A proposito della terza parte di Stella Nera


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 9 maggio 2022.

 

 

Siamo a maggio, e dicembre è (quasi) dietro l’angolo.
Il mese di dicembre. Quando, se tutto andrà per il verso giusto, arriverà la terza parte di “Stella Nera”. Quella conclusiva.

In realtà ne ho già parlato in passato; o almeno ho accennato al fatto che i video che carico su YouTube, un tempo (nella giornata di giovedì) li condividevo qui.

Da un bel pezzo non lo faccio più. Ammesso che a qualcuno interessi, lo faccio perché lì, oltre alle recensioni delle mie letture, pubblico anche degli articoli dedicati all’autoeditoria. 

E ho scelto di tenere i due canali ben separati. Anche perché condividere e basta non è esattamente la cosa migliore. Si ripete sovente che limitarsi alla condivisione di un contenuto pensato “altrove” (vale a dire: su YouTube) non è bene farlo. Tutto deve (o dovrebbe?) essere adattato. E se oltre a produrre contenuti per il blog e YouTube mi tocca pure “adattare” un contenuto per un altro: non ne esco vivo. 

Dubito che chi legge queste righe sia interessato a tutta questa tiritera; me ne rendo conto. Ma scovare contenuti ogni settimana, che sia almeno “abbastanza” interessanti: non è facilissimo.

Ah, a proposito della terza parte di “Stella Nera”. 

L’ho finita, e l’ho messa da parte. 

Poi l’ho ripresa. Vale a dire: è iniziata la parte più divertente. Già scrivere tre romanzi deve essere divertente (anche se non si ride quasi mai in “Stella Nera”: o forse mi sbaglio?); o non ne esci vivo. Diventi matto da legare.

Ma tornare sulla tua storia che ha ormai un finale, e osservare quello che hai scritto (mi raccomando: occorre scordarsi dei dialoghi; di quello che succede non solo nella pagina seguente; ma anche nel paragrafo successivo) con un occhio differente: è forse la miglior cosa per chi racconta storie.

Tagli, cambi, modifichi: un autentico spasso. Chi non lo ha mai provato probabilmente non sa scrivere. Si perde qualcosa di davvero magnifico.

E adesso che arrivo lentamente alla fine di tutto, inizio a chiedermi non che cosa scriverò dopo (ci sarà un dopo? Vedremo). Semmai la domanda è: che cosa ho combinato in tutti questi anni?

La lunga marcia

Era il 2010 quando pubblicai “Insieme nel buio” su Amazon. C’è ancora, è lì. Ogni tanto qualcuno ne acquista una copia (non è vero. L’ho scritto solo per darmi un tono).

Insieme nel buio copertina

Poi sono arrivati i racconti della Trilogia delle Erbacce; uno all’anno. 

trilogia delle erbacce copertine

Il romanzo a quattro mani.

copertina l'ultimo giro di valzer

Il romanzo di Bezuchov.

copertina ebook l'ultimo dei bezuchov

Infine Stella Nera.

Poi anche altre cosette varie che non sto qui a elencare, o la faccenda si allunga davvero troppo. 

Come mi pare di avere già scritto troppe volte in passato, non è importante guardare (solo) alle vendite realizzate. Posso affermare con orgoglio che nessuna delle mie storie sarebbe mai stata pubblicata da un editore.

Un trilogia di racconti?

Una trilogia ambientata negli anni Ottanta?

Orsù: nessuno lo avrebbe mai fatto. Quindi? Viva l’autopubblicazione, ora e sempre. E se qualcuno crede ancora che sia spazzatura, che si tratti di storiacce che dei poveracci si pubblicano da sé: starà alla larga.

Adesso che ci penso: devo parlare della terza parte di “Stella Nera”!

La fine di una storia

Può un romanzo finire? Certo, si capisce; ma è un finale convenzionale. A un certo punto si deve mettere la parola Fine, nella speranza di aver fatto un discreto lavoro. Lo stesso accadrà con “Stella Nera”: terminerà in un certo modo e sono certo che i lettori diranno: “Ah, è finito? Finisce proprio così?”.

Sì, ci sarà anche la parola fine (invece di “Continua…”) perché ormai siamo arrivati alla fine. Non c’è più nulla da aggiungere; o meglio. Questa storia ha detto (oppure: ci ha provato) tutto quello che aveva da dire. Il finale piazza un confine, ma non perché finisca così; ma perché da qualche parte, prima, c’è già stato “qualcosa” che ha concluso tutta la vicenda. 

Ci sarà un capitolo nella terza parte di “Stella Nera” (volete sapere il titolo? Crepi l’avarizia: “La festa di Santa Lucia”) che di fatto ai miei occhi è il finale; però la storia procede sino alla sua “naturale” conclusione. Perché se mettessi la fine esattamente lì, chi lo leggerà potrebbe pensare: 

“Il Freccero mi ha turlupinato alla grande”.

(prego notare la squisita scelta nell’utilizzare il termine “turlupinare”).

E invece no. Quando leggerai il titolo dell’ultimo capitolo, comprenderai. Non dico che i capitoli seguenti alla festa di Santa Lucia siano inutili; o che li abbia messi lì per allungare il brodo. Non è esattamente così. La faccenda, come dicono quelli bravi, è un poco più complessa.

Raccontare una storia

Raccontare una storia è un impegno che qualcuno si prende (chissà poi il perché…) perché sa cose che gli altri, per i motivi più differenti, non sanno. Presume di avere la vista più lunga, sa osservare dove invece la maggior parte delle persone si limita a far scivolare lo sguardo. 

Vede (questo deve essere chiaro) le stesse cose che vedono gli altri, ma anche altro; che gli altri, ancora una volta per i motivi più differenti, non scorgono affatto.

C’è quindi la storia; e poi sopra (o sotto? O oltre?) c’è un’altra storia. Se chi legge a questo punto crede che chi scrive abbia qualche rotella fuori posto: è possibile.

Così come è possibile che chi legge certe storie abbia intuito che si è perso qualcosa per strada; forse si è perso lui stesso per strada. E forse ha bisogno che qualcuno gli spieghi come e quando è successo. Forse.

A un certo punto: ecco che arrivi alla fine; ma devi procedere ancora un po’ perché non puoi assolutamente chiudere in quel modo. Una storia è anche una questione di fiducia, non solo un impegno che a un certo punto ti sei preso (e sempre arriva la questione: Chi diavolo te l’ha fatto fare?).

Il lettore si è fidato di te, si è affidato a te; e non puoi scaricarlo lungo la strada. Devi per forza condurlo al termine del viaggio. Vieni a Savona, ti imbarchi su una nave Costa; e poi qui ritorni, non è che ti scaricano da qualche parte a Casablanca. Ti riconducono alla conclusione del viaggio.

Però mi rendo conto che ho rivelato troppe cose sulla terza parte di “Stella Nera”, mentre forse volevo scrivere di ben altro. Ma esiste una soluzione drastica ed efficace.

Scrivere la parola “Fine” (dell’articolo).

7 commenti

  1. La fine di una storia, poi in fondo, è sempre un nuovo inizio, no? Io quando leggo un libro che mi piace (e Stella Nera è tra questi!) mi domando sempre cosa facciano poi dopo i protagonisti, da qualche parte in qualche modo continuano le loro vite. E tu sai, io attendo fiduciosa, certa che il Freccero non ci turlupinerà!

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