi vantaggi nel suo uso, ma anche innegabili svantaggi, in termini di tempo male utilizzato, ma non solo. Non ci farà male acquisire un nuovo equilibrio, senza per questo tornare indietro.

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  2. È bello rallentare, concedersi del tempo, (ri)scoprire il piacere di consultare un dizionario cartaceo, leggere un libro di carta, sfogliare un libro di fotografie. La carta stampata conserva il suo fascino e vogliamo parlare del suo profumo?

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  3. Eh, che brutta bestia la digitalizzazione… dillo a quei poveretti che da 8 mesi o più aspettano risposte dai vari enti pubblici per i documenti degli archivi cartacei, perché non si sa nè come nè dove cercare! Sempre che non sia stato perso qualcosa infilandolo nel faldone sbagliato! 😉
    Io sono per il tenere i piedi in equilibrio. Se c’è rete, uso la ricerca sul sito Treccani e un’occhiatina anche all’Accademia della Crusca. Sennò ho anch’io il mio Zingarelli da due kg. Ha più di 25 anni. Mancherà qualche neologismo, ma pazienza. Quel che serve c’è di sicuro.

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  4. Ammetto di accedere al dizionario online della Treccani, ma qui in casa ho ben due dizionari cartacei all’occorrenza (lo Zingarelli e il Devoto-Oli), e chissà che un giorno non mi “riconverta” al cartaceo. Comunque io preferisco di gran lunga il cartaceo per romanzi, e non parliamo dei saggi. Non ho mai amato molto il digitale… E pensa che di recente ho ricominciato a scrivere a mano i miei romanzi. Ci si mette di più, ma in realtà è come se si facessero due stesure in una, perché la lentezza cui sei costretto ti induce a scrivere in maniera diversa, più riflessiva.

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